C’è un’agricoltura che produce cibo, ma anche relazioni, lavoro e servizi. Che recupera terreni e varietà antiche, sperimenta nuove forme di cooperazione, costruisce occasioni di reddito e prova a contrastare lo spopolamento dei piccoli centri. È il filo conduttore della XXIV edizione di Bandiera Verde Agricoltura, il riconoscimento promosso da Cia-Agricoltori Italiani, assegnato quest’anno a dieci aziende agricole, due Comuni, tre iniziative extra-aziendali e un progetto speciale. Al centro dell’edizione 2026 c’è il ruolo delle imprese agricole nella tenuta economica e sociale delle aree interne, territori nei quali l’attività agricola rappresenta spesso molto più di un settore produttivo: è un presidio contro l’abbandono, contribuisce a conservare il paesaggio e la biodiversità e mantiene attive comunità che rischierebbero altrimenti di perdere servizi e opportunità.
I numeri restituiscono la dimensione della sfida. Le aree rurali interessano il 48,6 per cento dei Comuni italiani e il 58,8 per cento della superficie nazionale. Nel frattempo, il valore aggiunto dell’agricoltura italiana ha raggiunto i 43,1 miliardi di euro, confermando il primato del Paese in Europa. Ma dietro questi dati ci sono soprattutto storie imprenditoriali che dimostrano come sia possibile costruire sviluppo partendo dalle risorse locali. “Il diritto a restare non è uno slogan, ma un impegno concreto”, ha spiegato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. “Con Bandiera Verde valorizziamo chi oggi sceglie di fare impresa e costruire il proprio futuro nella propria terra d’origine, anche quando è scomoda e incerta”. Fini ha richiamato anche le condizioni necessarie per rendere possibile questa scelta: infrastrutture, connettività, servizi essenziali, ricambio generazionale e un reddito adeguato per gli agricoltori.
Il premio Gold alle Langhe: agricoltura, ospitalità e identità
Il riconoscimento più importante, la Bandiera Verde Gold 2026, è andato ai Poderi Luigi Einaudi, storica azienda vitivinicola di Dogliani, nelle Langhe, fondata nel 1897 da Luigi Einaudi. Circa 150 ettari di proprietà e una lunga tradizione enologica si accompagnano oggi a un’attività di ospitalità che comprende un relais ricavato in una dimora storica di fine Settecento, con dieci camere e un’offerta gastronomica legata alle produzioni locali. Il modello premiato è quello di un’impresa che ha saputo integrare la produzione vinicola con il turismo esperienziale, le degustazioni e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico delle Langhe. Ma è soprattutto guardando alle altre aziende premiate che emerge la varietà delle esperienze capaci di generare sviluppo nelle campagne italiane.
In Calabria, a San Floro, il premio Agri-Young è andato aMulinum, il progetto fondato dal giovane imprenditore Stefano Caccavari per recuperare la tradizione dei grani antichi. Nato anche grazie a una mobilitazione e a una raccolta fondi sui social, il progetto ha dato nuova vita a un antico mulino e costruito una filiera corta che parte dalla coltivazione biologica di varietà come Senatore Cappelli, Maiorca e Verna, prosegue con la macinazione a pietra e arriva alla produzione artigianale di pane e prodotti da forno.
La capacità di coniugare agricoltura e tutela della biodiversità è invece al centro dell’esperienza di Le Crede, a Portogruaro, premiata nella categoria Agri-Woman. Guidata da Cecilia Irene Massaggia, l’azienda ha trasformato un fondo rustico in una realtà agroecologica che integra coltivazioni, agriturismo, enoturismo ed eventi culturali. Un esempio di rigenerazione territoriale che mette insieme sostenibilità ambientale e turismo lento.
Dalla Sicilia arriva il riconoscimento Agri-Welfare all‘Azienda Agricola Arena – Bontà d’Asina, nella piana di Catania. Qui l’allevamento biologico dell’asino ragusano è integrato con la produzione di latte destinato anche alla dermocosmesi e con una fattoria didattica riconosciuta dalla Regione. Nel corso dell’ultimo anno scolastico l’azienda ha accolto circa 8mila bambini, coinvolgendoli in attività legate alla vita agricola, dalla semina alla raccolta, fino alla mungitura.
L’innovazione e l’economia circolare sono invece le ragioni del premio Agri-Innovation all’Azienda Agricola Micologica De Biasi, di Castellaneta, in provincia di Taranto. Specializzata nella coltivazione del cardoncello, ha sviluppato un sistema produttivo che utilizza sottoprodotti dell’industria agroalimentare per realizzare substrati destinati alla coltivazione dei funghi. Ricerca in laboratorio, collaborazione con università e Cnr, serre climatizzate e impianti alimentati anche da fonti rinnovabili completano un modello che punta a ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale.
Il rapporto tra tradizione e innovazione digitale caratterizza l’Azienda Agricola Romaniello Michele, nel Vallo di Diano, premiata con Agri-Web. L’impresa familiare recupera varietà locali di cereali e legumi, come Abbondanza, Carosella e Saragolla, coltivati attraverso rotazioni e sovescio. La trasformazione in farine macinate a pietra si accompagna all’utilizzo di sistemi di controllo satellitare delle produzioni e alla vendita online, che permette di raggiungere consumatori in tutta Italia.
