Weplanet, a Milano spuntano cento globi contro la crisi climatica

Inaugurato a Milano, in piazza della Scala, il primo dei cento globi d’artista per un futuro sostenibile. Il progetto di Weplanet porterà in primavera una grande mostra open air per le vie della città.

È stata posata la prima pietra – o forse sarebbe meglio dire il primo pianeta – del progetto Weplanet. 100 globi per un futuro sostenibile. È a Milano, nella centralissima piazza della Scala, crocevia di persone, culture ed esperienze, e sopra vi troneggia una scritta, un monito: Save Milano bella. Ma non ci sarà solo lui, a tentar di salvare quella Milano che da inizio anno ha già superato i livelli di pm10 troppe volte: a questo primo globo, realizzato dal designer Giulio Cappellini insieme all’artista Antonio Facco, se ne aggiungeranno molti altri, che certamente non riusciranno a salvare la città dallo smog, ma tenteranno quantomeno di sensibilizzare i milanesi sugli effetti dei cambiamenti climatici e sull’urgenza di un futuro più sostenibile. “Milano è una città del mondo – affermano Cappellini e Facco –. Milano è bella. Milano, come tutte le città, va salvata. Il nostro impegno deve essere totale e costante. Solo così la terra tornerà a essere verde e i mari blu. Insieme possiamo farcela”.

Una mostra a cielo aperto

Questo primo globo, inaugurato a gennaio, ha posto le basi per quella che dal 12 giugno al 21 agosto 2020 sarà una grande mostra open air che animerà le vie della città. Milano – e più avanti anche altre metropoli nel mondo – sarà costellata di installazioni ecosostenibili: cento globi di 1,3 per 1,7 metri in materiale riciclato, realizzati da studenti dello Ied, dell’Accademia di Brera, dell’Istituto Marangoni e della Naba, che interpreteranno a modo loro i temi dell’inquinamento, del riscaldamento globale e dell’innovazione sostenibile.

“L’arte è un linguaggio universale – spiega Paolo Casserà, amministratore delegato di Weplanet – che attraverso la visione di artisti famosi ed emergenti può dare una rappresentazione della grande problematica odierna. Costruire un mondo sostenibile e molto più attento ai problemi ambientali”.

Insieme a quello di Cappellini e Facco, è già stato realizzato anche un secondo pianeta, avvolto da radici nodose e opera dell’artista Fabio Pietrantonio, che in proposito afferma: “Come in un effetto domino, un piccolo cambiamento ne genera uno analogo. React è l’invito a mettere in atto questo cambiamento dalle radici del nostro sistema”.

È dalla consapevolezza e da una buona educazione ambientale che comincia la vera lotta all’inquinamento, perché – a dirlo è Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro del Comune di Milano – “è attraverso i piccoli gesti quotidiani che si contrastano i grandi cambiamenti climatici, è proprio questo che i tanti giovani della generazione Thunberg ci stanno chiedendo”.

Visualizza questo post su Instagram

In piazza Scala posato il primo globo d’artista per sensibilizzare i cittadini al contrasto dei cambiamenti climatici e alle plastiche inquinanti. Si è svolta questa mattina alla presenza dell’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani, del Ceo di WePlanet Paolo Casserà e dei promotori dell’evento “WePlanet: 100 Globi per un futuro sostenibile”, la cerimonia di installazione della prima delle 100 opere che invaderanno le strade e le piazze della città, dal 12 aprile al 21 giugno, trasformando Milano in una galleria d’arte urbana. Il primo globo intitolato “Save Milano bella” è un omaggio alla città realizzato dal noto designer Giulio Cappellini e da Antonio Facco. #weplanet #gruppomondadori #studioaperto

Un post condiviso da Antonio Facco (@antoniofacco) in data:

Milano al centro della lotta in difesa del Pianeta

La primavera, dunque, porterà nel capoluogo lombardo un’esposizione a cielo aperto, pubblica, sostenibile e interattiva, che vede collaborare il gruppo Mondadori e Mediamond, con il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia. “Milano da sempre è la città più internazionale d’Italia – continua Casserà –, il centro industriale e commerciale del Paese. L’intento era proprio far parlare grandi marchi commerciali ed industriali che potessero, tramite l’arte, mandare un messaggio del loro impegno sulle problematiche ambientali e allo stesso tempo sensibilizzare l’opinione pubblica al tema”.

Milano diventa dunque una galleria d’arte urbana, dove la creatività viene usata al servizio di una causa di primaria importanza come è la lotta in difesa del Pianeta. “Ambiente, design e innovazione si fondono – prosegue Tajani – contribuendo ad ampliare le azioni del progetto Milano plastic free, avviato dall’amministrazione per sensibilizzare i milanesi al rispetto del pianeta e fare della nostra città la prima realtà italiana a eliminare le plastiche monouso”.

Weplanet, le iniziative satellite

“Dobbiamo tutelare e difendere la nostra Terra; essere sostenibili non è più procrastinabile visto lo stato di salute del nostro pianeta”. Casserà è categorico: bisogna agire e ora. E lui lo fa coinvolgendo chiunque voglia partecipare alla creazione dei cento globi con il concorso online Crea la tua idea di sostenibilità. Fino al 9 marzo 2020 chiunque lo desideri può proporre il proprio progetto a una commissione specifica, raccontando come vede la sostenibilità. Chi vince, si aggiudica la realizzazione del globo. Ma che ne sarà di tutti e cento i pianeti realizzati a fine esibizione? A fine giugno saranno battuti all’asta da Sotheby’s, che devolverà il ricavato al Comune di Milano per la realizzazione di un progetto green in città.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati
Analogie da ripartenza

L’emergenza sanitaria e l’emergenza climatica sono due facce della stessa medaglia. Capiamo perché, tra analogie e sovrapposizioni per una ripartenza sana.

La valle dell’Omo, dove la vita scorre con il fiume

Le tribù della valle dell’Omo in Etiopia vivono a stretto contatto con la natura e il fiume da cui dipendono. Questo reportage esclusivo racconta come la costruzione di una diga, i cambiamenti climatici e un boom turistico stiano mettendo a dura prova la loro capacità di preservare stili di vita ancestrali.