Xavier Rudd. La musica è la mia chiesa, la cultura aborigena la mia religione

Il polistrumentista australiano è tornato con Walk Away, un nuovo potentissimo inno alla libertà dopo Follow the sun. L’intervista a Xavier Rudd, che in autunno torna in Italia per tre concerti.

Uno dei più rispettati musicisti australiani al mondo, con una carriera quasi ventennale. Xavier Rudd è un artista puro e talentuoso, sempre alla ricerca di quella bellezza che celebra attraverso la propria musica e la poesia dei suoi testi.

Mentre gli arrangiamenti spaziano dal folk al reggae, con molti rimandi alla musica tradizionale, le sue parole sono sempre impegnate nella difesa dell’ambiente e nel rispetto delle minoranze etniche e religiose, con attenzione particolare ai diritti degli aborigeni, da cui discende e di cui cerca con forza di diffondere la cultura e i valori. Grazie soprattutto a Follow the Sun, la canzone che ne ha fatto una star molto popolare, Xavier Rudd è considerato fonte di ispirazione per tutti gli spiriti liberi, per gli amanti di Madre Natura e per chi è alla continua ricerca di uno stile di vita semplice e lontano dal materialismo occidentale.

Un cantautore eccellente e profondo, in ottima compagnia vicino a Ben Harper, Jack Johnson, Eddie Vedder e sua maestà Bob Marley. Religione, sostenibilità, uguaglianza, approccio positivo alla vita e libertà: di questi temi, e di molto altro, abbiamo parlato con lui in questa intensa intervista.

Xavier Rudd musicista australiano
Xavier Rudd rispetta molto le proprie origini aborigene © Arterium

Come si sta in Australia ora?
Fa molto caldo, adesso qui la stagione è fantastica. Sono davvero fortunato di poter vivere in questa incantevole regione del mondo.

Sta uscendo il tuo nuovo disco. Sei un po’ emozionato?
Abbiamo appena finito di realizzarlo e non vedo l’ora che sia fuori, ma non c’è tempo per pensarci perché stiamo iniziando le prove per il lungo tour che ci aspetta.

Di solito dici che ogni album è una rivelazione del tuo spirito che si palesa magicamente attraverso la musica: cosa ti ha comunicato questa volta?
Questo è un disco decisamente speciale per me, molto più personale rispetto a Nanna con i United Nations, che possiamo considerare un capitolo a parte nella mia discografia. Storm Boy è invece il naturale proseguimento di Spirit Bird, la continuazione del mio viaggio e il racconto sincero delle mie esperienze di questi ultimi cinque anni.

È già uscito il primo singolo, Walk Away, che credo sia una delle tue canzoni più potenti e melodicamente più forti. Quale messaggio si cela dietro il testo?
La canzone è un invito ad alzare la testa e cercare di ripartire, aprire nuove porte se quelle vecchie si sono chiuse, seguire le proprie vibrazioni anche se non sappiamo bene dove portano, cercando sempre il flusso positivo.

Per citare il tuo caro amico Ben Harper, qualche volta è necessario andarsene. Nella tua canzone, più che una sconfitta, sembra che questa sia una forma di ribellione pacifica.
Se facciamo alcune scelte radicali, dobbiamo essere sicuri e forti nelle nostre convinzioni, non dimenticando mai di amare noi stessi per ciò che siamo.

La tua è una visione sempre in equilibrio tra spiritualità e razionalità. So che non sei credente. Che rapporto hai con la religione?
Non sono religioso nel senso che non credo in un dio e non seguo i dogmi delle chiese organizzate, ma credo nella natura e in ciò che mi circonda: amo la Terra, il sole, il mare e gli animali. La musica è la mia unica chiesa.

Se alcune delle grandi religioni avessero focalizzato maggiormente la propria dottrina su Madre Terra, invece che su divinità ultraterrene, pensi avremmo un pianeta più amato e rispettato?
Probabilmente sì, perché quei dogmi condizionano la vita di ogni giorno, anche se molte religioni invece insegnano il rispetto per la natura, che è un dono. In realtà basterebbe pensare di essere anche noi parte della Terra e amarla per quello che ci offre. Dovremmo evolverci sempre in maniera positiva e rispettosa, non onnivora e predatoria.

Il nuovo album di Xavier Rudd si intitola Storm Boy © Cole Bennetts
Il nuovo album di Xavier Rudd si intitola Storm Boy © Cole Bennetts

Nella tua visione, la bellezza del mondo si manifesta da sola o dobbiamo sempre andare a cercarla?
Io credo che la bellezza sia dappertutto: io mi sento già felice di vivere in un luogo così magico come l’Australia, ma ovunque c’è bellezza, basta cercarla e concentrarsi su quella più vicina a noi. Dobbiamo sforzarci di trovarla anche nelle persone che ci vivono accanto.

