L’Italia deve essere bio e Ogm free

Da lettore e da cittadino sono rimasto davvero sconcertato nel leggere stamattina la presa di posizione a favore degli Ogm della senatrice a vita Elena Cattaneo e poi un appello di 716 agricoltori (sul totale di 1.600.000, ovvero lo 0,0004% degli agricoltori italiani) che invocano la senatrice: una sparuta minoranza che vorrebbe seminare piante transgeniche

Da lettore e da cittadino sono rimasto davvero sconcertato nel leggere stamattina la presa di posizione a favore degli Ogm della senatrice a vita Elena Cattaneo e poi un appello di 716 agricoltori (sul totale di 1.600.000, ovvero lo 0,0004% degli agricoltori italiani) che invocano la senatrice: una sparuta minoranza che vorrebbe seminare piante transgeniche in campo aperto nonostante il divieto in vigore dal 2000, proprio quando ero ministro dell’Agricoltura, a tutela della biodiversità ambientale e del lavoro della stragrande maggioranza degli agricoltori. Tutto ciò alla vigilia dell’udienza del Consiglio di Stato che proprio domani deve affrontare il ricorso dei pochissimi agricoltori filo-Ogm già sconfitti al Tar con una sentenza molto articolata e ben motivata sui rischi degli Ogm. Una bella pressione sui magistrati.

Dal 70 al 90% dei cittadini italiani e degli agricoltori sono schierati per una produzione senza Ogm, e si sono opposti al Tar contro la loro coltivazione tra gli altri Coldiretti, Aiab e Fondazione Univerde, ottenendo ragione.

 

Veniamo al merito. Ognuno dovrebbe in primo luogo parlare di ciò che conosce personalmente o almeno informarsi bene e non di ciò che conosce per sentito dire.

La senatrice invece in premessa dice che gli Ogm agricoli “non sono il suo campo specifico”, perché come è noto si occupa di ricerca medica e non agricola; dice infatti che  usa per i suoi esperimenti “altre specie transgeniche (pesci, topi …)”. E ci sarebbe anche molto da discutere sulla validità scientifica delle sperimentazioni sugli animali (personalmente da anni mi impegno per superare la barbarie della vivisezione). Quindi, l’attacco contro i presunti “pregiudizi sulle colture” lo lancia una persona che in premessa afferma di non occuparsi di agricoltura.

 

Sembra la fotocopia di quella cosiddetta “marcia dei premi Nobel” sotto il ministero dell’Agricoltura del febbraio 2001 quando la professoressa Rita Levi Montalcini fu indotta a firmare un appello pro Ogm avendole detto che il governo voleva bloccare la ricerca medica. Le parlai in presenza dell’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato e comprese che il tema agricolo è ben altra cosa.

 

La ricerca medica  in laboratorio segue protocolli di sicurezza mentre seminare Ogm in campo aperto, anche solo per ricerca ,pone evidenti rischi di contaminazione.

Nominammo una commissione di esperti per verificare se fosse possibile una semina in campo aperto senza rischi e dopo mesi non trovò alcuna soluzione sicura. Lanciai allora anche la provocazione di chiedere ai filo-Ogm di trovare una compagnia di assicurazione che assicurasse gli agricoltori confinanti rispetto ai rischi di contaminazione da Ogm.
Non trovarono nessuna  compagnia al mondo disposta ad assicurare questo rischio.
Per il semplice fatto che la contaminazione da Ogm è evidentemente  una certezza.

 

Per parlare di Ogm in campo agricolo, non in campo medico o farmacologico, occorre avere una visione olistica del problema e considerare tutte le conseguenza che ne possono scaturire.

 

Non è vero che chi si oppone ha pregiudizi ideologici sugli Ogm, semplicemente applica un principio scientifico: il principio di precauzione.

Sono spesso ricordato come il ministro che ha fatto chiudere i campi sperimentali con piante Ogm, ma quei campi non avevano idonei sistemi per impedire che il polline se ne andasse indisturbato in giro per il mondo a fecondare piante parentali selvatiche, con tutte le conseguenze del caso. A distanza di 13 anni da quella decisione sono convinto di aver fatto la cosa giusta, ed infatti  nessun ministro, di destra o di sisnistra, ha poi approvato alcun campo sperimentale.

