Le piante selvatiche che curano il mondo (e che rischiamo di perdere)

Alle piante medicinali e aromatiche, da cui dipendono i nostri sistemi alimentari, medicinali e culturali, è dedicata la Giornata mondiale della natura selvatica 2026.

Raccolte nei boschi e nei prati, essiccate al sole, trasformate. Piante, radici, cortecce, resine e fiori che fanno parte di culture e tradizioni ancestrali e che hanno attraversato continenti. Le piante medicinali e aromatiche (Maps) accompagnano la storia dell’umanità: hanno curato, nutrito, protetto. E oggi continuano a farlo.

Dipendiamo dalle piante selvatiche

Alla base dei nostri sistemi culturali, alimentari e terapeutici ci sono loro: le piante. Si stima che tra le 50mila e 70mila specie vegetali siano utilizzate a scopo medicinale o aromatico nel mondo. E solo una piccola parte di queste è coltivata, la maggior parte proviene ancora dalla raccolta in natura.

Alice Chenyika, 50 anni, ricorre alle erbe contro l’ipertensione. Harare, Zimbabwe © JEKESAI NJIKIZANA/AFP via Getty Images)

A livello globale, una persona su cinque dipende da piante, alghe e funghi selvatici per il proprio sostentamento alimentare ed economico, e tra il 70 e il 95 per cento della popolazione nei Paesi del Sud globale si affida alla medicina tradizionale per l’assistenza sanitaria primaria, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Queste piante costituiscono il fondamento di molti sistemi sanitari e rimangono vitali per la farmaceutica moderna, poiché numerosi composti attivi derivano direttamente o indirettamente da fonti naturali, nonostante i progressi nella chimica di sintesi.

Le piante selvatiche a rischio

Ma questa ricchezza è fragile. Oltre il 20 per cento delle specie vegetali utilizzate a fini medicinali o aromatici è a rischio estinzione, secondo l’Unione internazionale per la conservazione delle specie (Iucn). Le cause principali sono la raccolta eccessiva, la perdita e la frammentazione degli habitat, l’espansione agricola, i cambiamenti climatici e il commercio internazionale illegale.

Su quest’ultimo punto entra in gioco la Convenzione sul commercio internazionale di specie animali e vegetali a rischio (Cites), l’accordo internazionale firmato nel 1973 per garantire che il commercio di specie animali e vegetali non minacci la loro sopravvivenza. Spesso associata solo alla tutela di animali iconici come elefanti, rinoceronti o grandi felini, la Cites riguarda in realtà anche migliaia di specie vegetali: oltre 1.500 piante medicinali e aromatiche risultano incluse nelle sue Appendici, di cui più di 800 nell’Appendice II, che ne regolamenta il commercio.

La Giornata mondiale della natura selvatica 2026 è dedicata alle piante medicinali e aromatiche
La Giornata mondiale della natura selvatica 2026 è dedicata alle piante medicinali e aromatiche

Non a caso, il 3 marzo (data in cui è stata firmata la Cites) è stata proclamata Giornata mondiale della natura selvatica dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2013. Da allora, la ricorrenza è diventata un appuntamento annuale per accendere i riflettori sulle specie minacciate e gli sforzi di conservazione necessari. Quest’anno la giornata vuole ricordarci che la “natura selvatica” include anche specie vegetali meno visibili eppure fondamentali per la salute umana e per l’equilibrio degli ecosistemi. Le piante medicinali e aromatiche svolgono un ruolo ecologico che va ben oltre le loro proprietà officinali: sono pilastri per la biodiversità e la stabilità del suolo. Oltre a rappresentare un patrimonio culturale unico.

Come stanno le piante medicinali e aromatiche in Italia

In occasione di questa giornata, Legambiente ha pubblicato il rapporto “Natura selvatica a rischio in Italia”, che mostra come alcune specie nel nostro paese siano minacciate a causa della raccolta intensiva, della crisi climatica e della perdita di habitat. Tra queste, la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana, che sono classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT), ma anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (Lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana e l’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.).

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