Annunciate le realtà selezionate per la seconda edizione di Women in Action, il programma di accelerazione di LifeGate Way: scopriamole.
Al via la nuova edizione di Women in Action, il programma di accelerazione di startup al femminile. La parola alle due founder.
In Italia parlare di imprenditoria femminile significa ancora confrontarsi con numeri che raccontano un divario evidente, ma anche con un potenziale straordinario ancora inespresso. Se la partecipazione delle donne al mercato del lavoro resta tra le più basse d’Europa, il quadro diventa ancora più complesso quando si entra nel mondo dell’innovazione e delle startup: qui le founder sono meno numerose, meno finanziate, meno sostenute. Non per mancanza di idee, competenze o visione, ma per un ecosistema che spesso non riconosce ancora pienamente il valore della leadership femminile, della diversità dei punti di vista e di un approccio all’impresa capace di coniugare crescita, responsabilità e impatto sociale.
Da questa consapevolezza nasce Women in Action, il programma di accelerazione promosso da LifeGate Way, dedicato alle startup innovative guidate da donne o a team a maggioranza femminile, ma anche a studentesse e giovani imprenditrici che desiderano trasformare un’intuizione in un progetto concreto. Un percorso accessibile, gratuito ed equity free, pensato per accompagnare le partecipanti dall’idea all’ingresso sul mercato, offrendo formazione, mentorship, networking e soprattutto una visione: costruire imprese sostenibili “native”, capaci di generare valore economico e valore umano allo stesso tempo.
Il percorso di Women in Action prende forma attraverso tappe chiare e scandite nel tempo: il 20 febbraio si chiuderanno le candidature e verranno selezionate le 16 pre-candidate che accederanno alla fase successiva di valutazione. Il programma entrerà nel vivo il 12 marzo, con il Women in Action Day, una giornata dedicata all’incontro, al confronto e alla presentazione delle idee imprenditoriali. Da qui verranno individuate le nove realtà finaliste: tre startup, tre neoimprenditrici e tre studentesse che il 9 aprile inizieranno ufficialmente il percorso di accelerazione. Dopo mesi di formazione, mentorship e crescita, il viaggio arriverà al suo momento conclusivo il 7 luglio, quando i progetti avranno compiuto un passo decisivo verso il loro futuro.
Co-fondato da Elga Corricelli e Layla Pavone, Women in Action è uno spazio di empowerment dove si impara a credere nel proprio potenziale, a trasformare la paura in energia, a costruire relazioni e competenze che durano nel tempo. Un ecosistema che sostiene, connette e accelera. Un luogo dove la sostenibilità è un principio guida. Per approfondire nascita, obiettivi, peculiarità e impatto di Women in Action, abbiamo raccolto queste domande alle fondatrici.
Com’è nata Women in Action e quale bisogno specifico dell’ecosistema startup femminile volevate affrontare fin dall’inizio?
Women in Action nasce da un lungo percorso. Nelle realtà che abbiamo vissuto abbiamo sempre posto attenzione al mindset imprenditoriale sostenibile al femminile, sperimentando quanto l’energia di entrambi i generi possa essere trasformativa nella costruzione di ecosistemi equilibrati, innovativi e attenti ai bisogni di una società in rapido cambiamento. Due anni fa abbiamo disegnato il programma Women in Action che abbiamo proposto a LifeGate Way, da sempre attenta alla sostenibilità. Ancora una volta la nostra idea è stata quella di accompagnare le imprenditrici, che nel nostro paese sono ancora numericamente poche, con strumenti validi per allenare la capacità di fare impresa. Il mindset è un modo di pensare e agire: promuove crescita e autonomia, attitudine al rischio sostenibile, capacità di co-costruire e collaborare. È qualcosa che ognuno può allenare, con gli stimoli e gli strumenti giusti: noi li abbiamo e sappiamo il valore che possono generare in chi ha ottime idee imprenditoriali.
Qual è, secondo la vostra esperienza, l’ostacolo più sottovalutato che le founder donne incontrano nel percorso imprenditoriale?
Non saprei dire se è quello più sottovalutato ma senza dubbio è quello che spaventa maggiormente, e che si incontra sempre nel viaggio imprenditoriale, è la paura di non farcela. Di non essere abbastanza capaci, di non avere la giusta energia, di combattere con il giudizio negativo esterno, di dover rinunciare a essere anche madri, compagne, amiche, figlie. Come se essere imprenditrici togliesse una parte, invece di completare l’individuo. Quando si rendono conto che l’energia può essere alimentata e distribuita avviene la magia!
In che modo Women in Action si differenzia da altre iniziative a supporto dell’imprenditoria femminile?
Prima di tutto, è totalmente gratuito ed equity free. Secondariamente, accompagna solo imprese sustainable native. Inoltre, a lavorare insieme sono imprenditrici, studentesse, ricercatrici, freelance e founder, perché crediamo che l’intelligenza collettiva sia l’elemento migliore per innovare in modo sostenibile. Il confronto, il pensiero laterale, le diverse esperienze stimolano l’esplorazione e la crescita dei singoli e delle realtà condivise, accelerando la crescita. Non ultimo, Women in Action ha un programma di human sustainability che fornisce alle partecipanti strumenti per sviluppare energia, focalizzazione e benessere; spesso infatti si pensa a quali step pianificare a livello di business, mai come sviluppare l’energia umana per poterlo fare. Infine, è l’unico programma che aiuta le founder a costruire un sistema valoriale per la propria impresa e che lavora da subito sul purpose.