 

Ma, purtroppo, l’intervento della senatrice Cattaneo è farcito di mezze verità. Scrive: “Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente delle coltivazioni tradizionali o biologiche”. Eppure le perplessità sono state manifestate dalla Società Italiana di Ecologia in un suo documento consultabile anche in rete, dove si afferma che “L’aumento di produzione agricola dovuto a questi Ogm è minimo, se non inesistente, l’unico cosiddetto ‘vantaggio’ essendo la possibilità di utilizzare indiscriminatamente grandi quantità di erbicida senza danneggiare la specie coltivata. Ma gli Ogm possono anche costituire un pericolo per il funzionamento degli ecosistemi, poiché la loro introduzione è del tutto analoga al rilascio di specie esotiche, una pratica che ha portato nel recente e lontano passato a qualche beneficio, ma anche a molti danni, di natura sia biologica che economica”. In definitiva, la Società Italiana di Ecologia ci fa notare che gli Ogm rappresentano un pericolo per la biodiversità e, come tutti sanno, la biodiversità è alla base della vita… Senza biodiversità non c’è vita!

 

Per di più, incredibilmente, la senatrice propone di seminare con Ogm… per “ricerca” non qualche piccolo campo ma ben 30.000 ettari! Ovvero, come scrive, l’equivalente di 50.000 campi di calcio. E pensa davvero che così non si possano contaminare altri campi?

 

Scrive che gli Ogm “hanno ridotto l’uso di insetticidi”. Questo fatto, purtroppo, è ancora tutto da verificare, poiché come hanno evidenziato perfino  alcuni scienziati favorevoli all’introduzione degli Ogm (Prof. Scarascia Mugnozza, Prof. Sala, ecc.), nel lungo periodo gli insetti fitofagi (Piralide del mais) maturano una resistenza genetica nei confronti della tossina Bt (negli USA si devono predisporre le “Aree Rifugio” per gli insetti, pratica inattuabile da noi) e altri insetti vanno ad occupare la nicchia ecologica lasciata libera dalla Piralide (Diabrotica virginifera, Helicoverpa zea, ecc.).

 

Scrive poi che 700 agricoltori vorrebbero seminare. Ma, come ho già detto, secondo l’ultimo censimento gli agricoltori in Italia sono oltre 1,6 milioni  e quasi all’unanimità vogliono un’Italia Ogm-free. Sarà magari un caso che  il biologico non usando pesticidi provoca un danno economico alle stesse multinazionali farmaceutiche che producono sia semi Ogm  che pesticidi ?

 

Si accusa il biologico per la presenza di micotossine, ma vorrei far notare che utilizzare questo argomento per far passare gli Ogm è una strumentalizzazione che non regge, soprattutto se si considera che negli Usa, dove si fa largo uso di piante Ogm, il contenuto di aflatossine ammesso nel latte è 10 volte superiore a  quello consentito nei Paesi dell’Unione Europea (negli U.S.A. è in vigore un limite per l’aflatossina M1 nel latte pari a 0,5 ppb, che è 10 volte quello in vigore nella U.E., 0,05 ppb). Forse, allora, non è vero che l’utilizzazione delle piante Ogm, con particolare riferimento al mais Bt, potrebbe consentire un abbassamento del contenuto di micotossine nella granella di mais, forse sono necessarie altre strategie.

