Al Museo da Vinci di Milano, l’appuntamento annuale promosso da Delicius, azienda con oltre cinquant’anni di storia nelle conserve ittiche.
Come ogni settembre, è il momento della revisione del Dow Jones sustainability index, uno dei più importanti indici etici. Si tratta di quegli indici che monitorano le performance delle grandi società quotate che rispettano i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance). Ed è un momento di sorprese amare per le italiane: Eni, Unicredit e StMicroelectronics
Come ogni settembre, è il momento della revisione del Dow Jones sustainability index, uno dei più importanti indici etici. Si tratta di quegli indici che monitorano le performance delle grandi società quotate che rispettano i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance). Ed è un momento di sorprese amare per le italiane: Eni, Unicredit e StMicroelectronics escono sia dall’indice globale sia da quello dedicato all’Europa.
Considerate queste tre esclusioni eccellenti, la rappresentanza dell’Italia si fa sempre più scarna. Solo Intesa Sanpaolo, Telecom Italia e Atlantia resistono sia nell’indice “World” sia in quello “Europe”. Solo nel primo, invece, troviamo Leonardo-Finmeccanica e nel secondo Enel, Snam e Terna. Restano Fiat Chrysler Automobiles e Cnh Industrial, che però vengono ormai considerate britanniche e non italiane.
Numerose, ma tutte estere, le new entries. Nel paniere globale entrano, ad esempio, l’istituto di credito iberico Bankia, la catena di supermercati Carrefour, la compagnia petrolifera Total, la finlandese Nokia, l’utility tedesca E.ON e la sua omologa spagnola Iberdrola.
Il Dow Jones Sustainability World Index è uno dei più celebri indici di sostenibilità. Nato nel 1999, è gestito da S&P Dow Jones Indices e RobecoSAM; il suo contraltare britannico è il Ftse4good. Il Dow Jones Sustainability Index parte da un paniere di 2.500 grandi aziende di tutto il mondo e seleziona quelle che soddisfano determinati criteri in termini di tutela dell’ambiente, lavoro, governance. Sono le aziende a fornire volontariamente le informazioni sulle loro performance, rispondendo a un questionario che viene poi vagliato con l’aiuto di una società di consulenza. La revisione annuale si tiene a settembre, ma c’è un ulteriore processo di verifica ogni quattro mesi. Negli anni, il procedimento ha attirato diverse critiche: le società di grandi dimensioni, infatti, spesso sono proprio quelle in grado di dotarsi di un efficiente reparto CSR in grado di dare risposte corrette.
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