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Il Partito democratico (Pd) brilla a Torino e Bologna ma rischia a Milano, va male a Roma e perde a Napoli. Il Movimento 5 stelle (M5s) vola a Roma e brilla a Torino, ma è praticamente assente altrove. E il centrodestra batte in ritirata ovunque, ma a Milano si gioca la partita in un testa a testa
Il Partito democratico (Pd) brilla a Torino e Bologna ma rischia a Milano, va male a Roma e perde a Napoli. Il Movimento 5 stelle (M5s) vola a Roma e brilla a Torino, ma è praticamente assente altrove. E il centrodestra batte in ritirata ovunque, ma a Milano si gioca la partita in un testa a testa con il Pd. Il primo turno delle elezioni amministrative, che hanno visto oltre 1.300 comuni al voto, lascia pochi vinti (nessun partito si dichiara, come sempre, ufficialmente sconfitto) e un solo vincitore certo: Massimo Zedda, sindaco uscente di Cagliari, è l’unico candidato tra i capoluoghi di Regione a uscire eletto al primo turno, con oltre il 50 per cento. Quello della città sarda era l’unico esemplare rimasto in vita degli esperimenti “arancioni” (sindaci di sinistra appoggiati dal Pd) di cinque anni fa. In tutte le altre grandi città riparte subito la sfida: il 19 giugno ci sono i ballottaggi che saranno una grande incognita anche perché potrebbe venir meno il fattore astensione (l’affluenza è stata del 62,1 per cento, e ancora più bassa nelle grandi città).
A Roma sono rimasti fuori i candidati di destra, ma se Alfio Marchini (appoggiato da Forza Italia) è andato male col 10,95 per cento, Giorgia Meloni ha sfiorato l’impresa mettendo paura da sola a Roberto Giachetti (20,64 contro 24,9 per cento). Il candidato del Pd al ballottaggio se la vedrà con Virginia Raggi, favoritissima dopo aver ottenuto il 35,2 per cento dei consensi. Peggio ancora per il Pd è andata a Napoli: Valeria Valente è addirittura fuori dal ballottaggio mentre Gianni Lettieri (Forza Italia, 24,1 per cento) cerca il miracolo contro l’uscente Luigi De Magistris, uno della ‘generazione Zedda’. “Noi non siamo contenti, non siamo fatti come gli altri che indossano il sorriso d’ordinanza e dicono ‘abbiamo vinto’” ammette il segretario del Pd, Matteo Renzi: “A Napoli avremmo potuto fare meglio perché peggio era difficile, a Roma siamo contenti del miracolo ma ci interessa l’altro mezzo miracolo”.
Meglio è andata a Milano con Giuseppe Sala, che ha preso oltre il 40 per cento, ma forse nessuno si aspettava che Stefano Parisi tenesse testa all’uomo-simbolo di Expo: il 19 giugno sarà una finale alla pari, e proprio da Parisi parte “la rigenerazione del centrodestra. Abbiamo generato una coalizione allargata, importante, che può essere d’esempio a tutto il Paese”. A Torino e Bologna i sindaci uscenti del Pd andranno al ballottaggio: ma se in Emilia-Romagna Virginio Merola parte con 17 punti di vantaggio sulla leghista Lucia Borgonzoni (39 a 22), in Piemonte Piero Fassino parte da 41-30 con la grillina Chiara Appendino sulla quale potrebbe convergere i voti di Lega Nord e Forza Italia. Tanto che Beppe Grillo già esulta: “Il Movimento 5 stelle si sta espandendo a macchia d’olio. È la prima forza politica a Torino e a Roma dove ha il doppio dei voti del Pd. I risultati di Virginia Raggi e Chiara Appendino sono storici”.
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