Uno studio ha osservato come, a parità di calorie e nutrienti, un pasto con cibi minimamente processati e uno con cibi altamente processati generano risposte diverse a livello metabolico e di attività cerebrale.
Il 2026 è stato proclamato Anno Internazionale della Donna contadina dalla Fao, per favorire azioni globali per la parità di genere e l’emancipazione femminile nei sistemi agroalimentari.
Il 2026 è stato proclamato dalla Fao l’Anno internazionale delle donne in agricoltura allo scopo di aumentare la consapevolezza del loro ruolo nei sistemi agroalimentari e di promuovere la parità di genere e l’emancipazione femminile nel settore attraverso l’adozione di politiche e azioni efficaci contro gli ostacoli e le sfide che le donne devono affrontare.
Le donne contadine, infatti, sono fondamentali per il contributo che danno alla sicurezza alimentare, alla nutrizione e all’eradicazione della povertà; con il proprio lavoro garantiscono la sopravvivenza economica delle loro famiglie e dell’economia rurale e nazionale. Il rapporto Fao “La condizione delle donne nei sistemi agroalimentari” del 2023 rileva però che, nonostante rappresentino il 41 per cento della forza lavoro agricola mondiale, le donne subiscono notevoli discriminazioni, affrontando difficoltà nell’accesso alla proprietà terriera e del bestiame, a posti di lavoro di qualità e sicuri, a una retribuzione equa, alla partecipazione ai processi decisionali, al credito e ai servizi finanziari.
Le donne agricoltrici lavorano in genere su appezzamenti di terreno più piccoli rispetto agli uomini. E anche quando gestiscono aziende agricole delle stesse dimensioni, il divario di genere nella produttività della terra è del 24 per cento. Le donne impiegate in lavori salariati nei sistemi agroalimentari guadagnano 78 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini.
Un altro rapporto della Fao del 2024, “The Unjust Climate”, rivela anche uno “svantaggio climatico” per le donne in agricoltura. A partire da dati provenienti da 24 paesi in cinque regioni del mondo, il rapporto integra indicatori socioeconomici con dati climatici georeferenziati, fornendo spunti su come i fattori di stress climatico influenzino i redditi, l’allocazione del lavoro e le strategie di adattamento delle popolazioni rurali con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili come donne, giovani e persone che vivono in povertà.
Viene rilevato, ad esempio, che ogni giorno di temperature estremamente elevate riduce il valore totale dei raccolti prodotti dalle donne agricoltrici del 3 per cento rispetto a quello degli uomini. Inoltre, un aumento di 1°C delle temperature medie a lungo termine è associato a una riduzione del 34 per cento del reddito totale delle famiglie con capofamiglia donna, rispetto a quello delle famiglie con capofamiglia uomo.
Secondo i dati Fao, colmare il divario tra uomini e donne in agricoltura potrebbe aumentare il Pil globale di mille miliardi di dollari e ridurre l’insicurezza alimentare per 45 milioni di persone. Ancora, ridurre le disparità di genere in termini di occupazione, istruzione e reddito potrebbe eliminare il 52 per cento del divario di insicurezza alimentare, che è costantemente più elevato tra le donne.
L’emancipazione delle donne rurali attraverso interventi mirati di sviluppo potrebbe aumentare il reddito di 58 milioni di persone in più e rafforzare la resilienza di 235 milioni di persone.
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