Il Salvagente ha elaborato una classifica della frutta e della verdura italiana considerando il multiresiduo, ovvero la presenza simultanea di residui di pesticidi diversi su un solo campione.
Da una ricerca francese sono stai pubblicati due studi che evidenziano l’associazione tra un maggiore consumo di conservanti e un aumento del rischio di cancro e diabete di tipo 2.
Quali sono gli effetti sulla nostra salute dei conservanti aggiunti nei cibi industriali per prolungarne la durata? La questione è stata indagata da scienziati di vari istituti francesi nell’ambito del Nutritional Epidemiology Research Team (Cress-Eren) e i risultati sono stati pubblicati recentemente in due studi, uno apparso su Nature Communications e uno sul British Medical Journal, che rivelano un’associazione tra il maggiore consumo di conservanti e un aumento del rischio di cancro e diabete di tipo 2.
“Si tratta dei primi due studi al mondo sui legami tra additivi conservanti e incidenza di cancro e diabete di tipo 2. Sebbene i risultati debbano essere confermati, sono coerenti con i dati sperimentali che suggeriscono effetti nocivi di diversi di questi composti”, ha spiegato Mathilde Touvier, direttrice di ricerca dell’Inserm e coordinatrice degli studi.
I conservanti sono ampiamente utilizzati dall’industria alimentare in tutto il mondo. Dei 3,5 milioni di prodotti alimentari e bevande elencati nel database Open Food Facts World nel 2024, oltre 700mila contengono almeno una di queste sostanze. Per quanto riguarda gli studi, i ricercatori hanno raggruppato i conservanti in due categorie: non antiossidanti, quelli che inibiscono la crescita microbica o rallentano i cambiamenti chimici che portano al deterioramento degli alimenti, indicati in etichetta coi codici europei da E200 a E299, e antiossidanti, quelli che ritardano o prevengono il deterioramento degli alimenti eliminando o limitando i livelli di ossigeno negli imballaggi, indicati coi codici europei da E300 a E399.
La ricerca si è basata sui dati forniti da oltre 100mila adulti francesi con età media 42 anni che hanno partecipato allo studio NutriNet-Santé. Tra il 2009 e il 2023, i volontari hanno riportato la loro storia clinica, i dati sociodemografici, le abitudini di attività fisica, nonché informazioni sul loro stile di vita (ad esempio il consumo di alcol e tabacco) e sul loro stato di salute. Hanno inoltre fornito regolarmente informazioni dettagliate sui loro consumi alimentari, inviando agli scienziati registri completi nell’arco di 24 ore, inclusi i nomi e le marche degli alimenti trasformati consumati. Questi dati, combinati con diversi database (Open Food Facts, Oqali, Efsa) e con le misurazioni degli additivi in alimenti e bevande, hanno permesso ai ricercatori di valutare l’esposizione dei partecipanti ai conservanti, durante il periodo di follow-up.
Dei 58 conservanti rilevati nelle cartelle cliniche dei partecipanti, è stato possibile analizzare individualmente 17 sostanze in relazione alle patologie studiate, sostanze che erano consumate da almeno il 10 per cento dei volontari.
Durante il periodo di follow-up, 4.226 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di cancro, tra cui 1.208 tumori al seno, 508 tumori alla prostata, 352 tumori del colon-retto e 2.158 altri tumori. Il consumo totale di conservanti non antiossidanti è stato associato a un aumento dell’incidenza di cancro in generale e di cancro al seno in particolare. Dei 17 conservanti studiati singolarmente, 11 non sono stati associati all’incidenza di cancro. Tuttavia, un consumo maggiore di diversi conservanti (principalmente conservanti non antiossidanti) è stato associato a un rischio maggiore di cancro rispetto a livelli di consumo inferiori. In particolare:
Tra i conservanti antiossidanti, solo gli eritorbati totali e l’eritorbato di sodio specifico (E316) sono risultati associati a una maggiore incidenza di cancro in generale (12 per cento) e di cancro al seno (21 per cento).
Diversi studi sperimentali hanno osservato che alcuni di questi composti possono alterare i percorsi immunitari e infiammatori, dunque l’ipotesi è che questo potrebbe innescare lo sviluppo del cancro.
Sempre nel periodo di follow up, sono stati identificati 1.131 casi di diabete di tipo 2. Un consumo più elevato di additivi conservanti, conservanti non antiossidanti e additivi antiossidanti è stato associato a un aumento dell’incidenza di diabete di tipo 2 rispettivamente del 47 per cento, 49 per cento e 40 per cento, rispetto ai livelli di consumo più bassi.
Dei 17 conservanti studiati singolarmente, un consumo più elevato di 12 è stato associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2: sorbato di potassio (E202), metabisolfito di potassio (E224), nitrito di sodio (E250), acido acetico (E260), acetati di sodio (E262) e propionato di calcio (E282), ascorbato di sodio (E301), alfa-tocoferolo (E307), eritorbato di sodio (E316), acido citrico (E330), acido fosforico (E338) ed estratto di rosmarino (E392).
Secondo le conclusioni degli studiosi, questi nuovi dati si aggiungono ad altre prove a sostegno di una rivalutazione delle normative che regolano l’uso generale degli additivi alimentari da parte dell’industria alimentare, al fine di migliorare la tutela dei consumatori. Gli stessi consumatori sono invitati a preferire alimenti freschi e minimamente trasformati limitando il più possibile l’esposizione agli additivi.
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