A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Nei prossimi 15 anni in Liguria, secondo uno studio commissionato dal Wwf all’Enea, potrebbero nascere migliaia di nuovi lavori sostenibili.
Che il nostro Paese avesse enormi potenzialità per lo sfruttamento delle energie naturali e per lo sviluppo di un’economia sostenibile non è certo un mistero, l’ennesima conferma arriva da uno studio che il Wwf ha commissionato all’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
Il rapporto, intitolato “Liguria, proposte per un modello di sviluppo nearly zero emissions”, ha analizzato le possibilità della Liguria di intraprendere “una transizione verso un modello basato su tecnologie e sistemi in grado di ridurre le emissioni di gas serra e, di conseguenza, l’impatto dei cambiamenti climatici – si legge nello studio – ma anche di promuovere l’efficienza energetica, favorire lo sviluppo e l’innovazione del sistema produttivo e incrementare i livelli occupazionali, seguendo i principi di un’economia circolare”.
Proprio le possibilità occupazionali figurate dal rapporto, presentato a Roma lo scorso 28 gennaio, sono incoraggianti, entro quindici anni potrebbero infatti nascere oltre 4.500 nuovi posti di lavoro. Per raggiungere tale obiettivo sono però necessari investimenti mirati, sottolinea lo studio, secondo l’Enea uno sviluppo orientato alle energie rinnovabili richiederebbe investimenti medi annui pari a 391 milioni di euro.
La decarbonizzazione della regione, oltre a creare nuove opportunità per economia e occupazione, consentirebbe alla Liguria di ridurre di circa sei milioni di tonnellate annue le emissioni di CO2, “portando le emissioni pro-capite a circa 3,6 tonnellate rispetto alla media nazionale attuale che è di circa 7,1 tonnellate”, evidenzia il report.
La Liguria diventerebbe quindi una sorta di laboratorio, per creare un modello di sviluppo sostenibile che possa essere replicabile anche in altre realtà regionali e territoriali. Gli interventi previsti interessano cinque settori: fonti rinnovabili elettriche, rinnovabili termiche, accumulo elettrochimico in batterie, risparmio energetico nell’edilizia e sistema dei trasporti sostenibile.
Secondo lo studio lo sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche e termiche richiederebbe investimenti medi annui pari a 166 milioni di euro, e consentirebbe alla Liguria di soddisfare il 40 per cento del proprio fabbisogno energetico con energie pulite.
“Questo studio dimostra in modo chiaro e inequivocabile come già oggi esistano una serie di soluzioni concrete che consentirebbero di fare rotta verso un’economia a bassissime emissioni – ha affermato Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia – capace cioè di contrastare la minaccia dei cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, creare nuova occupazione, più durevole e sostenibile”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Il Pnr è stato posto in consultazione pubblica dai ministeri di Ambiente e Agricoltura e dall’Ispra. Si tratta di un documento atteso da decenni.
Energy2act è il progetto che crea un modello di transizione energetica, a partire dalle comunità di quartiere.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Situazione in miglioramento, con criticità persistenti in pianura padana, Valle del Sacco, Campania. Ma le nuove direttive obbligano a fare ancora meglio.
Il fenomeno che ha coinvolto il Molise, con forti ripercussioni anche in Puglia, era noto da tempo. Secondo i geologi si sarebbe potuto intervenire.
L’esposizione alle microplastiche ridurrebbe la fertilità. Anche se, ora, un documentario e un’esperta dimostrano che è un processo reversibile.
Dal 28 marzo c’è allarme in Abruzzo, si rischia un nuovo caso Niscemi: gli esperti parlano di “paleofrana”. Sullo sfondo lacune non locali ma nazionali.
Con il decreto Bollette slitta la dismissione definitiva, che doveva arrivare già a fine 2025: ecco come si è arrivati alla situazione di oggi.

