Diritti umani

Cosa significa essere lgbt in Indonesia, tra violenze e tradizionalismo

In Indonesia le violenze nei confronti della comunità lgbt sono in aumento. Cosa deve fare il paese per risolvere la questione a fronte di un maggiore radicalismo religioso e politico e la mancanza di leggi e accettazione.

Le violenze nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (lgbt) stanno aumentando in molte regioni dell’Indonesia. Il tradizionalismo religioso e i programmi politici stanno ostacolando il processo sociale e culturale che permetterebbe alle persone di avere una propria visione del ruolo che la comunità lgbt ha all’interno della società. L’applicazione della legge è necessaria per impedire che queste persone siano vittime di comportamenti irrispettosi e di violenze, affinché il paese possa portare avanti il dibattito sul tema in maniera civile.

omosessuale bastonato ad aceh
Un uomo viene punito per aver fatto sesso con un altro uomo nella provincia di Aceh, a maggio 2017. Due giovani dell’età di 20 e 23 anni sono stati bastonati 85 volte ciascuno durante una manifestazione pubblica. È la prima volta che un omosessuale viene punito sotto la legge della Sharia, visto che il sesso tra uomini è legale in quasi tutta l’Indonesia, fatta eccezione di Aceh, l’unica provincia dove vige la legge islamica © Ulet Ifansasti/Getty Images

Le violenze contro i “waria”

L’Indonesia ha di recente assistito a un susseguirsi di atti di violenza contro la comunità lgbt. Ad esempio, a gennaio nella provincia indonesiana di Aceh, dove vige la legge sacra islamica della Sharia, la polizia ha preso di mira dodici persone presunte transgender (transessuali), o waria in indonesiano, con il supporto della popolazione locale. Durante un raid in alcuni centri di bellezza, avvenuto il 27 gennaio, queste persone sono state obbligate a togliersi la maglietta e a farsi tagliare i capelli in pubblico, per poi essere portate in carcere e costrette a compiere attività fisica ed esercizi vocali per diventare più “macho”.

Suara Kita, un’organizzazione che si batte per i diritti transgender, ha dichiarato che solo una delle dodici persone era effettivamente transessuale. Tre di loro erano habitué del salone di bellezza, mentre tutte le altre lavoravano al suo interno. Dopo l’incidente, traumatizzate e preoccupate per la loro incolumità, hanno deciso di fuggire a Medan e dintorni, nella provincia di Sumatra settentrionale.

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Attivisti anti lgbt in una protesta nella città di Yogyakarta nel 2016 © Ulet Ifansasti/Getty Images

I transessuali nella società indonesiana

Per tradizione il popolo indonesiano è abituato al concetto di transgender o waria, un termine utilizzato per definire gli uomini che si vestono e si comportano come le donne. Infatti, i waria sono presenti nell’etnia dei Bugis, una popolazione che si trova nel Sulawesi meridionale, e in alcune danze tradizionali. Il paese, però, la considera una “condizione” dettata da un atteggiamento e non una parte integrante dell’identità di una persona, e di solito non si parla o discute di orientamento sessuale in pubblico.

La sessualità fluida viene invece accettata con empatia quando è legata a caratteristiche fisiche o aspetti biologici, come nel caso dei bambini che nascono con entrambi gli organi genitali o con una prevalenza di ormoni maschili o femminili. Storicamente i waria sono sempre stati parte della famiglia e della comunità, nonostante non abbiano mai ricoperto cariche importanti. La cantante e attrice Dorce Gamalama è una donna trans la cui fama può essere paragonata a quella di Oprah Winfrey negli Stati Uniti, a dimostrazione di un certo livello di tolleranza nei confronti dei waria.

Fino a poco tempo fa i tentativi di cambiare l’identità delle persone transgender si limitavano ad approcci più moderati, come quelli adottati dai leader religiosi (non solo islamici), e l’uso della violenza non era frequente, tanto che nella città di Yogyakarta è stata anche creata una scuola islamica per transgender che offre formazione e istruzione. Intanto i waria cercano di portare avanti la lotta per i propri diritti, come quello di ottenere lo status di genere sulle carte d’identità nazionali, e di cambiare la percezione delle persone che li associa esclusivamente ai lavori sessuali.

In generale, la società indonesiana è meno abituata alle persone omosessuali e bisessuali, a differenza dei transessuali, perché sono considerate più difficili da accettare in quanto la loro identità è più direttamente legata a preferenze sessuali esplicite.

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Persone transessuali svolgono una danza tradizionale indonesiana chiamata Ludruk a Surabaya, in Indonesia © Ulet Ifansasti/Getty Images

Il consenso pubblico verso la comunità lgbt

Negli ultimi vent’anni la comunità lgbt in Indonesia è cresciuta diventando sempre più aperta ed esplicita. La presenza di persone transessuali non è più associata ad una professione specifica: essere lgbt è diventato parte dell’identità e uno stile di vita che propende sempre più verso le usanze occidentali, come per l’abbigliamento e il consumo di alcol e sigarette. Infine, parlare del proprio orientamento sessuale in pubblico non è più considerato un tabù come lo era una volta.

Nonostante questo, il consenso pubblico verso i transgender e la comunità lgbt in generale è cambiato drasticamente. L’antipatia si è trasformata in un vero e proprio rifiuto o addirittura una fobia. Un’indagine condotta dalla Saiful Mujani research and consulting a dicembre 2017 ha dimostrato che più dell’87 per cento dei partecipanti si sentiva minacciato dalle persone lgbt, e più del 53 per cento non accetta l’idea di avere una persona di questo orientamento sessuale nella propria famiglia.

