Presentato il Living planet report del Wwf: così l’uomo distrugge la biodiversità

La Ong lancia l’allarme: “Stiamo lasciando impronte preoccupanti sul pianeta Terra, ma siamo ancora in tempo per cambiare la rotta”

Non è una definizione ufficiale, ma ormai è riconosciuto: siamo entrati da tempo nell’Antropocene, l’età dell’uomo, un’era in cui “siamo arrivati a dei punti davvero preoccupanti per quella che è la nostra impronta sulla Terra”: l’allarme lo lancia la presidente di Wwf Italia, Donatella Bianchi, presentando il Living planet report dell’associazione, un rapporto che non disegna un quadro molto positivo della salute del nostro pianeta Terra. Un pianeta, che per l’appunto, è uno e finito, mentre noi esserci umani “ci comportiamo come se ci fosse ancora un far west da conquistare sulla nostra Terra” chiosano il direttore scientifico di Wwf Italia, Gianfranco Bologna e il direttore generale di Wwf Internazionale Marco Lambertini, mentre tutto quello che l’uomo poteva sfruttare, di fatto l’ha già sfruttato, e “il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti”.

Una biodiversità ferita

Già, perché come ricorda il report, oggi sfruttiamo le risorse naturale come se avessimo a disposizione non uno, ma quasi due pianeti. Eppure, dopo che tra il 1970 e il 2012 le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58 per cento, nel 2020 il calo delle specie animali potrebbe crollare al 68 per cento, ovvero di oltre due terzi. E attenzione, perché la biodiversità, spiega Lambertini “rappresenta la base stessa del buono stato di salute delle foreste, dei fiumi e degli oceani: senza le specie animali gli ecosistemi crolleranno, e con loro la purificazione dell’acqua, dell’aria, il cibo e la difesa dai cambiamenti climatici”.

 

L'impronta ecologica dell'uomo sulla Terra © Living planet report
L’impronta ecologica dell’uomo sulla Terra © Living planet report

 

Rischi e obiettivi verso il 2020

Ma il 2020 sarà anche un anno di diversi traguardi importanti: nel 2020 entreranno in funzione gli impegni assunti nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, insieme alle prime azioni ambientali all’interno dei piani di sviluppo sostenibile.  Insomma, siamo ancora in tempo per cambiare la rotta: “Questo è un momento decisivo – ha spiegato Donatella Bianchi – perché siamo ancora in grado di sfruttare  le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell’economia e della finanza in una direzione più sostenibile, partendo dalla considerazione del Capitale Naturale, cioè la vera ricchezza da cui tutti dipendiamo quella della natura, in tutti i processi economici e politici”. Ma serve “un cambio radicale del sistema da parte dei singoli cittadini, delle aziende e dei governi, passando da un approccio miope ad un approccio visionario che valorizzi le generazioni future”.

Le scelte migliori secondo il Wwf

Le buone pratiche secondo il WWF © Living planet report
Le buone pratiche secondo il WWF © Living planet report

Il Wwf, nel suo rapporto, propone altre soluzioni per una Italia sostenibile: non solo mantenere le promesse ratificate con l’accordo ma incrementare in maniera decisa e concreta tutti gli sforzi nel campo delle energie rinnovabili, l’efficienza ed il risparmio energetico, eliminando progressivamente gli approvvigionamenti da fonti di combustibili fossili ad iniziare dal carbone; provvedere, al più presto, alla realizzazione della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in armonia con l’Agenda 2030 ed i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile ed avviare concretamente la realizzazione delle proposte in essa contenute; elaborare un piano nazionale adattamento cambiamento climatico.

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