L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.
Via agli interventi urgenti e alla ricostruzione dei territori del centro Italia colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso: il parlamento ha infatti approvato definitivamente la conversione in legge del decreto urgente che era stato emanato dal governo Renzi in ottobre. Adesso dunque è ufficiale la novità più importante: la ricostruzione delle prime abitazioni situate
Via agli interventi urgenti e alla ricostruzione dei territori del centro Italia colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso: il parlamento ha infatti approvato definitivamente la conversione in legge del decreto urgente che era stato emanato dal governo Renzi in ottobre. Adesso dunque è ufficiale la novità più importante: la ricostruzione delle prime abitazioni situate all’interno del cratere interessato, individuato tra Lazio, Umbria e Marche (da Arquata a Norcia, da Amatrice a Visso) sarà finanziata al 100 per cento, mentre per le cosiddette seconde case ci sarà un contributo variabile fino al 50 per cento. Ma tutto tornerà (o almeno dovrebbe tornare) come era prima. Il tutto naturalmente seguendo criteri antisismici.
#Terremotocentroitalia, i #vigilidelfuoco recuperano alcune auto d’epoca da un’auto rimessa privata a #Norcia pic.twitter.com/NPFIAGF0sx
— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf) 14 dicembre 2016
L’obiettivo della legge è quello di intervenire in maniera veloce (anche se i container promessi per l’inverno in attesa delle casette, in molti casi devono ancora farsi vedere) e trasparente (l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone come al solito sorveglierà sulle operazioni) creando una normativa organica che provi a far tesoro delle migliori esperienze recenti, dalla ricostruzione dell’Emilia Romagna alla sorveglianza degli appalti di Expo Milano. Il tutto in maniera integrata: la gestione, come noto, farà capo al commissario per la ricostruzione Vasco Errani, ma ognuna delle regioni colpite dagli eventi sismici, avrà il proprio ufficio speciali per la ricostruzione e potrà fare assunzioni in deroga con un budget di 3 milioni l’anno fino al 2018. Diventa poi operativo il Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate, con una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per il 2016, per l’attuazione degli interventi di immediata necessità.
La legge si dedica anche alla ripresa del settore agroalimentare, uno dei principali per l’economia delle zone colpite: arrivano infatti fondi per il sostegno agli allevamenti, agevolazioni e rimborsi, procedure semplificate per la ripresa dell’attività produttiva, con quasi 11 milioni di euro per le circa tremila aziende agricole del territorio: la Coldiretti calcola, a titolo di esempio, che la legge stanzierà circa 400 euro per ogni mucca presente nelle stalle delle aziende agricole colpite.
In materia ambientale, la legge prevede infine un programma delle infrastrutture ambientali da ripristinare e realizzare, un piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti derivanti dagli interventi di prima emergenza e ricostruzione, misure per incentivare il recupero dei rifiuti non pericolosi. Quello che rimane fuori è ciò che riguarda la prevenzione: in questo caso, come prova a ricordare il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, tutto è demandato a “Casa Italia”, il piano a lungo termine lasciato in eredità sempre da Renzi, che dovrà unire la messa in sicurezza del territorio, con gli interventi di bonifica, la riqualificazione urbana e le misure per la sicurezza sismica.
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L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.
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