Referendum sulla giustizia, ha vinto il No

L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.

Ha vinto il No al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento della magistratura, con una percentuale intorno al 53,7 per cento. Alle 15 si erano chiusi i seggi con un’affluenza attestata intorno al 60 per cento degli aventi diritto, e già nel primo giorno aveva votato quasi la metà degli elettori, un record per i referendum costituzionali italiani del terzo millennio. Le urne erano aperte per permettere agli italiani di votare la riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio.

 

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, a lungo presentata come un tecnicismo, si è rivelata una questione capace di mobilitare milioni di cittadini. Il quesito riguardava le modifiche costituzionali che introducono la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm e la creazione dell’Alta corte disciplinare.

Cosa resta invariato

Il sistema con cui è organizzata la magistratura dunque rimane quello attuale: i magistrati potranno continuare a passare dalla funzione requirente a quella giudicante, sia pure con limiti già oggi molto stringenti — un solo cambio di funzione, nei primi dieci anni di carriera e cambiando distretto. Il Consiglio superiore della magistratura resterà unico, con la componente togata eletta dai colleghi. L’Alta corte disciplinare non vedrà la luce, e la funzione disciplinare rimarrà interna al Csm.

Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, intervista da Lifegate nelle scorse settimane, aveva letto la riforma come un attacco all’indipendenza della magistratura mascherato da questione tecnica. “La separazione delle carriere è un finto tema”, aveva detto. “Il vero obiettivo della riforma è l’indebolimento dell’autonomia della magistratura”.  Secondo Nicolò Zanon, presidente del Comitato Sì Riforma “è comunque una vittoria della democrazia, ma c’è una certa spaccatura sul sentimento che si ha nei confronti della magistratura. Io credo che dal 24 marzo, cioè da domani, bisognerà cercare di rimettere insieme le eventuali macerie che questa campagna così aspra ha lasciato”.

Vincitori tra i vincitori sono stati i giovani: se guardiamo i dati disaggregati, infatti, il Sì e il No hanno quasi pareggiato tra gli elettori dai 35 anni in su, con una leggera prevalenza per il No, ma una spallata decisiva è venuta tra gli under 35, visto che il 61 per cento di loro ha votato contro la riforma. Riforma bocciata anche e sopratutto al Sud e nelle grandi città, e ovviamente tra gli elettori del centrosinistra, mentre a destra l’82 per cento dei Sì registrato tra gli affezionati di Forza Italia significa anche che quasi 2 berlusconiani su 10 anni, di contro, hanno detto no alla seperazione delle carriere che era tanto cara proprio al loro presidente.

 

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