 

Per quanto riguarda poi la fame nel mondo e l’aspetto etico/ religioso degli Ogm, premesso che secondo la Fao si produce cibo per 12 miliardi di persone, ben di più dei 7 miliardi di attuali abitanti del pianeta Terra, personalmente preferisco rifarmi alle  parole di padre Bartolomeo Sorge S.I.: “Nella società democratica, è decisivo ottenere un vasto consenso popolare, per condurre una campagna efficace sull’uso corretto delle biotecnologie. Infatti, non si tratta solo di prevedere e prevenire le gravi minacce incombenti sulla salute dell’uomo e sull’equilibrio ecologico, ma anche di impedire che si affermino meccanismi speculativi soprattutto da parte delle multinazionali. Non si può consentire che, attraverso il «brevetto», si giunga a riconoscere a pochi privilegiati il diritto di disporre delle biotecnologie, quasi che le scoperte riguardanti la vita siano soggette a proprietà privata. Ciò sarebbe legittimare forme nuove di monopolio e di colonialismo, più disumane di quelle di ieri. La vita non è una invenzione industriale. La vita non si fabbrica. La vita non si brevetta”.

 

Per quanto attiene alla ricerca del professor Gilles-Éric Séralini, dove si evidenziavano probabili effetti negati sulla salute dei topi allevati con mangime Ogm, va sottolineato  che non è vero che ha diffuso dati falsi ma ha lui stesso verificato alcune imprecisioni e la direzione della rivista ha deciso di ritirare la pubblicazione. Lo studio presentava “alcuni  punti deboli in merito al numero di animali interessati da ogni test e al ceppo dei topi utilizzato”. Proprio al fine di sopperire ai limiti dello studio, un organismo pubblico francese, l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses), sta predisponendo una ricerca simile, per la quale sono stati stanziati finanziamenti europei. Pertanto, se è vero che lo studio di Séralini ha richiesto anni di lavoro, per cui serviranno ulteriori anni affinché ricercatori indipendenti lo verifichino, significa che, forse, non è un lavoro così sbagliato. A mio parere, occorrerà individuare, se ce ne sono, i punti deboli del lavoro di Séralini, rifarlo come “Dio comanda” e poi ragioniamo… Ma non fidiamoci solo delle ricerche delle potenti lobby che vogliono fare business con gli Ogm!

 

Anche se occorreranno anni, non è un problema di tempo. La nostra società non ha fretta di introdurre una innovazione tecnologica della quale ancora non comprendiamo bene gli effetti di lungo periodo. Non possiamo pensare ancora una volta  di “collettivizzare i costi e di privatizzare i guadagni”, così come è avvenuto per tante altre “innovazioni tecnologiche”, che poi non si sono rivelate tali e che ci sono costate tantissimo in termini di risanamento ambientale.
Qualcuno ricorda gli scienziati che assicuravano sulla positività di nutrire i bovini con le farine animali? Dove erano finiti questi pozzi di scienza quando il priore della Bse diffuse il morbo della Mucca Pazza provocando morti , l’abbattimento di milioni di animali e danni per miliardi e miliardi di euro?

 

Ma l’argomento dirimente per sostenere un’Italia Ogm-free  è quello che gli Ogm rappresentano un pericolo per l’agricoltura del nostro Paese, poiché la Politica Agricola Nazionale dovrebbe essere quella di proteggere un settore di importanza strategica. Pensiamo all’Agricoltura italiana come ad una grande impresa privata e chiediamoci: esiste sul mercato un’impresa privata che vuole a tutti i costi produrre un bene che l’80% dei consumatori ha dichiarato di non voler comprare? Una casa automobilistica produrrebbe un’auto che l’80% degli automobilisti ha dichiarato di non voler comprare? Esiste sul mercato un’impresa che abbandona una strategia vincente, basata sulla qualità (il fatturato annuo agroalimentare è dell’ordine di 120 miliardi di euro, con un export dell’ordine di 30 miliardi di euro), per attuare una strategia massificante e omologante, basata sui bassi costi di produzione e su livelli qualitativi discutibili? Potremmo noi, Agricoltura Italia, competere con gli Ogm sul mercato mondiale?

 

Siamo il Paese leader al mondo delle produzioni tipiche, biologiche e a denominazione di origine. La nostra agricoltura e l’agroalimentare italiano sono l’unico settore in crescita nonostante la crisi.

 

Consiglierei agli agricoltori di impegnarsi nelle produzioni tipiche e di qualità senza rischiare di creare, per qualche loro eventuale piccolo vantaggio, un danno gravissimo all’immagine del made in Italy agricolo nel mondo.

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