La religione è una delle cause principali dietro alla mancanza di accettazione. Anche se l’Indonesia non è un paese basato sulla religione, questa influisce molto sulle regole della società. Per legge, l’Indonesia riconosce cinque religioni, ma l’Islam è quella più diffusa. Secondo gli insegnamenti islamici l’omosessualità è un peccato ma l’interpretazione di questa regola si divide tra approcci più radicali o moderati. Nel clima sociale e politico attuale, l’approccio radicale è quello che sta più guadagnando consensi.

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Membri della scuola islamica per transgender a Yogyakarta. Durante il mese sacro del Ramadan i waria si riuniscono per terminare il digiuno e pregare insieme. L’Islam divide severamente gli uomini dalle donne durante la preghiera. Fino a poco tempo fa i waria non potevano pregare da nessuna parte.  © Ulet Ifansasti/Getty Images

Il ritorno della radicalizzazione

La violenza verso le persone lgbt è peggiorata in concomitanza con un maggiore conservatorismo religioso, che si è intensificato negli ultimi anni in particolare prima delle elezioni regionali e nazionali. L’asso nella manica per guadagnare più voti è stato infatti la strumentalizzazione delle tematiche legate alla religione, rendendo così le minoranze bersagli facili. Ad esempio, il Movimento musulmano 212 è riuscito a mettere in stato d’accusa il governatore in carica della capitale indonesiana Basuki Tjahaja Purnama, noto anche come Ahok, fino ad ottenere la sua incarcerazione per blasfemia contro l’Islam. Di origini cinesi, Purnama è stato una figura popolare e promotore dello sviluppo della provincia, riducendo i tempi burocratici ed incarcerando i funzionari corrotti. Ora è stato condannato a diversi anni in carcere per blasfemia. Come conseguenza di tutto ciò, i candidati appoggiati dal movimento 212 hanno vinto le elezioni.

In questo contesto i governi locali e le forze dell’ordine non intervengono negli atti di violenza contro la comunità lgbt lasciando correre o, peggio, partecipando personalmente alle violenze. L’Indonesian legal aid insitute (Ylbhi) ha documentato almeno 66 casi di violenza nel corso del 2017. Un ulteriore esempio è il sondaggio condotto ad aprile 2016 dalla Wahid foundation, un gruppo di esperti di democrazia e cultura islamica, sulle comunità meno accettate dalla società che ha mostrato che le persone lgbt erano frequentate dai “comunisti” e da persone di etnia cinese.

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Una protesta a Jakarta all’esterno del palazzo presidenziale, la richiesta era di processare il governatore Basuki T. Purnama per il reato di blasfemia © Oscar Siagian/Getty Images

Le leggi sui diritti lgbt

Ad oggi a livello nazionale non esistono leggi specifiche sui diritti lgbt. C’è solo una legge sul matrimonio che permette matrimoni e divorzi soltanto tra persone della stessa religione, ma nessuna delle religioni riconosciute consente l’unione tra persone dello stesso sesso. Nei casi in cui le accuse verso persone lgbt rientravano nel codice penale (Kuhp), sono state inserite nella categoria delle molestie, regolate dall’articolo 292 del codice penale che è lo stesso utilizzato nei casi di molestie sui bambini, per esempio. Cavalcando l’onda di una spinta per un cambiamento del codice penale in generale, gli oppositori delle persone lgbt hanno proposto di ampliarlo per rendere illegale l’omosessualità tra gli adulti, con una pena fino a nove anni di carcere.

Questo emendamento ha creato un grande dibattito tra gli attivisti e le comunità, anche perché il suo percorso in Parlamento è stato molto lento e al centro di conflitti politici per guadagnare voti. Zulkifli Hasan, presidente dell’Assemblea consultiva del popolo (Camera alta, Mpr), ha dichiarato che cinque delle dieci fazioni del Parlamento hanno accettato la revisione, senza però specificare quali. Questa revisione ha fatto ben pochi progressi nel Consiglio rappresentativo del popolo (Camera bassa, Dpr), poiché le assenze durante le sessioni dedicate al dibattito di questo emendamento hanno impedito che si raggiungesse una decisione.

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Un ritratto di Avi, un travestito prima e dopo la preparazione per la danza tradizionale chiamata Ludruk © Ulet Ifansasti/Getty Images

Il governo deve avere un ruolo più attivo

Alcuni governi regionali hanno creato delle leggi locali su questo tema. Per esempio nel caso di Aceh il capo della polizia, in quanto rappresentante del governo locale, ha rivendicato l’uso della legge della Sharia visto che la provincia ha uno status di autonomia regionale speciale, chiamata Daerah Istimewa. Questo comporta che il governo centrale non ha alcun potere di intervenire. Inoltre, questo tipo di autonomia impone che le leggi regionali e nazionali non entrino in conflitto.

Ora che l’Indonesia sta entrando nella fase politica più accesa in vista delle elezioni del 2019, urge la necessità di certezza giuridica sul tema lgbt. Il governo deve agire e avere un ruolo più attivo per impedire che l’antipatia si trasformi in espressione d’odio, violenza fisica, intimidazione ed espulsione dai quartieri, così da evitare che questa minoranza si ritrovi sempre più  al centro di questi scontri. La tirannia della maggioranza è inaccettabile. La questione lgbt in Indonesia è un processo socioculturale che non può essere risolto in modo sbrigativo. Creando delle leggi solide, il governo consentirebbe il dibattito all’interno di una democrazia sana, in un ambiente sicuro e uguale per tutti.

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