Alaska, una miniera minaccia l’habitat naturale di migliaia di orsi

Si chiama Pebble Mine il progetto minerario che, in Alaska, potrebbe stravolgere un territorio abitato da migliaia di orsi.

La Penisola d’Alaska è un lembo di terra che si estende per 800 chilometri nel sud-ovest dell’omonimo stato federale americano, dividendo da una parte l’oceano Pacifico e, dall’altra, la baia di Bristol. Impervia e montagnosa nella porzione settentrionale, l’area è invece più piatta e dolce a sud. Una terra che rappresenta la casa per migliaia di orsi.

La miniera Pebble Mine consentirà di estrarre oro e rame in Alaska

Per comprendere quanto adatto sia l’habitat locale per tali animali, basti pensare che circa un terzo dei 30mila esemplari presenti in Alaska vive proprio nella penisola. Che possono sfruttare l’abbondanza di cibo, anche grazie ai bacini idrici al momento del disgelo, dopo il periodo di letargo.

Un luogo quasi incontaminato, che però oggi risulta minacciato. Ad incombere sulla vita degli orsi è la Pebble Mine, una miniera che si progetta di aprire, al fine di estrarre oro e rame. Essa, infatti, dovrebbe sorgere nei pressi delle fonti d’acqua in altitudine, che si riversano poi nella baia.

orso alaska
Un orso in Alaska © US Fish and Wildlife Service/Getty Images

Il progetto, secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Guardian, provocherebbe la distruzione di migliaia di ettari di aree umide, nelle quali proliferano oggi pesci che rappresentano la principale fonte di nutrimento degli orsi. Il rischio è che l’inquinamento prodotto dalla miniera possa contaminare gli animali.

Il dietrofront dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti

Senza dimenticare l’impatto sul territorio provocato da un corridoio di trasporti e infrastrutture che dovrebbe essere lungo 140 chilometri. Inoltre, il progetto potrebbe anche comportare pesanti ripercussioni sull’industria ittica locale, che dà lavoro a circa 14mila persone.

Che la Pebble Mine avrà un enorme impatto è stato d’altra parte certificato già nel 2014 dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti. Che aveva sottolineato proprio i rischi significativi per la popolazione di pesci. La stessa agenzia, tuttavia, negli anni della presidenza di Donald Trump ha stravolto il proprio giudizio.

Per questo, la popolazione locale, i gruppi di pescatori e gli ambientalisti stanno valutando la possibilità di lanciare un’azione legale per tentare di bloccare il progetto minerario.

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