Nelle Marche, la Società Agricola Luzi Gianluigi e Andrea ha ricevuto il premio Agri-Family. Fondata nel 1995 per dare continuità alla tradizione agricola familiare, è oggi guidata dai fratelli Gianluigi e Andrea. L’azienda ha puntato sulla coltivazione biologica di cereali e legumi, con particolare attenzione al farro, e sulla costruzione di una filiera che coinvolge centinaia di agricoltori attraverso la Rete Sinagri. Produzione agricola, molitura a pietra e commercializzazione sono integrate in un percorso che valorizza il lavoro delle aziende locali.
La tutela delle varietà agricole tradizionali è al centro anche del premio Agri-IG, assegnato all’Azienda Agricola Belisario Domenico, a Sarconi, in Basilicata. L’impresa si occupa della coltivazione e della valorizzazione dei Fagioli di Sarconi IGP, producendo e confezionando venti ecotipi differenti. Un lavoro di conservazione della biodiversità che ha contribuito anche al percorso di riconoscimento europeo della denominazione geografica protetta.
In Puglia, a Giurdignano, nel Salento, il premio Agri-Ecology è stato assegnato a Borgia Tartufi, azienda familiare che ha sviluppato una filiera dedicata alla ricerca, alla coltivazione e alla trasformazione del tartufo. Il progetto combina pratiche agronomiche a basso impatto, interventi di rinaturalizzazione delle superfici boschive, tutela delle specie autoctone e investimenti in energia rinnovabile.
Completa la rosa delle dieci aziende premiatePoggio di Camporbiano, a Gambassi Terme, in provincia di Firenze, che ha ricevuto il riconoscimento Agri-Cooperation. Su circa 200 ettari, diverse famiglie hanno costruito un modello di gestione collettiva che integra agricoltura biologica e biodinamica, coltivazione di cereali, ortaggi e frutteti, allevamento e trasformazione interna. Le decisioni vengono prese insieme dai soci, mentre la vendita diretta e la collaborazione con i Gruppi di acquisto solidale contribuiscono a mantenere il valore economico all’interno della comunità.
Il premio speciale e il ruolo dei Comuni
Accanto alle imprese, Cia ha voluto riconoscere anche il valore delle forme di gestione collettiva della terra. Il Premio Speciale 2026 è stato assegnato al Consorzio Uomini di Massenzatica, nel territorio di Mesola, in provincia di Ferrara. Le sue origini risalgono al Medioevo, mentre la costituzione formale risale al 1896. Oggi gestisce circa 350 ettari nel Delta del Po, con un modello di proprietà collettiva che sostiene i piccoli agricoltori, promuove la biodiversità e mantiene attive iniziative di economia sociale. Tra queste c’è il “Negozio del Fresco”, nella frazione di Monticelli, che garantisce la distribuzione di pane e la consegna della spesa a domicilio, soprattutto per gli anziani e gli abitanti delle zone più periferiche. Un servizio che racconta bene come la gestione agricola possa diventare anche una forma di welfare di comunità.
Due i Comuni premiati. Viggiano, in provincia di Potenza, è stato riconosciuto per la valorizzazione dell’identità agricola e culturale della Val d’Agri e per i progetti dedicati alla sostenibilità, alla biodiversità e alla coltivazione di piante officinali. Imola, in provincia di Bologna, ha ricevuto il riconoscimento per la promozione delle filiere agroalimentari locali, attraverso il marchio collettivo “Dal cuore di Imola”, che coinvolge quasi trenta produttori e artigiani, e per le iniziative di transizione ecologica. Tra queste, la piantumazione di oltre 7mila alberi, la mobilità ciclistica e lo sviluppo di una comunità energetica rinnovabile.
Tre, infine, i riconoscimenti extra-aziendali. Il premio Agri-Territorio è andato alla rubrica di Rai News 24 “Sapori e Colori”, per il racconto delle produzioni e delle comunità rurali italiane. L’Agri-Scuola è stato assegnato all‘Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi” di Scerni, in Abruzzo, che nel biennio 2026-2027 celebra 150 anni di storia e si distingue per i progetti di formazione sull’agricoltura di precisione, anche attraverso un laboratorio dedicato ai droni. Il premio Agri-Cultura è andato invece al film “Benvenuti in campagna”, diretto da Giambattista Avellino e interpretato da Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, che racconta con ironia le difficoltà e le soddisfazioni della vita agricola, mettendo a confronto l’immaginario romantico della campagna con la quotidianità del lavoro nei campi. Esperienze diverse, dunque, ma unite da un elemento: la capacità di trasformare l’agricoltura in una risorsa che va oltre la produzione e il mercato. Perché nelle aree interne, dove la perdita di servizi e opportunità accelera lo spopolamento, un’azienda agricola può rappresentare anche un presidio sociale, un’occasione di occupazione e un punto di riferimento per chi continua a vivere in quei territori.
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