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Il Rapporto AGRIcoltura100 delinea un settore in cui la sostenibilità diventa uno strumento indispensabile contro la crisi geopolitica e il climate change.
Il sistema agricolo italiano accelera sul fronte della sostenibilità, un elemento ormai imprescindibile per fronteggiare le grandi sfide del presente e del prossimo futuro. A partire dalle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi, che hanno stravolto le catene di approvvigionamento e incrementato i costi energetici, e proseguendo con gli impatti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici. Nonostante l’Italia sia un Paese particolarmente esposto e fragile dal punto di vista idrogeologico, e in questo scenario complesso, il comparto sta comunque dimostrando una resilienza sorprendente, trovando nella sostenibilità la chiave di volta per la propria tenuta economica.
Il quadro emerge dalla sesta edizione di AGRIcoltura100, l’iniziativa di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura, nel Rapporto 2026 realizzato da MBS Consulting (Gruppo Cerved). L’indagine – presentata nei giorni scorsi a Roma nella sede nazionale di Confagricoltura – è stata condotta su oltre 3.800 aziende del comparto, in costante crescita dal 2020. Il 42 per cento delle imprese agricole italiane guarda con preoccupazione ai conflitti commerciali e all’imposizione di dazi, che limitano l’accesso a mercati strategici come quello statunitense. A questo si aggiunge la più recente crisi in Medio Oriente, che ha innescato un ciclo inflattivo e un aumento dei costi delle materie prime che colpisce duramente la redditività: il 47,5 per cento delle aziende registra un utile inferiore al cinque per cento del fatturato.
In questo contesto, la sostenibilità si evolve in maniera sempre più decisa in vera e propria strategia di risk management. I dati dell’indagine mostrano come la quota di imprese ad alto livello di sostenibilità sia salita al 57,9 per cento – quasi dieci punti percentuali in più rispetto al 2020 – mentre il numero di aziende ferme a un livello soltanto iniziale si è dimezzato, passando dal 21,6 per cento all’11,9 per cento. La sostenibilità paga, non solo dal punto di vista dei benefici ambientali ma anche (e soprattutto) in termini di solidità finanziaria.
Le imprese agricole che hanno investito maggiormente in pratiche sostenibili hanno mostrato una maggiore capacità di crescita: il 30,6 per cento ha visto aumentare il fatturato nell’ultimo anno, a fronte del solo 14,6 per cento delle imprese meno votate alla sostenibilità. Come spiega Luca Filippone, direttore generale di Reale Group, lo studio “conferma il ruolo centrale della sostenibilità e dell’innovazione come fattori trasformativi capaci di supportare la crescita delle imprese del settore, permettendo loro di attraversare, con una base solida, anche uno scenario complesso come quello attuale. Nel loro percorso, un ruolo centrale può essere svolto anche dalle coperture assicurative, che contribuiscono a proteggere l’attività, rafforzare la capacità di prevenzione dei rischi e consolidarne la resilienza per affrontare le sfide future”. In sostanza, non bastano gli sforzi del singolo agricoltore: serve un ecosistema fatto di coperture assicurative avanzate, politiche di investimento snelle e una gestione del rischio idrogeologico che diventi una priorità di sistema.
A testimonianza dello stretto legame tra sostenibilità e risultati operativi, dal Rapporto emerge come la produttività (fatturato per addetto) cresca da 67.770 euro tra le imprese con livello di sostenibilità base e medio a 99.206 euro tra quelle con livello alto, e un andamento analogo si osserva per la redditività. Nel confronto tra 2025 e 2024, inoltre, registra una crescita del fatturato il 30,6 per cento delle imprese con livello alto di sostenibilità, contro il 14,6 per cento di quelle con livello base. La diversificazione geografica e l’innovazione rappresentano altri due importanti asset lungo i quali si sviluppano le strategie delle aziende agricole. Oltre il 70 per cento delle imprese molto attive sul fronte delle esportazioni ha già rivisto le proprie strategie: il 45 per cento ha ricercato nuovi mercati di destinazione, il 20 per cento ha rivisto i contratti e le condizioni commerciali con l’estero, mentre un altro 20 per cento si è riorientato verso il mercato interno.
Sul fronte della tecnologia, oltre l’82 per cento delle aziende più sostenibili presenta un alto tasso di innovazione, confermando come il digitale e l’agricoltura di precisione siano alleati fondamentali per ridurre i costi di produzione e migliorare la resa in condizioni di scarsità. Per Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura, “i dati che emergono dalla sesta edizione dello studio lavoro fanno ben sperare, perché è evidente che il tema della sostenibilità, se ben coniugato, può diventare una leva strategica. Un’agricoltura forte ha bisogno di poter operare in un mercato globale e la sostenibilità può essere un elemento chiave, fornendo alle aziende diverse leve per essere più forti in un contesto così competitivo”.
Si va, in sostanza, verso una nuova visione di filiera nella quale sostenibilità e innovazione avanzano a braccetto. Come evidenzia Enea Dallaglio di MBS Consulting, “la sostenibilità si rivela sempre più un fattore di competitività per le imprese agricole, che investono in questa direzione per motivazioni che riguardano lo sviluppo stesso del proprio business. Sostenibilità che vuol dire anche innovazione, con investimenti sempre crescenti in questa direzione: una scelta fatta da ben il 70 per cento delle aziende italiane negli ultimi tre anni”.
La sesta edizione di AGRIcoltura100 dimostra come i livelli di sostenibilità siano alquanto omogenei nel territorio, senza grandi differenze tra Nord e Sud e con significative performance anche da parte delle imprese di piccole dimensioni. L’area che è cresciuta maggiormente è la sostenibilità ambientale, nella quale le aziende di livello elevato sono aumentate dal 49 per cento nel 2020 al 63,8 per cento nel 2025. Rilevante anche l’incremento nella qualità dello sviluppo (che include competitività, innovazione e qualità dell’occupazione), in crescita di quasi dieci punti percentuali. Raggiungono inoltre un livello elevato di sostenibilità il 47,9 per cento delle imprese in area sociale e il 43,9 per cento nella gestione dei rischi e delle relazioni.
Il messaggio lanciato da Reale Mutua e Confagricoltura è chiaro: il futuro dell’agricoltura italiana non si gioca solo nei campi coltivati ma nella capacità di integrare sostenibilità, innovazione e tutela del territorio in un’unica, solida strategia economica.
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