Che ruolo giocano mentorship e networking nella crescita delle startup guidate da donne, e come li avete strutturati all’interno del progetto?
Ancora una volta, il confronto è la linfa vitale che nutre le aziende. Non c’è leva più potente, sia per chi costruisce un’impresa sia per chi contribuisce a un’impresa già esistente, dello stimolo e dell’accompagnamento di persone con maggiore esperienza: lo sappiamo e, con il meraviglioso team di LifeGate Way, lo alimentiamo ogni giorno. Da qui strumenti come la mentorship, il coaching e la costruzione di un networking di valore. Elementi trasformativi che accompagnano le partecipanti sin dal primo giorno e ben oltre la chiusura del programma. Ogni imprenditrice ha mentor a disposizione per le sfide di base e, in più, può scegliere coach e mentor specifici per il proprio percorso, con cui confrontarsi, incontrare nuove persone, identificare advisor e ampliare il proprio network.
Quali competenze, oltre a quelle tecniche, ritenete oggi fondamentali per una founder che voglia scalare la propria startup?
Le competenze di sostenibilità sono essenziali. Molto importante è anche la human sustainability, ovvero come conoscere il proprio potenziale, le leve di funzionamento operativo, i propri talenti, i valori dei singoli e del team, come alimentare la propria energia e il proprio benessere. Diventare consapevoli del valore del singolo per costruire un team produttivo è un percorso in cui noi le accompagniamo, con strumenti che possono usare per la vita. Allenare la comunicazione generativa, la resilienza, l’inclusione, l’attitudine all’apprendimento dall’errore sono human skill che, come imprenditrici e come leader, tutti dovremmo avere.
Avete visto un cambiamento reale nel modo in cui investitori e aziende guardano alle startup femminili negli ultimi anni? Se sì, in cosa?
I dati sono chiari: le leadership al femminile e le founder donne in una compagine mista garantiscono stabilità e maggior crescita dell’impresa. Quindi, se usassimo i dati come leva di scelta, dovremmo avere investitori che per primi cercano imprese composte da donne. Non è così. I numeri crescono, ma lentamente. Credo che, anche in questo caso, si tratti di attitudine culturale e numeriche sbilanciate. Il mondo degli investitori è – per natura e storia – al maschile, con attitudini molto aggressive. Credo che ci sia la volontà di cambiare, ma ancora bisogna allenarsi.
Potete condividere una storia o un risultato particolarmente significativo emerso da Women in Action che vi ha confermato il valore dell’iniziativa?
Le storie delle startup sono di crescita e sono tutte significative, ognuna nella propria unicità. Rispondono a bisogni emergenti e aprono strade sostenibili per esempio So.De Social Delivery, MeggyCare, Rebloom, Pausetiv, GJ, Empethy. Molte sono femtech e coniugano al meglio la produttività dell’intelligenza artificiale con i bisogni sfidanti di questo periodo.
Che importanza ha la diversity (non solo di genere) nell’innovazione e nella competitività delle startup?
L’inclusione è sempre un enorme valore: permette di innovare, di crescere velocemente, di sfidare i propri bias e di vedere oltre per costruire al meglio, in modo sostenibile. Noi abbiamo un nome e una mission chiara, Women in Action, ma lungi da noi avere imprese 100 per cento al femminile: noi promuoviamo l’alleanza di generi, la multiculturalità, l’unicità e cerchiamo di potenziare le buone idee cambiando il paradigma culturale che vede una maggioranza sproporzionata di uomini che fanno impresa.
Che consiglio dareste a una giovane donna che ha un’idea ma non si sente ancora pronta per fare il salto imprenditoriale?
Il consiglio è sempre lo stesso: confrontati, sfida la tua idea e prova a comprendere quanto è utile e quanto tu ci credi davvero. Cerca chi ti supporta e chi ti sfida, perché solo così potrai esplorare al meglio e comprendere il valore della tua intuizione.
Qual è la vostra visione per il futuro di Women in Action e, più in generale, per l’imprenditoria femminile in Italia e in Europa?
Per Women in Action il piano di crescita è chiaro: desideriamo sviluppare al meglio l’ecosistema di accompagnamento per le imprenditrici, o aspiranti tali, nel nostro paese, per poi superare i confini geografici. Sempre di più creeremo tavoli di confronto con aziende, istituzioni e organizzazioni, per rendere centrale il valore di una guida sostenibile alla crescita, fondata su un mindset imprenditoriale sostenibile. In questo momento, nelle organizzazioni, tra i leader e nelle università, è fondamentale cambiare paradigma e allenare le human skills per innovare in modo rapido e trasformativo. Se ogni collaboratore e collaboratrice fosse imprenditore o imprenditrice nell’impresa in cui lavora, avremmo un senso di contributo e una crescita unica come paese. Possiamo farlo insieme, perché sappiamo cosa serve e come valorizzare al meglio un’energia potentissima: l’energia femminile, che genera, integra, trasforma e co-costruisce, unendo talenti e potenziale.
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