Coronavirus

Come questa pandemia rischia di rallentare l’azione per il clima

Il coronavirus colpisce l’azione per il clima. I negoziati sulla biodiversità, sugli oceani e per il clima, la Cop 26, rischiano di essere rimandati.

L’agenda politica di quest’anno, ricca di negoziati ed eventi sui cambiamenti climatici, la biodiversità e gli oceani, potrebbe subire drastiche modifiche a causa della pandemia da coronavirus. Dalla Cop 26 sul clima a Glasgow, con i suoi incontri preliminari di giugno a Bonn e fine settembre a Milano, alla Cop 15 sulla biodiversità a Kunming in ottobre, passando per negoziati sugli oceani delle Nazioni Unite di Lisbona a giugno, gli incontri della diplomazia sull’ambiente sono a rischio.

Il coronavirus, ha colpito duramente Cina, Unione europea, Stati Uniti, dove diversi meeting chiave per raggiungere nuovi impegni ambientali sono già stati cancellati o rinviati (il negoziato sulla biodiversità in Cina è stato spostato a Roma a fine febbraio). Inoltre la crisi economica che si va delineando si prospetta potenzialmente letale nei confronti di piani come il green deal europeo o la finanza climatica (i 100 miliardi l’anno per il clima, che i paesi industrializzati dovrebbero sborsare per aiutare quelli meno sviluppati), che si teme, insieme ai negoziati, possano finire in secondo piano nelle agende dei governi di tutto il mondo.

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“Dobbiamo difendere il green deal e il lavoro fatto finora sul clima”, ha ribadito con forza Laurence Tubiana, l’architetto dell’Accordo di Parigi durante una conferenza stampa online a cui LifeGate ha partecipato come unico mezzo d’informazione italiano. “Per l’Unione europea l’agenda green deve rimanere una priorità”.

Sbaglia chi crede che il rallentamento dell’economia possa beneficiare il clima. Certo, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) prospetta che le conseguenze economiche della Covid-19 ridurranno drasticamente la domanda mondiale di petrolio per i prossimi 12-18 mesi, con conseguente contrazione delle emissioni. Lo stesso Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie, avverte sul quotidiano britannico Guardian che l’epidemia potrebbe provocare un rallentamento nella transizione mondiale dell’energia pulita. “Non c’è nulla da festeggiare in un probabile declino delle emissioni provocato dalla crisi economica perché in assenza delle giuste politiche e misure strutturali questo declino non sarà sostenibile sul lungo termine”, ha detto Birol. L’unica soluzione? Che i governi lascino immutati gli investimenti ecologici e non perdano l’attenzione sulle politiche internazionali per il clima.

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 04: Sir David Attenborough and Prime minister Boris Johnson (R) attend the launch of the UK-hosted COP26 UN Climate Summit, being held in partnership with Italy this autumn in Glasgow, at the Science Museum on February 4, 2020 in London, England. Johnson will reiterate the government's commitment to net zero by the 2050 target and call for international action to achieve global net zero emissions. The PM is also expected to announce plans to bring forward the current target date for ending new petrol and diesel vehicle sales in the UK from 2040 to 2035, including hybrid vehicles for the first time. (Photo by Jeremy Selwyn - WPA Pool/Getty Images)
Sir David Attenborough e il primo ministro britannico Boris Johnson al lancio dell’anno negoziale per il clima del 2020. Il Regno Unito sarà paese ospitante © Jeremy Selwyn – WPA Pool/Getty Images

Quali conseguenze per i negoziati per il clima?

“Il calendario dei negoziati per il clima è potenzialmente compromesso”, ha commentato Laurence Tubiana. “È difficile stabilire l’impatto di un possibile rinvio della Cop 26 e dei negoziati intermedi di Bonn e Milano. Vari negoziatori hanno speculato su quali soluzioni potrebbero essere adottate. Si potrebbe ipotizzare di congelare tutto e riprendere il calendario in maniera identica spostando tutto al 2021″, spiega un negoziatore europeo dietro anonimato.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa prova ad infondere fiducia: “Noi stiamo portando avanti i lavori, gli atti autorizzativi e i decreti necessari. Siamo sempre in contatto con il Regno Unito per evitare di rinviare i negoziati in autunno”, spiega il ministro Costa a LifeGate. “Siamo già in ritardo sull’agenda per il clima: un anno perso può essere critico”.  

Sono saltati però numerosi incontri bilaterali condotti dall’Italia, incluso quello importantissimo con il Brasile, che si doveva tenere a fine marzo, nel tentativo di tenere a bordo della conferenza per il clima il riottoso presidente Bolsonaro. I canali diplomatici rimangono aperti, spiega il ministro italiano, ribadendo che da fine maggio la sua agenda rimane interamente dedicata alla diplomazia climatica. “Noi vogliamo difendere in particolare la Pre Cop perché crediamo che questo evento internazionale possa essere, se ci saranno le condizioni, un’ottima occasione per far ripartire Milano”. Ma le variabili in gioco rimangono numerose. Dal controllo della pandemia in Italia e Regno Unito alla difficoltà dell’avanzamento dei negoziati Ue-Cina (al momento sono “ovviamente fermi”, spiega la Tubiana).

E ancora, l’incertezza sulle elezioni presidenziali americane e le prospettive di diffusione del Sars-Cov-2 in Germania e nel resto del mondo. A rischio anche i negoziati della Convenzione per la biodiversità (Cbd), che potrebbero arenarsi a causa della difficoltà dei delegati di partecipare agli incontri. Già all’incontro romano di febbraio della Cbd, dirottato dalla Cina, erano riusciti a partecipare solo 150 delegazioni su 196. Impossibile firmare un’accordo globale senza avere tutti intorno al tavolo. “Un accordo fondamentale che necessitiamo con urgenza anche per controllare nuove possibili pandemie causate da zoonosi“, spiega Isabella Pratesi del Wwf Italia.

giuseppe conte e boris johnson
Il primo ministro britannico Boris Johnson (a destra) e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte al lancio della conferenza sul clima che vede i due paesi collaborare © Chris J Ratcliffe-WPA Pool/Getty Images

L’azione per il clima non è rimandabile

“Non possiamo perdere di vista la crisi climatica e il negoziato sulla biodiversità perché troppo occupati ad affrontare la crisi epidemica: emergenza sanitaria ed emergenza climatica hanno legami molto forti, essendo la deforestazione e la distruzione degli habitat due delle principali ragioni del passaggio del coronavirus dall’animale all’uomo”, spiega Serena Giacomin, presidente di Italian climate network. “Anzi è proprio per evitare impatti ben più gravi sulla salute dell’uomo nell’immediato futuro che dobbiamo agire oggi”.

Vari intervistati del mondo ambientalista e dell’amministrazione pubblica hanno dichiarato che legare i fondi per la ripresa per uscire dalla crisi economica causata dal coronavirus a performance ambientali deve essere una conditio sine-qua-non. “Dobbiamo essere innovativi per non perdere la congiuntura favorevole sul clima”, conclude Laurence Tubiana. “Se la diplomazia dell’Unfccc si arresta per il coronavirus, dobbiamo lavorare a livello nazionale per far si che i piani di stimolo vengano declinati verso la green economy, come già la Corea del Sud ha annunciato. Abbiamo tempo per ripensare il multilateralismo e progettare quale mondo vogliamo essere”.

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