A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Land grabbing, di solito sotto accusa per l’accaparramento delle terre è la Cina, ma in Senegal pare che anche gli italiani stiano giocando una parte. La denuncia proviene da Re:Common che ha pubblicato il report Chi c’è dietro Senhuile Senethanol? I risultati di un’indagine su un furto di terra in Senegal. La Senhuile è una società
Land grabbing, di solito sotto accusa per l’accaparramento delle terre è la Cina, ma in Senegal pare che anche gli italiani stiano giocando una parte. La denuncia proviene da Re:Common che ha pubblicato il report Chi c’è dietro Senhuile Senethanol? I risultati di un’indagine su un furto di terra in Senegal. La Senhuile è una società controllata per il 51 per cento dall’italiana Tampieri Financial Group, holding delle aziende del gruppo Tampieri che ha sede a Ravenna e che produce, tra l’altro, olio alimentare ed energia rinnovabile da biomassa, e al 49 per cento dalla società senegalese a capitale misto Senéthanol.
Il progetto – si legge nel report – è stato inizialmente avviato dalla Senéthanol, che ha affittato 20mila ettari di nella località di Fanaye, per coltivare patata dolce da destinare alla produzione di biocarburante per il mercato europeo. Dopo scontri tra sostenitori e oppositori del progetto nell’ottobre 2011, è stato sospeso per poi essere ripreso dalla Senhuile nella riserva naturale di Ndiaël, intorno alla quale sorgono una quarantina di villaggi abitati da decenni da comunità autoctone.
Qualche settimana fa esponenti delle comunità locali, insieme a rappresentanti del Conseil national de concertation et de coopération des ruraux e del gruppo ambientalista senegalese Enda Pronat, hanno compiuto un viaggio in Europa per sensibilizzare la società civile affinché chieda alla Tampieri di porre fine a un progetto controverso. ActionAid ha aperto una raccolta firme per fermare il progetto: www.actionaid.it/senegal.
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