La crisi climatica trasforma anche l’arte. Il museo del Prado modifica le sue opere per raccontarne gli effetti

Una campagna di sensibilizzazione di Wwf Spagna in collaborazione con il Museo del Prado denuncia, attraverso l’arte, ciò che potrebbe accadere al nostro Pianeta con il riscaldamento globale.

Cosa accadrà nel caso in cui tutti i paesi e quindi la politica internazionale non prenderanno provvedimenti per limitare i gas serra? Il riscaldamento globale potrebbe superare la soglia di 1,5 gradi fra soli 10 anni, nel 2030. Una prospettiva più volte paventata da numerosi scienziati e voci autorevoli ma che ancora non basta a mettere in atto concrete azioni per preservare il pianeta. Si cercano dunque nuovi mezzi, altri, per suscitare l’attenzione mediatica e popolare su un tema importante che riguarda tutti.

Così entra in campo per la causa anche l’arte, apparentemente lontana da questo mondo. Wwf Spagna, in collaborazione con il Museo del Prado di Madrid che lo scorso anno ha festeggiato i suoi 200 anni, ha lanciato e diffuso in centro città oltre che su tutti i mezzi di informazione, una campagna pubblicitaria allo stesso tempo scioccante ma molto efficace.

WWF e Museo del Prado insieme per #locambiatodo

Durante la Cop 25, uno dei tanti gridi che si sono levati per porre l’attenzione sulla situazione climatica, è stato quello artistico ma feroce progettato da WWF Spagna e Museo del Prado che, insieme, hano dato vita a una campagna di sensibilizzazione a nostro parere geniale. Il Museo ha messo a disposizione le immagini di quattro capolavori della sua collezione, WWF Spagna la sua esperienza in materia ambientale e il risultato è stata la trasformazione di 4 celebri opere pittoriche tenendo conto dei mutamenti provocati dal clima. Così, le tele di Goya, Sorolla, Velázquez e Patinir hanno cambiato totalmente aspetto, soprattutto ambientazione.

Museo del Prado-WWF España
La campagna di sensibilizzazione studiata da WWF Spagna e il Museo del Prado di Madrid © Museo del Prado-WWF España

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Ne Il Parasole di Francisco de Goya, le donzelle sotto il parasole si trasformano in rifugiati climatici disperati in un possibile campo profughi; il Filippo IV a cavallo dipinto da Velázquez gradualmente finisce sott’acqua, come in un’alluvione, Passaggio agli inferi di Joachim Patinir vede le verdi pianure bagnate dal fiume trasformarsi in zone aride, secche e senza vita; ma la più sconvolgente mutazione è forse quella del quadro di Joaquín Sorolla Bambini sulla spiaggia dove, i giovani che giocano nudi sulla riva del mare, si vedono circondati improvvisamente da pesci morti a causa dell’aumento dell’acidità dell’acqua del mare.

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Utilizzare l’arte per parlare di clima

Opere d’arte, spesso considerate intoccabili, quasi sacre, per #locambiatodo sono state ritoccate e ripensate per “arrivare” facilmente a tutti. Le immagini e i video che ne sono nati sono sicuramente di grande impatto e comunicano più di qualunque convegno scientifico. L’arte che va oltre l’arte. La campagna sembra aver avuto un buon successo ed è forse servita a spronare la gente ad agire, ognuno nel proprio piccolo, perché tutto resti meravigliosamente immutato. Dopo la Cop 25 invece, la sensazione è che che i poteri forti non abbiamo raggiunto alcun vero risultato e accordo internazionale che dia fiducia e speranza per un futuro più certo dal punto di vista ambientale. L’appuntamento ora è per la Cop 26 che si terrà a Gasgow in Scozia nel 2020.

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