Coltivare il fiore di loto non è solo un gesto di amore verso la natura, ma anche un passo verso la creazione di un angolo di pace e serenità.
Materiali naturali ed ecocompatibili, interazione tra uomo e ambiente. Criteri che appartengono all’architettura bioecologica. E all’estero?
Per trovare dei veri e propri complessi di architettura bioecologica di un certo rilievo bisogna rivolgere l’attenzione a delle realtà all’estero presenti in Austria, Germania e Svizzera.
Per migliaia di anni, l’uomo è vissuto sulla terra riuscendo a mantenere l’equilibrio con la natura. Si procurava il cibo, si costruiva abiti e utensili ed edificava le sue case ecologiche in modo diverso a seconda del luogo e dell’epoca in cui viveva. Esistevano stretti legami fra la natura degli edifici e l’ambiente circostante.
Innanzitutto i materiali utilizzati appartengono alla natura del luogo e sono stati ottenuti e messi in opera col minimo consumo di energia e senza sprechi. Esaurite le loro funzioni, la natura se ne riappropria nell’eterno ripetersi del suo ciclo vitale. Le forme architettoniche nascono nel rispetto delle esigenze e delle abitudini di chi ci vive e si inseriscono perfettamente nel paesaggio. E nonostante gli elementi di base, cioè materiali e forme, si assomigliano tutti, l’espressione creativa individuale trova un suo spazio.
Arrivati alla nostra epoca, sono cominciati i guai. La consapevolezza dei problemi connessi con l’ambiente ha avuto il suo primo innesco anni fa, proprio nelle aree in cui si erano evidenziati gli squilibri ecologici provocati dall’intervento umano. Si tratta di aree ad altissima densità industriale e abitativa. La casa ha risentito profondamente di queste trasformazioni e si è fatta sempre più tecnologica, rigida nelle forme, ben sigillata, con materiali ed apparati d’avanguardia.
In Italia l’architettura bioecologica è ancora agli inizi. Per trovare complessi insediativi di un certo rilievo bisogna rivolgersi a delle realtà presenti in Austria, Germania e Svizzera.
Un esempio per tutti è il Complesso d’Abitazioni chiamato “Schafbruhl“. Esso é ubicato nella città tedesca Tubingen ed i progettisti lo definiscono “primo complesso di abitazioni bioecocompatibi”. Iniziato nei primi ottanta fu terminato nel 1985. In quegli anni in Germania il numero degli edifici bioecologici monofamiliari era in costante crescita.
Risanamento ambientale, socializzazione tra vicini e qualità della vita negli spazi abitabili erano argomenti molto sentiti da parte della popolazione. E anche da parte dell’architettura bioecologica che ha fatto proprio di questi il suo punto di partenza.
Enrico Micelli
Bioarchitetto
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