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È aumentato il numero di Comuni italiani sui cui territori sono presenti spiagge alle quali è stata riconosciuta la Bandiera blu.
È cresciuto in Italia il totale delle località che hanno ottenuto la Bandiera blu della Fee (la Foundation for environmental education), il che indica condizioni “eccellenti”. A spiegarlo è la 39esima edizione del programma che attribuisce un bollino di qualità alle località marittime: secondo il documento sono 487 le spiagge il cui mare è risultato in perfette condizioni nei controlli effettuati negli ultimi quattro anni, pari all’11,5 per cento del totale a livello mondiale.
I lidi in questione sono situati sui territori di 246 Comuni, nei quali sono 84 gli approdi turistici nei quali sventola la Bandiera blu. Si tratta di dati positivi, soprattutto perché in crescita rispetto allo scorso anno: parliamo di dieci Comuni in più (quindici nuovi ingressi a fronte di cinque non confermati).
A livello geografico, a spiccare è la Liguria che pur perdendone una colleziona 33 località balneari che hanno ottenuto la Bandiera blu. Al secondo posto figura la Puglia, con un totale di 27 (in un aumento di tre); terza è invece la Calabria con 23 (anche in questo caso tre in più dello scorso anno). Seguono Campania e Marche, entrambe con 20 Bandiere blu, la Toscana con 19, la Sardegna e l’Abruzzo con 16.
“Il mare è tornato al centro della politica nazionale con una struttura che mancava da un trentennio”, ha dichiarato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, facendo riferimento al comitato interministeriale istituito a tale scopo. “Occorrono analisi affidate a comunità scientifiche, di ricerca e università per capire come neutralizzare l’effetto dirompente nell’ambiente marino di plastiche, specie aliene e corsi d’acqua non sempre sotto controllo con sversamento di veleni, anche di carburanti da navi” ha aggiunto.
“Una spiaggia – spiega la Fee – può ottenere la Bandiera blu se è ufficialmente designata come area di balneazione a livello nazionale (o internazionale) con almeno un punto di campionamento per le analisi delle acque di balneazione. Il nome e i confini della spiaggia seguono quelli ufficiali nazionali. In ogni località Bandiera Blu, dovrà essere individuato un referente, per trattare le questioni concernenti il programma, e la spiaggia deve essere accessibile per ispezioni a sorpresa”.
È dal 1987 che esiste l’eco-label internazionale, che copre ormai 50 paesi: “L’obiettivo principale del programma è promuovere nei Comuni rivieraschi una conduzione sostenibile del territorio, attraverso una serie di indicazioni che mettono alla base delle scelte politiche l’ attenzione e la cura per l’ambiente. Ai fini della valutazione, la qualità delle acque di balneazione è considerata un criterio imperativo: solo le località le cui acque sono risultate eccellenti, possono presentare la propria candidatura”. Tra gli altri criteri presi in esame figurano la depurazione delle acque reflue, la gestione dei rifiuti, la regolamentazione del traffico veicolare, la sicurezza ed i servizi in spiaggia.
In particolare, quest’anno è stato chiesto alle amministrazioni dei municipi di redigere un piano d’azione triennale al fine di illustrare le attività già realizzate o programmate nel periodo 2025-2027, come spiegato dal presidente di Fee Claudio Mazza. I criteri individuati sono cinque: mobilità sostenibile, città e comunità sostenibili, vita sulla terra, vita subacquea, lotta contro i cambiamenti climatici.
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