Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Quali sono le birre più vendute e amate dagli italiani? E in quali regioni si produce e si beve di più? Lo abbiamo chiesto al presidente di Unionbirrai Simone Monetti.
Considerata a volte, e a torto, sorella minore del vino, la birra sta vivendo in questi anni una vera e propria rinascita, conquistando sempre più un posto da protagonista sulle tavole degli italiani e nel settore della ristorazione. Questa tendenza è anche testimoniata dalla crescita, nel nostro Paese, del comparto birrario artigianale e dal numero in aumento dei microbirrifici dislocati su tutto il territorio nazionale. Ne abbiamo parlato con Simone Monetti, presidente di Unionbirrai, associazione culturale nata nel 2000 per promuovere la cultura della birra artigianale in Italia e impegnata, con diverse iniziative (tra cui il concorso Birra dell’Anno), a mantenere aperto il dialogo tra produttori, appassionati, esercenti, istituzioni e consumatori.
Quali sono le tipologie di birra più amate dagli Italiani?
In tutto il mondo e anche in Italia, nonostante l’importante crescita dei produttori e del consumo di birra artigianale, la tipologia di birra più venduta rimane la lager, birra di colore chiaro a bassa fermentazione e bassa gradazione alcolica, legata storicamente alla produzione di tipo industriale. Il mondo artigianale invece, da molti anni ormai, ha scelto come proprio stile di riferimento le Ipa (India Pale Ale): birre chiare, con spiccati aromi provenienti dal luppolo, in tutte le sue declinazioni territoriali e produttive.
Ma apprezziamo anche la birra made in Italy?
Sì, il comparto birrario artigianale italiano è passato dal 1,1 per cento del mercato nazionale a oltre il 3,5 per cento in tre anni. La ricerca di birre di qualità prodotte in piccola scala da artigiani è un fenomeno in grande crescita in tutto il comparto agroalimentare italiano, in cui la birra artigianale risiede di diritto.
In che regioni è più forte la passione per la birra?
Oggi sicuramente la Sardegna guida le regioni che maggiormente apprezzano la birra, con un consumo annuo pro capite pari a oltre il doppio della media nazionale.
Ovvero?
Il consumo medio annuo nazionale è di 29 litri pro capite.
I più attivi nella produzione di birre artigianali invece chi sono?
Il primato è della Lombardia, con oltre 150 microbirrifici. In generale la maggiore concentrazione è nel Nord Italia, dove, peraltro, nel 1996, è partito tutto il movimento birrario artigianale nazionale. Va anche detto che, ultimamente, i birrifici sono aumentati in tutto il Paese, incluse regioni finora poco interessate al fenomeno, come Molise, Basilicata e Calabria.
In generale sembra di capire che siamo in una fase di riscatto di una bevanda che spesso viene considerata meno nobile del vino?
È vero. Negli anni Cinquanta e Sessanta la birra era considerata dall’industria una bevanda di poco sapore, leggera in alcol e da consumare a temperature polari. L’attuale rinascita, partita dagli Stati Uniti, del prodotto birrario artigianale, ha invece riportato in produzione le decine e decine di stili che da sempre rappresentano la tradizione, reinventandoli e fornendo una quantità impressionante di sfumature gustative. Questa immensa ricchezza non è sfuggita anche agli addetti della ristorazione, che hanno riconosciuto alla birra quelle caratteristiche qualitative sorprendenti, che la rendono perfetta anche da abbinare al cibo.
Ci spiega anche quali sono le sue proprietà nutritive?
La birra è un alimento complesso, che fornisce importanti principi nutritivi non presenti in altri prodotti. Sono ben note le proprietà antiossidanti e antitumorali dello xantumolo, presenti nel luppolo. Il basso contenuto di sodio, inoltre, rende la birra adatta anche a chi segue una dieta povera di sodio, mentre il buon apporto di potassio evidenzia l’effetto diuretico a tutto vantaggio del sistema cardiovascolare, grazie anche al rilevante apporto di vitamina B6.
A livello di calorie come si piazza rispetto alle altre bevande?
L’apporto calorico della birra è pari a quello di un succo di arancia e ben inferiore ad altre bevande come succhi, bibite e ovviamente al vino. Tutto questo non deve fare mai dimenticare che, seppur a basso contenuto alcolico, le birre vanno assunte con moderazione, per goderne appieno la bontà artigianale, senza effetti collaterali.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Una buona caraffa filtrante migliora il profilo organolettico dell’acqua del rubinetto e riduce particelle e sostanze inquinanti. Brita ne ha misurato l’efficacia contro i Pfas e l’impatto ambientale.
Ridurre le emissioni è l’unica via per diminuire il rischio di eventi climatici estremi. Come quelli che hanno colpito lo stato del Minas Gerais in Brasile, dove si coltiva caffè.
Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.
Sottoscritta da oltre 30 organizzazioni, la petizione punta all’obbligo per i supermercati francesi di rendere accessibili a tutti gli alimenti più sani, vendendoli a prezzo di costo.
Una revisione della piramide mediterranea introduce il concetto di cronotipo e le indicazioni per allineare il proprio orologio biologico alla dieta mediterranea potenziandone gli effetti benefici per il metabolismo.
Ospiti del podcast, il campione di trail running Francesco Puppi e la medica esperta in nutrizione Michela Speciani, che hanno parlato di sport e carboidrati.
Il ministero della Salute ha autorizzato temporaneamente l’utilizzo del Dormex nelle coltivazioni di kiwi del Sud. La sostanza è vietata in Italia dal 2008, per la sua tossicità.
Un progetto sul pomodoro da industria raccoglie i primi risultati dopo due anni di sperimentazione sul campo: con l’agroecologia migliora la qualità e l’efficienza produttiva.

