Il cambiamento climatico per Bill de Blasio

si è parlato poco è il cambiamento climatico, forse perché considerato da de Blasio un argomento che non può essere separato dal comune obiettivo di portare la città verso un futuro di “progresso”.

Si chiama Bill de Blasio, ha 51 anni e prima dell’elezione a
sindaco di New York era public advocate della città, un incarico simile
al nostro difensore civico, una figura che deve garantire che
vengano rispettati i diritti del cittadino.

 

Oggi (in realtà a partire dal primo gennaio 2014) nella
sede del comune di New York ci entra da sindaco al posto di Michael
Bloomberg dopo aver sconfitto con un vantaggio di quasi 49 punti
percentuali (73,3% – 24,3%) lo sfidante repubblicano Joe
Lhota alle elezioni che si sono tenute martedì 5 novembre.
Una vittoria così larga non si verificava dal 1985 con la
vittoria di Ed Koch.

 

De Blasio è democratico e durante le primarie era uno
dei candidati più progressisti. In campagna elettorale ha
insistito molto sulla necessità di ridurre le diseguaglianze
tra ricchi e poveri e sulla mancanza di integrazione tra i
cittadini dei diversi quartieri, luoghi sempre più abitati
da persone di una sola classe sociale.

 

Ciò di cui si è parlato poco è il
cambiamento climatico, forse perché considerato da de Blasio
un argomento che non può essere separato dal comune
obiettivo di portare la città verso un futuro di
“progresso”. Gli effetti del riscaldamento globale sono già
noti e li abbiamo osservati con l’urgano
Sandy
, un anno fa, quando i quartieri più bassi sono
rimasti sott’acqua per giorni.

 

New York è composta da una serie di piccole isole e ha
quasi 840 chilometri di costa. Elementi che ne fanno una delle
città più minacciate dall’innalzamento del livello
dei mari causato dallo scioglimento dei ghiacci. Inoltre l’aumento
della temperatura della superficie degli oceani è causa di
tempeste sempre più forti e frequenti.

 

Una bella analisi su ciò che dovrà affrontare
Bill de Blasio nei prossimi anni è stata fatta dal magazine online Grist: “Se vuole
aiutare tutti i newyorkesi a crescere, dovrà prendere
seriamente il problema del cambiamento climatico come ha preso
seriamente il problema della disparità economica. Ridurre le
emissioni di gas serra della città e preparare i quartieri
alle tempeste e all’innalzamento del livello dei mari è un
obbligo morale per raggiungere il progresso da lui descritto, non
meno importante che dare una casa a chi non ce l’ha, stimolare la
mobilità sociale o accogliere i migranti”.

 

Questioni interconnesse che non possono essere affrontate
separatamente. Anche perché molti newyorkesi che si trovano
in una condizione di poverta, che sono rimasti senza casa o senza
lavoro, lo sono proprio in seguito alla devastazione di Sandy. Per
tutti questi motivi, ora il cambiamento climatico è la sfida
più grande per Bill de Blasio.

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