Uno studio ha osservato come, a parità di calorie e nutrienti, un pasto con cibi minimamente processati e uno con cibi altamente processati generano risposte diverse a livello metabolico e di attività cerebrale.
Mentre il costo della spesa alimentare aumenta sempre più, gli agricoltori guadagnano sempre meno. Per TerraComune occorre cambiare il sistema che ha impoverito le persone e l’ambiente.
In questi giorni, in diverse regioni del sud Italia, gli agricoltori si sono uniti agli autotrasportatori nelle proteste contro il caro carburante. L’aumento del prezzo del gasolio è una delle tante difficoltà che i produttori stanno affrontando negli ultimi anni, oltre all’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti e alle minacce poste dai cambiamenti climatici. Le quotazioni di alcune materie prime, inoltre, come quella dell’olio, rendono più conveniente per gli agricoltori lasciare il raccolto sugli alberi o nei campi che venderlo.
All’aumento del prezzo della spesa alimentare – tra il 2021 e il 2026 è cresciuto di circa il 30 per cento – non corrisponde un incremento di reddito per gli agricoltori. Questo avviene perché non è l’agricoltore a decidere il prezzo del suo prodotto, ma gli intermediari di filiera, che scaricano proprio sugli agricoltori gli aumenti dei costi. Per fare qualche esempio, secondo i dati diffusi da Slow Food Italia e relativi a un supermercato della provincia di Cuneo, le zucchine, pagate ai contadini tra 0,65 e 1,45 euro al kg a seconda della varietà, sono in vendita intorno ai 4 euro al kg; l’uva da tavola, pagata 0,62 euro al kg, viene commercializzata al dettaglio 3,49 euro al kg; l’insalata in busta arriva a costare tra i 10 e i 20 euro al kg, a fronte di prezzi all’origine che variano da 0,80 a 1,30 euro al kg.
“I sistemi alimentari dominanti sono basati su dinamiche industriali e finanziarie e, in nome di produttività e competitività – sostiene Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia – sfruttano e compromettono le risorse naturali (il suolo, l’acqua, la biodiversità), alimentano lo spreco, non si curano della salute dei consumatori, concentrano la ricchezza in pochi luoghi (con molti territori sempre più abbandonati) e in poche mani, impoverendo sia chi produce il cibo, sia chi lo acquista”. Slow Food denuncia come l’aumento delle rese produttive e dei consumi continui a essere l’obiettivo prioritario delle politiche agricole, così le aziende e gli allevamenti diventano sempre più grandi, mentre si riduce il numero di agricoltori e allevatori di piccola scala che custodiscono l’ecosistema e tengono in vita paesi e tessuti sociali.
“Una terra sana e fertile è la base per l’agricoltura del futuro e per la nostra salute, e dovrebbe quindi essere l’obiettivo primario di un’estesa e forte alleanza tra mondo produttivo, consumatori e istituzioni – continua Milano – Invece la disperazione per l’aumento dei costi, spesso, porta al paradosso di un assurdo scontro fra le istanze ambientali e quelle del mondo rurale”.
Per avviare il cambiamento e rispondere alle sfide contemporanee, occorre rimettere il cibo e l’agricoltura al centro del dibattito politico e sociale: l’alleanza TerraComune, composta da organizzazioni ambientaliste, agricole e sociali, propone come punto di partenza il documento “Un cibo che nutre un’agricoltura che cura” che raccoglie 90 proposte e 8 azioni prioritarie per trasformare i sistemi alimentari.
“Oggi decidiamo se tra vent’anni l’Italia avrà ancora agricoltori o soltanto colline abbandonate che franano a ogni pioggia, e se mangiare bene resterà un diritto di tutti o diventerà un lusso legato alle condizioni economiche – ha dichiarato Fabio Ciconte, portavoce di TerraComune – Il cibo non è una merce qualsiasi, ma la questione centrale del nostro tempo e plasma il modello di società in cui viviamo: ridefinire il modo in cui si distribuisce il valore lungo la filiera non è più negoziabile, è una scelta di democrazia. Se il cibo costa di più a chi lo compra e rende di meno a chi lo produce, allora la domanda non è qual è il prezzo del cibo, ma dove finiscono i soldi che spendiamo”.
