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E adesso? Dopo il Brexit, la domanda sorge spontanea non solo per i cittadini britannici, ma anche per quelli europei, italiani compresi. La domanda è per chi va, ma anche per chi resta: cosa succederà all’Europa dopo l’addio della Gran Bretagna? A parte il crollo fisiologico delle Borse di tutta Europa, all’indomani del referendum gli
E adesso? Dopo il Brexit, la domanda sorge spontanea non solo per i cittadini britannici, ma anche per quelli europei, italiani compresi. La domanda è per chi va, ma anche per chi resta: cosa succederà all’Europa dopo l’addio della Gran Bretagna? A parte il crollo fisiologico delle Borse di tutta Europa, all’indomani del referendum gli interrogativi sono sia di carattere politico che economico e preoccupano non poco il governo italiano. Mentre a livello europeo sono subito scattati contatti, meeting e appuntamenti per porre un freno a eventuali ulteriori spinte separatiste. Come quelle dell’Olanda, ma non solo: anche in Italia qualcuno freme.
Il leader della Lega Nord Matteo Salvini, per esempio, ha subito recuperato l’idea di una consultazione popolare sull’uscita dall’Unione europea anche nel nostro paese, lanciando già la raccolta delle firme: “Provo invidia per gli inglesi (britannici, ndr). Ora riproveremo fuori da Parlamento a raccogliere le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che permetta agli italiani di votare”. E sebbene alla vigilia del voto inglese Beppe Grillo si fosse detto poco convinto della Brexit, il Movimento 5 stelle è da sempre fautore di un referendum non tanto sull’Europa (“che comunque deve cambiare”) quanto sull’euro: “È la strada più cara al Movimento 5 stelle, quella di chiedere ai cittadini un parere sugli argomenti decisivi per i popoli. Nessun governo deve aver paura delle espressioni democratiche del proprio popolo, anzi deve considerare il suo volere come il più autorevole dei mandati” dice il Movimento all’indomani del voto.
Evviva il coraggio dei liberi cittadini!
Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti.
GRAZIE UK, ora tocca a noi. #Brexit— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 24 giugno 2016
Il premier Matteo Renzi non ha nascosto il suo disappunto, commentando l’esito britannico, e si è preoccupato essenzialmente della questione finanziaria: “E’ un giorno senza precedenti e non facile ma l’Europa ha dimostrato di essere più forte di ogni difficoltà. Il governo e le istituzioni europee sono nelle condizioni di garantire con qualsiasi mezzo la stabilità del sistema finanziario e la sicurezza dei risparmiatori”.
Ma dal punto di vista meramente economico, secondo uno studio della Sace, l’Italia potrebbe perdere solo in export verso la Gran Bretagna fino a 500 milioni di euro nel 2016 e anche 1,7 miliardi di euro l’anno prossimo. Senza contare gli italiani che vivono, studiano e lavorano nel Regno Unito: solo a Londra sono mezzo milione e si ritroveranno improvvisamente immigrati a tutti gli effetti, con tasse universitarie più alte per chi lavora, permessi di soggiorno e di lavoro più difficili da ottenere, assegni di disoccupazione negati.
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