Animali in città, come migliorare la vita dei cittadini a quattro zampe

Come migliorare la vita degli amici a quattro zampe secondo il rapporto Animali in città. L’editoriale della presidente di Legambiente illustra cosa bisogna fare, in più, per garantire il loro benessere.

Le nostre città sono abitate da milioni di persone ma anche da centinaia di migliaia di animali che condividono con noi il contesto urbano subendone limiti, disservizi e caratteristiche non propriamente “naturali”. Dal randagismo alla mancanza di controllo, dalla mancanza di un censimento ai canili fatiscenti, i fenomeni da monitorare e di cui tener conto sono molteplici se si vuole tirare un primo bilancio dello stato del benessere dei nostri amici cittadini a quattro zampe.

 

banksy nyc dog
© Spencer Platt/Getty Images

Il randagismo in Italia

In Italia non esiste una metodologia condivisa, una politica strategica a livello nazionale, una normativa che contribuisca al diffondersi delle migliori esperienze e delle best practice che pure, isolate e non adeguatamente pubblicizzate, esistono. Il randagismo rimane un fenomeno grave e in alcune regioni decisamente persistente; l’anagrafe canina viene utilizzata solo dai più responsabili; mancano i controlli e adeguate campagne di sterilizzazione degli animali. Chi adotta consapevolmente un animale, affronta anche divieti normativi, difficoltà negli spostamenti e costi sostenuti.

 

Il rapporto Animali in città di Legambiente

Un quadro non propriamente luminoso, quello offerto da Animali in città di Legambiente, il rapporto che raccoglie ed elabora i dati forniti dalle amministrazioni comunali capoluogo di provincia e dalle aziende sanitarie locali rispetto alle politiche relative agli animali d’affezione e, in generale, per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici.
Oggi il complesso sistema istituzionale, basato su Comuni e Regioni (per tramite delle Aziende sanitarie), non è riuscito a superare una gestione prigioniera del canile rifugio, per i cani, e del mancato censimento per i gatti nelle colonie feline cittadine. Le conseguenze per la qualità di vita dei nostri amici sono pesanti e i costi pubblici importanti (peraltro non risolutivi dei problemi) sono sotto gli occhi di tutti.

 

cat rescue
© Dan Kitwood/Getty Images

Il mancato censimento

In entrambi i casi emerge una resa alle difficoltà di attuare una significativa anagrafe degli animali d’affezione (meno della metà dei cani presenti in Italia risultano registrati in anagrafe) e un adeguato censimento dei gatti liberi presenti in città (meno di un terzo dei gatti presenti nelle colonie feline in Italia risultano registrati in anagrafe). L’anagrafe per i gatti privati non è obbligatoria, e quindi i dati presenti risultano lontanissimi dal rappresentare anche solo minimamente la popolazione felina urbana. Ancor meno i cani e i gatti non padronali che risultano sterilizzati, al fine di prevenire sofferenze e morte per i cuccioli nati in strada: solo un cane su cinque viene sterilizzato e meno di un gatto su otto presente in colonia felina è sterilizzato.
Questo, accompagnato a scarsi investimenti culturali per il possesso responsabile, che riguarda la conoscenza dei nostri amici e delle loro esigenze e il valore del controllo demografico preventivo, porta ad un quadro che abbinato alla crescita culturale e del quadro penale a difesa di cani e gatti, rende la situazione italiana sempre più complicata.

 

Le riforme necessarie

Cosa fare: innanzitutto far prevalere le sinergie istituzionali piuttosto che, come facile avvenga in situazioni di difficoltà, lo scarica barile. Costruire insieme, sulla base di un’analisi attenta, alcune proposte e condividere gli obiettivi da raggiungere è il modo migliore per far bene.
In questo la crisi economica, con la scarsità di risorse, può essere utile se diviene stimolo per l’avvio di un lavoro comune tra istituzioni e tra queste e le categorie private più coinvolte e professionalmente direttamente impegnate, in primis i medici veterinari.

 

dogs bicycle
© Ilia Yefimovich/Getty Images

Un tavolo nazione sugli animali d’affezione

Molte le cose da fare. Attraverso l’istituzione di un tavolo nazionale permanente su Animali d’affezione Anci  (Associazione nazionale comuni italiani) –  Regioni – Governo (che si riunisca almeno due volte all’anno e rendiconti annualmente le azioni decise, i risultati attesi e i risultati raggiunti), si potrebbe agire su molteplici fronti:

  • passare entro 12 mesi, dalle attuali 21 Banche dati dell’anagrafe animali d’affezione regionali ad un’unica Banca dati dell’anagrafe animali d’affezione nazionale, integrata anche con dati sullo status riproduttivo dell’animale (sterilizzato o no), con autorizzazione all’accesso di inserimento e modifica dati attraverso tutti i veterinari pubblici e privati iscritti all’ordine e pienamente consultabile online da tutti i cittadini;
  • passare dall’attuale sistema di scarsi controlli (1 controllo all’anno ogni 6mila cittadini) del rispetto della normativa vigente (ad esempio sull’iscrizione degli animali all’anagrafe, su maltrattamento e corretta custodia) a un efficace sistema di controllo (1 controllo all’anno almeno ogni 600 cittadini), realizzato d’intesa tra polizia locale, servizi veterinari pubblici e vigilanza volontaria (in Italia è presente un cane ogni 3-6 cittadini);
  • attivare un sistema nazionale omogeneo, efficace ed economicamente realizzabile di sterilizzazione di tutti i cani e gatti non padronali;
  • attivare incentivi e facilitazioni comunali di varia natura a chi adotta cani e gatti presenti nelle strutture comunali o convenzionate; a chi registra e gestisce colonie feline presenti nel territorio comunale; ad organizzazioni animal care no profit riconosciute che adottino cani e gatti presenti da almeno due mesi nelle strutture pubbliche o convenzionate;
  • attivare incentivi e facilitazioni comunali di varia natura;
  • realizzare un accordo con la Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani per attivare incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti privati;
  • attivare disincentivi, anche fiscali, a chi detiene cani e gatti non sterilizzati;
  • proporre adeguamenti alla normativa nazionale su animali d’affezione che definiscano fonti di finanziamento, procedure omogenee di adozione di cani e gatti non padronali, istituzione albo nazionale organizzazioni animal care no profit e periodo massimo entro cui cura e gestione di cani e gatti non padronali sono sostenuti dalle pubbliche amministrazioni.

 

E adesso tutti al lavoro per cambiare in meglio, senza attendere nuovi e tristi episodi di cronaca per riparlare di randagismo canino e felino.

Articoli correlati
Anche gli animali ora hanno l’avvocato

Gaia Lex è la nuova rete di avvocati e professionisti del diritto coordinata da Claudia Taccani che, nata per assistere gli animali in situazioni giuridiche di difficoltà, ha già prodotto denunce, pareri motivati in materia di caccia, trasporti di animali verso i macelli, interrogazioni parlamentari. Tutto per aiutarci a risolvere i problemi con i nostri amici animali.