Le priorità elencate nel documento sono investire in sicurezza alimentare e pace; orientare i fondi pubblici verso l’agroecologia; garantire prezzi giusti, redditi dignitosi e diritto al cibo intervenendo sulla distribuzione del valore nella filiera agricola e con politiche contro la povertà alimentare; superare un modello fondato sulla competizione al ribasso, che comprime i compensi di chi produce e favorisce lo sfruttamento del lavoro; rafforzare il potere contrattuale dei produttori, contrastare le pratiche sleali e valorizzare le relazioni commerciali che riconoscono il lavoro, la qualità e il valore ambientale e sociale degli alimenti; dare ai territori strumenti per governare le politiche del cibo, dai distretti del biologico alle mense scolastiche; investire in ricerca e formazione non solo nell’agroindustria, ma nell’agroecologia; ampliare la partecipazione sulle scelte che riguardano il cibo ad agricoltori, cooperative, consumatori.
Visualizza questo post su Instagram
“Il clima non negozia, i suoli non si rigenerano in una legislatura, e una generazione di agricoltori che se ne va non torna indietro. Non stiamo chiedendo di finanziare un’utopia, ma di guardare a quello che in Italia esiste già e funziona: aziende etiche che pagano contratti veri, mense a chilometro zero e terre confiscate alle mafie che producono valore – continua Ciconte – Sono esperienze consolidate, alcune forse un po’ disperse, fragili, tenute insieme quasi sempre dall’ostinazione di chi le porta avanti. L’alternativa al modello agroindustriale non è una teoria, è una pratica quotidiana che aspetta solo una politica lungimirante che smetta di penalizzarla e di tenerla ai margini”. Per TerraComune, il documento offre una base concreta per costruire impegni politici, orientare le risorse pubbliche e cambiare le regole di un sistema che finora ha solo impoverito le persone e consumato i suoli.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Uno studio ha osservato come, a parità di calorie e nutrienti, un pasto con cibi minimamente processati e uno con cibi altamente processati generano risposte diverse a livello metabolico e di attività cerebrale.
In una piantagione sperimentale alle porte di Palermo, i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno fatto crescere esponenzialmente il raccolto di caffè.
Oltre 120 chef hanno scelto di eliminare il salmone allevato dai loro piatti e invitano i colleghi a fare lo stesso finché la produzione intensiva continuerà a causare danni.
Nella tenda di un campo per sfollati, l’agronomo Salama Ayesh Muhanna sta ricostruendo la banca dei semi distrutta nel conflitto: il suo obiettivo è tutelare il patrimonio della Palestina e aiutare gli agricoltori.
Lo studio ha associato il consumo abituale di caffè a una composizione corporea più sana e a parametri metabolici più favorevoli. Sono emerse anche associazioni con gli ormoni sessuali, con differenze tra uomini e donne.
Alla Tenuta di Paganico, azienda biologica in Toscana, il pascolo di bovini e suini coesiste con una gestione sostenibile del bosco che preserva il territorio.
Terra Madre 2026 raccoglie l’eredità di Carlo Petrini, festeggia i 40 anni di Slow Food e celebra la biodiversità in tutte le sue declinazioni: appuntamento a Torino, dal 24 al 27 settembre
La stima è di una revisione di Pesticide Action Network che contro l’avvelenamento da pesticidi chiede lo stop alle sostanze tossiche e alternative più sicure.
Alcuni agricoltori del Kansas, supportati dal Land Institute, stanno sperimentando la coltivazione del Kernza, cereale perenne che resiste meglio agli eventi estremi e sequestra più carbonio.

