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Da venerdì scorso il giovane climber è accampato su di un cipresso a 10 metri d’altezza nel Parco dei Giardini Estensi di Varese.
“Resterò qui fino a giovedì”, chiarisce subito Michele Forzinetti, 26 anni di Varese e free climber di passione. Da venerdì scorso è accampato su uno dei cipressi californiani dei Giardini Estensi di Varese con la volontà di impedire che vengano abbattuti.
Armato di corde tecniche, imbrago e moschettoni da arrampicata, indispensabili perché una protesta non diventi tragedia, Michele dimostra di conoscere a fondo la storia del parco. Il via vai sotto la chioma del cipresso non si ferma, nemmeno a notte fonda: “Ieri sera alle 22 è passata una famiglia che ha fatto 15 chilometri per dimostrarmi solidarietà”, racconta il giovane.
Il sit-in coinvolge stampa, tv, cittadini, turisti, semplici curiosi. Chi porta del cibo, visto che oggi Michele è tornato ad alimentarsi, chi dell’acqua, chi dei libri. “Ho parlato anche ieri con l’assessore Clerici, ma le sue posizioni restano invariate”, spiega il climber, sceso di qualche metro per parlare.
Preparato, pacato, dalla buona dialettica, spiega che la Giunta comunale ha scelto di ripristinare il progetto iniziale del parco, dove i cipressi non erano appunto previsti. E di conseguenza di abbatterli. In tutto sarebbero 16 gli alberi da tagliare.
“L’ho invitato ad ascoltare ciò che hanno da dire i cittadini, a leggere le centinaia di messaggi lasciati ai piedi dell’albero”, spiega Michele. “La politica deve ascoltare anche ciò che dice la gente”. Un invito a colmare quella distanza tra istituzioni e cittadini, troppo spesso lamentata dalle nuove generazioni.
La situazione resta aperta, incerta, combattuta. Tra chi fa rivalere la propria capacità tecnica e politica di operare determinate scelte, e chi invece reagisce d’istinto, di pancia, spinto da quell’atavico legame che ci unisce a questi grandi esseri, troppo spesso considerati come meri accessori urbani.
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