L’archivio di Bob Dylan non è più segreto

Un archivio di 6.000 oggetti, testi, documenti e registrazioni di Bob Dylan che ne ricostruisce il genio e l’ispirazione è stato rinvenuto e acquisito in Oklahoma.

La leggenda su un presunto archivio segreto di Bob Dylan diventa realtà. Un tesoro, un tempo sommerso, di diari contenenti testi, lettere e altri documenti del menestrello del Minnesota, una delle figure più riservate nella storia della musica pop, è stato acquisito da due istituti dell’Oklahoma. Il nuovo archivio di Bob Dylan, di cui si vociferava da anni ma che nessuno – eccetto gli amici più stretti – aveva visto, risiederà a Tulsa, vicino a quello del suo idolo musicale e mentore, Woody Guthrie.

Il materiale accumulato da Bob Dylan in sessant’anni di carriera conta oltre 6.000 oggetti, un archivio che secondo il New York Times è “più profondo e vasto di quanto anche i massimi esperti di Dylan potessero immaginare, promettendo uno sguardo inedito sul lavoro del cantautore”. Il materiale è stato acquistato dalla fondazione del petroliere George Kaiser e dall’università di Tulsa ad un prezzo stimato tra i 15 e i 20 milioni di dollari.

Dylan ha dichiarato di essere felice e onorato che i suoi documenti abbiano trovato casa nella città di Woody Guthrie insieme ai manufatti dei nativi americani – anch’essi raccolti dalle istituzioni – e a una rara copia della Dichiarazione di Indipendenza.

 

Il cuore dell’archivio è un’ampia raccolta di quaderni in cui Zimmerman ha scritto, corretto e rifinito molte delle sue canzoni. Il New York Times ne ha visti alcuni in anteprima, ma ci vorranno due anni per catalogarli e poi saranno esposti. Decine di riscritture seguono l’evoluzione anche di brani minori come Dignity che, nonostante quaranta pagine di modifiche, non fu inserito nell’album Oh Mercy del 1989 ma pubblicato solo successivamente nel 1994.

 

Bob Dylan in uno show tv dal vivo a Londra nel 1965
Bob Dylan nel 1965 © Val Wilmer/Redferns/Getty Images

 

Tra strappi di carta e macchie di caffè sui bloc-notes, manoscritti e testi battuti a macchina, sono spuntate anche diverse registrazioni su nastro, contratti, bozze di lavoro, note di produzione e filmati di concerti. C’è un biglietto che Barbra Streisand scrisse a Bob Dylan nel novembre del 1978: la cantante lo ringraziava per averle spedito dei fiori e gli chiedeva di registrare insieme una canzone.

 

Una mostra renderà parte del materiale accessibile al pubblico, ma il grosso sarà destinato ad accademici e dylanologi. Per loro è arrivato il momento di tornare a studiare.

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