Bankitalia, l’economia italiana riparte ma è più lenta dell’Europa

Per Bankitalia la ripresa c’è ma è timida: servono più investimenti pubblici. I paesi in via di sviluppo rallentano, l’Europa invece sorride

Nel corso degli ultimi dodici mesi l’Europa si è messa in moto a ritmo spedito pur con qualche turbolenza. L’Italia ha appena ripreso un lento movimento. Il quadro della geografia economica tracciato dalla Banca d’Italia nella sua relazione annuale è altalenante, e vede il Belpaese in una fase di ripresa, anche se più lenta di quella degli altri paesi della zona Euro, in cui occupazione, stipendi e consumi delle famiglie sono in crescita. Anche grazie al Jobs act, dice il governatore Ignazio Visco.

Stati Uniti e Regno Unito bene, il petrolio affossa i paesi emergenti

Bankitalia contestualizza la situazione italiana in un fase dell’economia globale che è stata meno favorevole delle attese. La crescita del pil mondiale è scesa al 3,1 per cento, dal 3,4 del 2014. La “colpa” è dei paesi emergenti e in via di sviluppo, che hanno rallentato più del previsto, in particolare per il crollo dei pezzi del petrolio e delle materie prime da esportare. Tra i paesi più industrializzati, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno mantenuto una dinamica positiva, in Giappone la crescita è apparsa molto discontinua, mentre la decelerazione dell’economia cinese è proseguita, e desta qualche preoccupazione tra gli economisti.

 

Il rallentamento dell’economia cinese spaventa gli esperti @ Getty

L’Europa cresce nonostante Grecia e banche

In Europa le cose sono andate meglio, dice Bankitalia, soprattutto nei primi sei mesi del 2015: la domanda interna è cresciuta, il basso prezzo di petrolio e materie prime ha reso vantaggiose le importazioni, anche le politiche delle politiche di solo austerity ha avuto effetti positivi. Tutto questo nonostante non siano mancate le tensioni, come per la situazione della Grecia e qualche problema del settore bancario. Un passaggio molto significativo della relazione di Bankitalia è quello in cui Visco sposa la tesi dell’importanza di una “Europa senza muri”, dando una risposta in chiave economica alla questione immigrazione: “Benessere e sicurezza sono beni  primari, il tentativo di garantirli dando alle sfide globali risposte frammentate, di tenere le minacce fuori dall’uscio di casa tornando a erigere barriere nazionali ha ben poche  probabilità di riuscita, serve un’Europa che spezzi decisamente le autarchie economiche”.

 

Visco chiede nuovi investimenti pubblici


L’Italia ha approfittato un po’, ma meno di altri paesi, del contesto positivo europeo. Dopo tre anni l’economia italiana è tornata a crescere pur se a ritmi ancora moderati (0,8 per cento), anche i consumi sono ripresi e le imprese sono meno vulnerabili: ma in tutti questi campi siamo ancora ben sotto i valori del 2007, prima dell’inizio della crisi. Anche l’occupazione è aumentata, dice Visco “interessando aree, settori e categorie di lavoratori esclusi dai segnali di ripresa del 2014, anche il Mezzogiorno, grazie alla nuova disciplina dei rapporti di lavoro e agli sgravi contributivi”. Ora però serve “un nuovo taglio del costo del lavoro e investimenti pubblici”.

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