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Tu sei sempre stato portavoce della cultura dei tuoi antenati, gli aborigeni. Quale loro insegnamento sarebbe utile a migliorare la civiltà moderna?
Sicuramente l’uguaglianza: nelle tribù aborigene gli uomini non sono superiori alle piante e agli animali. Per farti un esempio, se hanno bisogno di acqua nel deserto, ne prendono la quantità strettamente necessaria e il resto lo lasciano agli animali, perché li rispettano immensamente. Non hanno l’obbiettivo di possedere la terra, come fecero i coloni inglesi qui, ma si sentono parte vivente di essa.

Negli ultimi anni ti sei spesso speso per sostenere diverse cause ambientaliste: cosa ti preoccupa maggiormente della situazione attuale?
Il tema dei cambiamenti climatici è il più urgente, il più grave. Mi fa molto paura la politica del presidente americano Donald Trump a riguardo o quella delle grandi multinazionali. Dobbiamo smetterla di parlarne e agire molto velocemente.

Forse non si ha la percezione che stia già condizionando la nostra quotidianità in maniera sostanziale, ma si continua a pensare sia un problema che toccherà le generazioni future.
Le persone comuni sono portate a pensare così, perché non credono di poter incidere davvero. Se vogliamo grandi cambiamenti, la spinta decisiva deve venire dall’alto, dai governi e dalle aziende. Servono regole severe e azioni in grado di farle rispettare. Nel frattempo la coscienza comune si smuove anche grazie alle tante cause, allo sforzo delle ong, ai messaggi di sensibilizzazione e alle battaglie di personaggi influenti come Al Gore o Leonardo DiCaprio, per esempio.

Facciamo una lista delle tue tre canzoni più importanti sui temi dell’ambiente. Quali sono e perchè?
Per prima metterei Come Let Go, il cui testo parla di focalizzarsi sulle cose semplici, lasciare andare la mente e distogliersi da tutto ciò che è materiale, apprezzando i piaceri puri che la natura ci offre. Poi c’è Spirit Bird, forse la mia più potente: è la narrazione di un’esperienza mistica che ho avuto nel deserto, dopo l’incontro con un cacatua, un uccello sacro in Australia. Non ero mai stato così vicino a quell’animale, e così sono rimasto bloccato nella sabbia e ho iniziato ad avere queste visioni nella mia mente. Mi sono collegato ai miei antenati, come se quell’animale si fosse fatto portatore dei loro messaggi, che poi ho trasferito nel testo. La terza è Creancient, che ho scritto nella giungla amazzonica, dopo aver partecipato a un rito nel fiume. Avevo il volto coperto di fango, poi ho aperto gli occhi, ho guardato la foresta e si sono subito rivelate le parole del ritornello: “Rise up to creation, spirit of the ancients”.

Le tue canzoni sono sempre fonte di ispirazione per molti spiriti liberi in tutto il mondo. Qual’è il tuo ideale di libertà?
Non esiste un concetto unico di libertà: credo che ognuno di noi possa essere libero se lo vuole e se è sicuro di potersi liberare dai condizionamenti imposti dalle religioni e dal sistema. Solo se conosciamo ciò che ci rende schiavi, possiamo superarlo con coscienza e convinzione.

Ormai sei sempre più impegnato con lunghi tour mondiali. Riesci ancora a viaggiare per piacere?
Cerco spesso di viaggiare anche quando sono in giro per suonare, unendo così le due cose. Recentemente ho avuto la grande fortuna di fare concerti in Costa Rica e alle Hawaii e ho mi sono preso qualche giorno libero per visitare questi luoghi fantastici. Ora mi aspetta un bellissimo giro di concerti e non vedo l’ora di venire in Italia per suonare le nuove canzoni, il disco è molto bello e di sicuro vi piacerà.

Il tuo approccio alla vita è sempre molto positivo e pacifico: sei sempre così calmo ed equilibrato oppure ogni tanto perdi le staffe anche tu?
Sono umano come tutti, ho anche io emozioni e contrasti, non sono mica il Dalai Lama! (ride, ndr). Tutto quello che ci accade mette costantemente alla prova la nostra pazienza, ma se concentrassimo le energie per rispettare gli altri, più di quanto invece le usiamo per arrabbiarci, forse saremmo tutti molto più sereni.

 

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