Referendum sulla giustizia, si va verso la vittoria del No

L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 55 percento.

Si profila la vittoria del No al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento della magistratura: secondo le seconde proiezioni dell’esito del referendum sulla giustizia, con il 37 per cento del campione scrutinato, il no è avanti con il 53,9 per cento e il sì con il 46,1 percento. Alle 15 si erano chiusi i seggi con un’affluenza attestata intorno al 60 per cento degli aventi diritto, e già nel primo giorno aveva votato quasi la metà degli elettori, un record per i referendum costituzionali italiani del terzo millennio. Le urne erano aperte per permettere agli italiani di votare la riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio.

 

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, a lungo presentata come un tecnicismo, si è rivelata una questione capace di mobilitare milioni di cittadini. Il quesito riguardava le modifiche costituzionali che introducono la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm e la creazione dell’Alta corte disciplinare.

Cosa resta invariato

Il sistema con cui è organizzata la magistratura dunque rimane quello attuale: i magistrati potranno continuare a passare dalla funzione requirente a quella giudicante, sia pure con limiti già oggi molto stringenti — un solo cambio di funzione, nei primi dieci anni di carriera e cambiando distretto. Il Consiglio superiore della magistratura resterà unico, con la componente togata eletta dai colleghi. L’Alta corte disciplinare non vedrà la luce, e la funzione disciplinare rimarrà interna al Csm.

Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, intervista da Lifegate nelle scorse settimane, aveva letto la riforma come un attacco all’indipendenza della magistratura mascherato da questione tecnica. “La separazione delle carriere è un finto tema”, aveva detto. “Il vero obiettivo della riforma è l’indebolimento dell’autonomia della magistratura”.  Secondo Nicolò Zanon, presidente del Comitato Sì Riforma “è comunque una vittoria della democrazia, ma c’è una certa spaccatura sul sentimento che si ha nei confronti della magistratura. Io credo che dal 24 marzo, cioè da domani, bisognerà cercare di rimettere insieme le eventuali macerie che questa campagna così aspra ha lasciato”.

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