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L’hotel Naasa Hablood, nella capitale della Somalia Mogadiscio, è stato attaccato dai miliziani del gruppo radicale islamista al-Shabaab.
Almeno undici persone sono state uccise sabato 25 giugno in un attacco terroristico a Mogadiscio, in Somalia. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo islamista radicale al-Shabaab: nel mirino, stavolta, l’albergo Naasa Hablood della capitale africana. Un kamikaze si è fatto esplodere su un’auto, attorno alle 16:30 (ora locale), di fronte all’ingresso dell’hotel: subito dopo un commando di terroristi è penetrato nell’edificio, prendendo in ostaggio numerose persone tra clienti e personale della struttura.
Secondo quanto riferito da un fotografo dell’Afp presente sul posto, la zona è stata quasi immediatamente circondata. Successivamente è scattata un’operazione da parte delle forze di polizia somale, durata parecchie ore, al termine della quale i quattro uomini che componevano il gruppo di terroristi sono stati uccisi. Testimoni oculari hanno riferito che, nel frattempo, numerosi ospiti dell’hotel sono riusciti a scappare passando attraverso una porta secondaria situata sul retro dell’edificio.
“Le forze speciali hanno messo fine all’assedio, che è costato la vita a undici persone, tra i quali due medici”, ha dichiarato alla stampa il portavoce del ministro della Sicurezza, Andi Kamil Shukri. Secondo altre fonti, tuttavia, il bilancio sarebbe ben più pesante, con circa trentacinque vittime e numerosi feriti, tra i quali alcuni verserebbero in gravi condizioni.
Il gruppo al-Shabaab, affiliato ad al-Qaeda, è stato protagonista di numerosi attacchi terroristici negli ultimi mesi. Poco più di tre settimane fa, un attentato la cui dinamica ricalca perfettamente quella di ieri, aveva provocato la morte di undici persone in un altro albergo di Mogadiscio, l’Ambassador. In quell’occasione il conflitto a fuoco con le forze di sicurezza della Somalia durò più di dodici ore.
Nello scorso mese di novembre, inoltre, altre dodici persone erano state uccise in un attacco all’hotel Sahafi, frequentato da parlamentari, funzionari pubblici e uomini d’affari. A febbraio, poi, i miliziani di Shebab avevano preso di mira l’albergo Ysl, ancora una volta nella capitale somala.
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