Appunti per un atlante mondiale dello stress

Non siamo liberi di scegliere il livello di impegno da infondere nella nostra attività, quanto ci sentiamo coinvolti, quante risorse dobbiamo spendere. Poniamo che tu ti trovi in una folla dove tutti corrono a grande velocità: sarai costretto a correre come gli altri, se no finirai calpestato. Se si guasta il camion e cerchi un

Non siamo liberi di scegliere il livello di impegno da infondere nella nostra attività, quanto ci sentiamo coinvolti, quante risorse dobbiamo spendere. Poniamo che tu ti trovi in una folla dove tutti corrono a grande velocità: sarai costretto a correre come gli altri, se no finirai calpestato. Se si guasta il camion e cerchi un meccanico, questo ti risponde: “Eh… ci penseremo domani”. Ma se i suoi concorrenti meccanici assicurano un servizio a cinque stelle, lui sarà costretto a fare altrettanto. Non si può rimanere indietro. Se vivi dove l’attività è frenetica, sei necessariamente aspirato da questo vortice, non puoi sottrarti. I ritmi di vita li decide la società che ti circonda.

Quando sei in vacanza, per esempio, a Formentera, vedi il tuo padrone di casa – uno che affitta la sua villetta solo per la stagione estiva – che arriva ogni tre giorni a buttare una manciata di cloro in piscina e a sciacquarne i bordi con la canna dell’acqua. Per farlo impiega mezz’ora, e, alla fine, commenta: “mucho trabaho”; poi se ne va al localetto in riva al mare a bersi l’aperitivo a godersi il tramonto. E pensando ai racconti di Hemingway, in quest’atmosfera molto simile, realizzo che c’è chi vive non in funzione del lavoro, e riesce a essere soddisfatto lavorando quindici giorni all’anno, poi le meritate vacanze a Bali… e ci si rivede a maggio dell’anno prossimo.

E me ne rendo ancora meglio conto, se analizzo la vita di un manager: che deve rispettare il budget, vendere di più, essere sicuramente più bravo degli altri. Se no, addio. Qui , dove siamo noi, c’è bisogno di abiti formali, della macchina per andare a lavorare.In casa hai un divano, non un’amaca che ti sei intrecciato tu stesso con la dovuta calma. Ma perché il mondo che ci circonda esercita così tanta pressione?

Quali sono i meccanismi in cui tutti rimaniamo invischiati e per i quali ognuno si comporta più o meno allo stesso modo? La civiltà occidentale è fatta di “esemplari” di una specie stanziale che, come accadde in tutte le specie stanziali, tendono ad assimilare i modi dei propri simili, così che le differenze finiscono per convergere in un quadro comune. Basti pensare a come milioni di persone parlino allo stesso modo, ma allo stesso tempo in modo diverso, tra Milano e Bergamo. E i modi e i ritmi di vita, così come i dialetti, sono diversi tra loro ma ugualmente si raggruppano, analogamente a quanto si verifica per la lingua di un Paese, che diventa una.

Tutti parlano in un modo un po’ diverso ma, in fondo, tutti sono italiani. Così come la lingua italiana comprende tutti gli italiani, anche i loro modi, diversi ma simili come i dialetti rispetto alla lingua, si sintetizzano in un “tipo”. Questo fenomeno porta la lingua italiana e i modi italiani a esser diversi da quelli, per esempio, dei tedeschi. E, per ogni popolo, anche il livello di stress, come i dialetti, le lingue etc. , finisce per essere comune.

Dato che i livelli di stress hanno una collocazione geografica, si potrebbe tracciare un atlante che, invece di segnalare le montagne, riporti i “picchi”di stress. Si potrebbe riconfigurare un mappamondo con un nuovo tipo di montagne, delineate dalle curve di livello dello stress, per poter piacevolmente e tranquillamente navigare nelle verdi valli di questo nuovo mondo.

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