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Lo stabilimento pugliese Bosch si reinventa rigenerando componenti automotive per l’aftermarket europeo. Un caso concreto di economia circolare che coniuga sostenibilità ambientale e tutela dell’occupazione.
La conferma è arrivata in occasione dell’annuale conferenza di bilancio Bosch. C’è una fabbrica a Modugno, nell’hinterland di Bari, che sta cambiando pelle. Oltre 1.400 lavoratori, 240 mila metri quadrati di superficie, una storia lunga decenni nel cuore della produzione diesel italiana. Lo stabilimento barese del Gruppo Bosch sta compiendo una trasformazione silenziosa ma strategica: da sito produttivo per il primo equipaggiamento dei motori a combustione, un segmento in declino strutturale, ad hub europeo per il remanufacturing di componenti automotive. È un progetto avviato nel 2025 che porta con sé una visione precisa: applicare i principi dell’economia circolare alla filiera automotive, rigenerando pompe di iniezione e iniettori diesel destinati al mercato aftermarket europeo.
Il remanufacturing, o ricondizionamento industriale, è uno dei processi più concreti con cui si realizza la circular economy nell’industria automotive. I componenti usati vengono ritirati, smontati, selezionati, rigenerati attraverso lavorazioni di precisione e infine sottoposti a controlli funzionali e qualitativi prima di essere reimmessi sul mercato. Un lavoro in certi casi certosino, quasi artigianale. Ma preziosissimo. Il risultato: un componente con le stesse prestazioni e garanzie di uno nuovo, ma con un impatto ambientale significativamente inferiore, grazie al minor consumo di materie prime e all’estensione del ciclo di vita del prodotto.
La prima fase del progetto ha visto il trasferimento a Bari delle attività di rilavorazione delle pompe di iniezione diesel dallo stabilimento Bosch di Jihlava, in Repubblica Ceca. Un passaggio che ha richiesto il trasferimento fisico dei macchinari, la riorganizzazione dei layout produttivi e, soprattutto, un programma di formazione dedicato alle figure professionali coinvolte, operai e tecnici, chiamati ad acquisire nuove competenze legate alla diagnosi, alla revisione e al controllo qualità dei componenti rigenerati. A partire dal secondo semestre del 2026, le attività si estenderanno anche agli iniettori diesel, ampliando ulteriormente il perimetro tecnologico del sito e consolidando il suo ruolo all’interno della rete Bosch dedicata all’aftermarket europeo.
Potrebbe sembrare un paradosso: investire nel ricondizionamento di componenti diesel proprio mentre l’industria automotive accelera verso l’elettrificazione. In realtà, la logica è solida. Secondo il report ACEA “Vehicles on European Roads 2025“, le auto in circolazione in Europa hanno un’età media di 12,5 anni. Un parco circolante che invecchia lentamente, e che ha bisogno di manutenzione, ricambi e soluzioni di riparazione ancora per molti anni.
Il remanufacturing intercetta esattamente questa domanda, offrendo alternative affidabili e più sostenibili ai ricambi nuovi. È un segmento in crescita, coerente con le direttive europee sull’estensione del ciclo di vita dei prodotti e con l’obiettivo di ridurre la pressione sulle risorse naturali.
La transizione ecologica dell’auto rischia spesso di essere raccontata come una minaccia per il lavoro, soprattutto in contesti come quello pugliese, storicamente legato alla produzione di componentistica per motori a combustione. Il progetto di Bari dimostra che esiste un’altra narrazione possibile.
Lo stabilimento barese si trova a dover affrontare il progressivo calo dei volumi produttivi legati al primo equipaggiamento diesel: un trend strutturale, accelerato dalla spinta verso l’elettrificazione dei trasporti. Il remanufacturing offre una via d’uscita che non passa dalla riqualificazione: le competenze di precisione meccanica che i lavoratori di Bari hanno sviluppato in decenni di produzione vengono valorizzate e orientate verso nuove attività, creando prospettive occupazionali durature. È questo l’aspetto forse più significativo del progetto: la circular economy come strumento reale di trasformazione industriale e sociale.
Il progetto di Bari si inserisce in un contesto più ampio, come emerso nella conferenza di bilancio 2026. Nel 2025 Bosch Italia ha registrato un fatturato di 2,3 miliardi di euro, con un calo del 4,8 per cento rispetto all’anno precedente, riflesso di un mercato automobilistico europeo ancora debole e di un’economia globale in rallentamento.
Nonostante lo scenario, il Gruppo non ha smesso di investire. “Stiamo investendo nella sostenibilità e nell’economia circolare, adottando una strategia di diversificazione”, ha dichiarato Renato Lastaria, General manager del Gruppo Bosch in Italia. L’acquisizione delle attività HVAC di Johnson Controls e Hitachi rafforza la presenza di Bosch nel settore del riscaldamento e raffrescamento, mentre i settori Industrial technology e Consumer goods mostrano segnali di ripresa. Sul piano dell’innovazione, Bosch ha depositato circa 6.300 brevetti nel 2025, confermandosi tra le aziende più attive in Europa nella ricerca e sviluppo, con circa 12 miliardi di euro investiti nel solo 2025.
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