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La startup italiana Befreest offre una soluzione tecnologica al problema dell’inquinamento indoor, con particolare attenzione al radon.
Sia nelle ore lavorative sia nel tempo libero, la maggior parte delle persone trascorre circa il 90 per cento della propria giornata in ambienti chiusi, dalle abitazioni agli uffici, fino ai mezzi pubblici. E raramente si interroga sulla qualità dell’aria che respira che, in determinate situazioni, può essere fino a cinque volte più inquinata di quella esterna. La startup innovativa Befreest è nata proprio per fornire una risposta tecnologica al problema dell’inquinamento indoor.
Oltre al semplice monitoraggio, questa realtà si basa su un “naso digitale” che permette alle persone di respirare meglio. Si chiama proprio così, “nose”, il cuore pulsante dell’ecosistema Befreest: un dispositivo sensoriale avanzato che agisce come un vero e proprio custode della salute dell’aria, non limitandosi a osservare ma analizzando costantemente una serie di parametri critici.
Si va dall’anidride carbonica (la cui concentrazione è spesso legata al ricambio d’aria) alle polveri sottili, particelle microscopiche spesso legate ad attività interne o infiltrazioni esterne; e ancora dai composti organici volatili gas emessi da arredi, detergenti e materiali da costruzione. fino alla misurazione della concertazione di radon, gas naturale radioattivo che è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta. Lo stesso dispositivo misura temperatura e umidità per verificare le condizioni di comfort termoigrometrico.
La chiave della soluzione proposta da Befreest non risiede solo nella raccolta dati, ma nella loro elaborazione smart: i parametri vengono inviati in tempo reale al cloud, dove algoritmi sofisticati identificano eventuali anomalie o agenti inquinanti. Il sistema, interfacciandosi con gli impianti di ventilazione e purificazione attraverso dispositivi IoT, li attiva solo quando necessario. Un approccio che garantisce vantaggi immediati sul fronte della salute – con un’aria sempre pulita per ridurre i rischi respiratori – e della sostenibilità, evitando di consumare energia per ventilare un ambiente quando non è necessario.
Per la sua capacità di trasformare delle semplici mura in organismi intelligenti capaci di prendersi cura di chi le abita, le applicazioni di Befreest spaziano dalle scuole agli uffici, dai mezzi pubblici fino alle case private. A Taranto, ad esempio, la startup ha collaborato con le istituzioni locali per installare i sensori nelle aule scolastiche. Così facendo, è stato possibile monitorare costantemente il livello di affollamento e la saturazione dell’aria, fornendo ai docenti chiare indicazioni su quando aprire le finestre o attivare il ricambio meccanico. La soluzione della startup è stata inoltre utilizzata nelle abitazioni dell’isola di Vulcano, per proteggere gli abitanti dalle emissioni nocive dal sottosuolo. Sono opi numerose le installazioni realizzate per proteggere scuole e luoghi di lavoro dalla presenza di gas radon. A giugno dello scorso anno, infine, Befreest è approdata in Vaticano nell’ambito del progetto di sostenibilità ambientale ed energetica della Basilica di San Pietro, un’iniziativa che coniuga la tutela del patrimonio artistico e l’innovazione tecnologica a tutela del clima e della salute.
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