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L’annuncio l’ha dato direttamente il ministro dell’Ambiente e dell’Energia della Costa Rica, Edgar Gutiérrez: “Entro quattro anni vogliamo essere il primo Paese al mondo ad avere una strategia nazionale per eliminare le materie plastiche monouso”. La decisione del Paese centroamericano fa parte del piano per diventare una nazione “carbon neutral” entro il 2021: oltre ad
L’annuncio l’ha dato direttamente il ministro dell’Ambiente e dell’Energia della Costa Rica, Edgar Gutiérrez: “Entro quattro anni vogliamo essere il primo Paese al mondo ad avere una strategia nazionale per eliminare le materie plastiche monouso”.
La decisione del Paese centroamericano fa parte del piano per diventare una nazione “carbon neutral” entro il 2021: oltre ad eliminare la plastica monouso, la Costa Rica ha già raggiunto infatti straordinari traguardi per quanto riguarda le rinnovabili. Per mesi infatti l’intera energia elettrica prodotta proveniva da fonti non fossili.
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La Costa Rica oggi ha un enorme problema con i rifiuti. Si calcola infatti che almeno un quinto delle 4 tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno non venga nemmeno raccolta, e finisca nell’ambiente, inquinando fiumi, spiagge e mari.
“Essere un paese libero da plastiche monouso è il nostro mantra e la nostra missione. Non sarà facile, e il governo non può farlo da solo”, scrive il ministro Gutiérrez. “Per promuovere questi cambiamenti, abbiamo bisogno di tutti i settori – pubblici e privati – in modo che si impegnino in azioni per sostituire la plastica monouso attraverso cinque azioni strategiche: incentivi comunali, politiche e linee guida istituzionali per i fornitori; sostituzione dei prodotti in plastica monouso; ricerca e sviluppo e investimenti in iniziative strategiche”.
La plastica abbandonata è diventata un problema di portata globale. Secondo uno studio condotto dal World Economic Forum e la Fondazione Ellen MacArthur, il 32 per cento dei quasi 80 milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno finisce negli oceani. Come sversare in mare un camion di spazzatura ogni minuto. Secondo una stima, il 99 per cento degli uccelli marini entro il 2050 avrà ingerito resti di oggetti in plastica.
Anche l’Ismar Cnr, con uno studio pubblicato su Scientific Report, avverte che la presenza di microplastiche nel Mediterraneo occidentale ha una delle concentrazioni più alte nel mondo. “La microplastica è costituita da quei frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri che, per quanto non visibili ad occhio nudo, sono stati trovati a galleggiare pressoché ovunque nel Mediterraneo, con concentrazioni tra le più alte al mondo. Ad esempio, nel vortice subtropicale del Pacifico settentrionale nel 1999 sono stati stimati circa 335.000 frammenti di plastica per km2, mentre in Mediterraneo si parla di una media di circa 1.25 milioni”.
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Le microplastiche inoltre finirebbero anche nei rubinetti di casa, così come riportato da un recente studio realizzato da Orb Media, in collaborazione col Guardian.
Secondo la ricerca che ha testato 159 campioni di acqua potabile sparse in varie città di tutto il mondo, l’83 per cento dei campioni risulta contaminato da microplastiche. Il che significherebbe che la si potrebbe trovare anche nei cibi preparati con tale acqua: pane, pasta, zuppe che mangiamo quotidianamente sarebbero intrise di micro granuli di plastica.
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