Dall’intelligenza artificiale al laboratorio: così RARA Factory scopre materiali alternativi alle terre rare

Il fondo Primo Climate investe in RARA Factory, deep tech che sviluppa nuovi materiali – al ritmo di cento al giorno – per sostituire le terre rare.

  • RARA Factory è una società deep tech che nasce come spin-off dell’università Ca’ Foscari di Venezia.
  • Il suo obiettivo è trovare materiali alternativi alle terre rare, con un approccio che coniuga intelligenza artificiale e fisica sperimentale dei materiali.
  • Nell’attuale scenario geopolitico, rendere le filiere indipendenti dall’estero è cruciale: per questo, Primo Climate ha scelto di investire in RARA Factory.

Da qualche anno, le terre rare si sono guadagnate un posto d’onore nelle strategie aziendali e nello scacchiere geopolitico. Questi diciassette elementi chimici, indispensabili per i semiconduttori dei dispositivi elettronici e per le tecnologie alla base della transizione energetica, sono concentrati in pochi paesi, con processi di estrazione complicati e catene di approvvigionamento esposte a tensioni. Si discute quindi di come approvvigionarsene, come riciclarle, come ridurne l’impatto. Perché non sostituirle?

Su questo sta lavorando RARA Factory, società deep tech che nasce come spin-off dell’università Ca’ Foscari di Venezia. RARA Factory ha iniziato il 2026 con il suo primo round di investimento esterno (seed): una raccolta di 3,2 milioni di euro sostenuta da Primo Capital attraverso il fondo Primo Climate, insieme a Cdp Venture Capital Sgr (tramite il Fondo Acceleratori) e da un gruppo di business angel.

Sviluppare migliaia di materiali per trovare alternative alle terre rare

L’approccio di RARA Factory è peculiare perché crea un punto d’incontro tra l’intelligenza artificiale e la fisica sperimentale dei materiali. A differenza di altri modelli che si basano esclusivamente sulla simulazione teorica, “noi facciamo qualcosa di tipico dei fisici: prendiamo qualcosa di reale e lo trasformiamo in un oggetto matematico”, spiega a LifeGate Stefano Bonetti, lead founder e professore di Fisica sperimentale della materia.

Un macchinario crea continuamente combinazioni di elementi chimici puri (tra cui ferro, rame, alluminio), in proporzioni variabili. Le proprietà di questi materiali vengono convertite in dataset numerici usati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, che imparano a riconoscere le combinazioni più promettenti e a suggerirne di nuove. Di test in test, di validazione in validazione, il processo diventa progressivamente più rapido e raffinato.

 

Automobili, turbine eoliche, cuffie: la destinazione dei nuovi materiali

“Andiamo avanti al ritmo di cento materiali al giorno. Ormai abbiamo superato i 10mila, la soglia a partire dalla quale l’intelligenza artificiale può realmente imparare”, continua il professor Bonetti. Chiaramente, solo una minima parte di queste migliaia di materiali avrà un’applicazione industriale: possiamo immaginare il flusso come una sorta di imbuto che parte da un insieme vastissimo di possibilità, per poi escludere man mano quelle prive delle caratteristiche tecniche desiderate, troppo costose, difficili da produrre o non idonee per qualsiasi altro motivo.

“Più si ottimizza, più si impara”, sottolinea Stefano Bonetti. “Una volta completati il database e il training, potremo creare materiali on demand: un’azienda ci chiederà un determinato materiale privo di un determinato componente e noi le potremo fornire il prototipo nell’arco di pochi giorni”. Tra i settori che ne hanno più bisogno ci sono tutti quelli che fanno largo uso di magneti al neodimio come l’automotive per il trasporto elettrico, l’energia per le turbine eoliche, l’elettronica di consumo per speaker e cuffie. “Senza aver fatto alcuna azione di marketing, siamo già subissati dalle richieste”, conclude. “Stiamo toccando con mano quanto sia cruciale, per un’azienda, svincolarsi dalle importazioni di terre rare dall’estero”.

Perché RARA Factory è finita nel radar di Primo Climate

È proprio questo l’argomento che ha convinto Primo Climate, il primo fondo italiano di venture capital che si concentra solo sul climate tech. “In uno scenario geopolitico complesso come quello che stiamo vivendo, RARA Factory ha trovato un modo per liberare le nostre filiere dal gioco della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materiali critici”, commenta Simone Molteni, general partner del fondo insieme a Giusy Cannone ed Ezio Ravaccia. Molteni è anche direttore scientifico di LifeGate, che fa parte del network di competenze e relazioni a cui accedono le realtà sostenute dal fondo.

Le tecnologie scelte da Primo Climate, pur essendo molto diverse tra loro, hanno alcune caratteristiche in comune. Innanzitutto, sono già mature; sono italiane, o con piani di crescita in Italia; e, cosa non meno importante, garantiscono vantaggi sia in termini climatici sia in termini economici e produttivi. RARA Factory si inserisce alla perfezione in questo quadro, offrendo alternative reali a importazioni dall’estero rivelatesi non prive di rischi. “Questo – continua Molteni – è il modo migliore di rendere più resilienti, competitive e sicure le filiere industriali che producono beni necessari per la nostra economia”.

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