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La stima è di una revisione di Pesticide Action Network che contro l’avvelenamento da pesticidi chiede lo stop alle sostanze tossiche e alternative più sicure.
Oltre 400 milioni di agricoltori e lavoratori agricoli in tutto il mondo, circa la metà del totale, soffrono ogni anno di avvelenamento acuto da pesticidi: è la stima emersa da una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Public Health da alcuni ricercatori di Pesticide Action Network International che sottolineano l’urgenza di intervenire per eliminare dall’agricoltura i pesticidi più tossici e sostituirli con alternative più sicure.
La revisione ha incluso dati sugli avvelenamenti dal 2006 al 2023 provenienti da un totale di 139 paesi: 62 paesi analizzati in 214 articoli scientifici e 77 paesi inclusi nei dati del database sulla mortalità dell’Oms. La maggior parte degli studi si è concentrata sugli avvelenamenti di origine professionale, in particolare tra agricoltori e lavoratori agricoli. La cifra stimata dalla revisione non considera gli 84 milioni di bambini impiegati nell’agricoltura globale – ancora più vulnerabili degli adulti agli effetti delle sostanze chimiche tossiche – né le famiglie rurali che subiscono l’esposizione ambientale.
Gli agricoltori e i lavoratori agricoli sono esposti ai pesticidi principalmente durante le fasi di preparazione e applicazione, nonché quando vengono a contatto con colture trattate, attrezzature o indumenti contaminati. Inoltre, possono consumare alimenti fortemente contaminati. Per avvelenamento acuto da pesticidi si intende qualsiasi malattia o effetto sulla salute che si manifesti a breve distanza dall’esposizione (ad esempio, entro 48 ore); tra i sintomi più frequenti figurano mal di testa, nausea, vomito ed eruzioni cutanee. Va notato che un’esposizione ripetuta nel tempo, pur non causando necessariamente sintomi immediati, può portare a patologie molto gravi.
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Lo studio ha rilevato che il maggior numero di casi di avvelenamento non letale si è verificato nell’Asia meridionale, seguita dal Sud-est asiatico e dall’Africa orientale. L’incidenza nazionale più elevata è stata registrata in Burkina Faso, dove quasi l’84 per cento degli agricoltori e dei lavoratori agricoli ha subito avvelenamenti acuti accidentali da pesticidi ogni anno. Si stima che il numero totale di decessi a livello mondiale causati da avvelenamenti accidentali da pesticidi si aggiri intorno agli 11mila l’anno. Quasi il 60 per cento di questi casi si è verificato in un unico Paese, l’India.
“Le carenze sistemiche nella raccolta dei dati hanno celato per anni questa crisi sanitaria globale. La sottostima dei casi rimane un fenomeno diffuso, dovuto allo scarso accesso all’assistenza sanitaria e alla mancanza di formazione clinica o di sistemi adeguati per riconoscere e registrare gli avvelenamenti da pesticidi “, ha commentato Sheila Willis, responsabile dei programmi internazionali, Pesticide Action Network Uk. “Ora che l’entità di tale sofferenza è emersa, è necessario sostenere gli agricoltori affinché possano accedere ad alternative più sicure, tutelando così la propria salute e quella delle loro famiglie”.
Secondo Pan Action Network, attribuire agli agricoltori la colpa dei danni causati dai pesticidi significa scaricare ingiustamente l’intera responsabilità su individui che operano in condizioni di gravi vincoli economici e pratici. Gli agricoltori che operano in regime di contratto sono spesso legalmente obbligati a utilizzare specifici input chimici, mentre i coltivatori si affidano in larga misura ai consigli dei rappresentanti delle aziende agrochimiche a causa della mancanza di una consulenza agroecologica indipendente. Inoltre, i dispositivi di protezione individuale risultano spesso troppo costosi e poco pratici nei climi caldi.
L’attuazione della raccomandazione del Consiglio della Fao di eliminare gradualmente i pesticidi altamente pericolosi (Hhp), nonché dell’Obiettivo A7 del Quadro globale sulle sostanze chimiche che prevede la dismissione degli Hhp entro il 2035, potrebbe ridurre significativamente l’incidenza di tali avvelenamenti accidentali, qualora venisse adeguatamente sostenuta.
Javier Souza Casadinho, coordinatore regionale di Pan America Latina, ha dichiarato: “In America Latina, l’uso di pesticidi – inclusi quelli vietati in Europa – è aumentato drasticamente negli ultimi 25 anni in seguito allo sviluppo di monocolture basate sull’impiego di sementi geneticamente modificate. L’agroecologia rappresenta la strada da percorrere per ridurre – e infine eliminare – l’uso di pesticidi, garantendo al contempo la produzione di alimenti sani”.
“In Africa, le donne sono esposte a rischi maggiori a causa del loro massiccio coinvolgimento nelle attività agricole, come la diserbatura e la raccolta. Spesso sono prive di dispositivi di protezione, non ricevono formazione sulla sicurezza e non hanno controllo sulle risorse; ciò comporta problemi di salute acuti e cronici che possono mettere a rischio anche i figli non ancora nati o allattati al seno. Anche laddove disponibili, i dispositivi di protezione non vengono preferiti a causa del clima caldo che caratterizza tutto l’anno”, ha affermato Dorah Swai, coordinatrice di Pan per l’Africa anglofona.
“Abbiamo la prova quotidiana della sofferenza acuta e cronica di agricoltori, lavoratori agricoli, donne e comunità rurali nella nostra regione”, ha spiegato Sarojeni Rengam, direttrice esecutiva di Pan Asia Pacifico. “Tuttavia, ciò che spesso viene trascurato è che questa è anche una regione ricca di conoscenze, esperienze e competenze agroecologiche degli agricoltori. In tutta l’Asia, le comunità stanno dimostrando che sistemi alimentari sostenibili e privi di pesticidi non solo sono possibili, ma vengono già praticati e rafforzati dagli agricoltori stessi”.
Il direttore esecutivo di Pan India Jayakumar Chelaton ha sottolineato come l’Asia meridionale stia sostenendo un peso enorme, con pesticidi altamente pericolosi come il paraquat coinvolti in devastanti episodi di avvelenamento e come alternative più sicure e non chimiche debbano diventare la priorità nella produzione del nostro cibo.
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