Black lives matter

Il mondo della musica unito nelle proteste per Black lives matter

Da Jay-Z ai Radiohead, da Beyoncé a Neil Young, da Springsteen a Madonna e Rolling Stones. Tutti uniti al fianco del movimento Black lives matter.

Dopo la morte di George Floyd, il movimento per la lotta contro il razzismo verso le persone nere Black lives matter ha organizzato manifestazioni di protesta in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo e migliaia di persone si sono unite in una marcia collettiva, anche virtuale, con un unico scopo: chiedere il pieno riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani.

Il 25 maggio scorso il cittadino americano di origini afroamericane George Floyd è stato brutalmente ucciso da un agente di polizia bianco, che lo ha soffocato inginocchiandosi sul suo collo per otto minuti e 46 secondi. Purtroppo, le ultime parole di George Floyd – “Non riesco a respirare” – sono le stesse di altri cittadini afroamericani che prima di lui sono morti a causa della violenza della polizia americana nei confronti di persone di colore.

Gli inni della protesta

Il mondo della musica e la musica stessa stanno avendo un ruolo fondamentale nella lotta di questi giorni e le proteste sono accompagnate da alcuni brani che sono diventati veri e propri inni. Non è la prima volta che le parole di una canzone riescono a esprimere in pochi minuti tutto il senso di una protesta, unendo i manifestanti in un unico grido: pensiamo, per esempio, all’immortale We shall overcame.

Il rapper YG durante la marcia di Los Angeles il 7 giugno 2020 © Rich Fury/Getty Images

Le ultime proteste hanno come colonna sonora la canzone del 1988 Fuck tha police degli N.W.A., gruppo musicale hip hop statunitense, che in questi ultimi giorni ha aumentato del 272% gli streaming rispetto al periodo precedente la protesta. Lo storico brano è stato citato anche nel nuovo pezzo FTP del rapper YG, uscito il 2 giugno scorso.

Ma le canzoni scelte dai protestanti sono tante: fra queste anche Fight the power dei Public Enemy, The charade di D’Angelo e The Vanguard, Don’t die di Killer Mike, Freedom di Beyoncé e, soprattutto, Alright di Kendrick Lamar.

La canzone, realizzata insieme a Pharrel Williams e Mark “Sounwave” Spears, è stata pubblicata nel 2015, circa un anno dopo il “Weekend of resistente” di Ferguson per chiedere giustizia per le morti di Michael Brown, Eric Graner e John Carwford, e affronta nello specifico la brutalità della polizia, il razzismo sistemico e le disuguaglianze nei confronti dei cittadini neri degli Stati Uniti.

Le donazioni

Tanti gli artisti che hanno sostenuto le proteste con le loro donazioni. Kanye West, oltre ad essere stato visto marciare a Chicago insieme a migliaia di persone, ha fatto sapere tramite i suoi legali di aver istituito un fondo da due milioni di dollari a sostegno delle famiglie di George Floyd, Ahmaud Arbery e Breonna Taylor, altre due vittime afroamericane della violenza della polizia. Parte della donazione andrà a coprire il costo del college della figlia di George Floyd, Gianna, di sei anni.

Il rapper Kanye West © Jason Kempin/Getty Images

Drake ha offerto cauzioni ai manifestanti che sono stati arrestati mentre chiedevano giustizia per George Floyd, donando 100 mila dollari al National Bail Out Fund e anche il rapper, imprenditore e produttore discografico Jay-Z, che negli anni ha donato migliaia di dollari al movimento Black lives matter, è direttamente intervenuto con il pagamento delle cauzioni di alcuni manifestanti arrestati a seguito degli scontri con la polizia durante le marce.

Tramite la sua casa discografica Roc Nation, Jay-Z ha anche acquistato intere pagine di alcuni fra i quotidiani americani più importanti – come New York Times, Los Angeles Times, Minneapolis Star Tribune e Atlanta Journal-Constitution – dove, per onorare la memoria di George Floyd, ha scelto di pubblicare il celebre discorso di Martin Luther King Jr. a Selma.

 

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In dedication to George Floyd. #JusticeforGeorgeFloyd

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Anche The Weeknd ha fatto donazioni al movimento Black lives matter, nonché al fondo The Colin Kaepernick Know Your Rights Camp Legal Defence Initiative, per la difesa legale delle persone di colore, e al National Bail Out, per un totale di mezzo milione di dollari. Tramite il suo profilo Instagram, il cantautore canadese ha condiviso le ricevute delle donazioni e ha incoraggiato tutti a unirsi alla causa, invitando ad annunciare pubblicamente le proprie donazioni come atto di solidarietà: “Ieri ho dato il mio contributo e invito tutti voi a essere generosi e a esporvi pubblicamente”.

Al fianco dei singoli artisti che hanno deciso di donare personalmente, sono molte anche le etichette che hanno deciso di prendere parte alle proteste donando parte dei propri ricavi alla causa antirazzista. Il negozio di musica online Bandcamp, oltre a stanziare 30 mila dollari all’anno per collaborare con organizzazioni che lottano per la giustizia razziale, ha lanciato un’iniziativa per il 19 giugno prossimo grazie alla quale donerà il cento per cento del ricavato delle vendite di quel giorno al fondo di difesa legale NAACP.

“Black out tuesday” e “The show must be paused”

Tante le iniziative in rete diventate virali in tutto il mondo grazie ai social network. Il 2 giugno scorso, l’intera industria musicale ha osservato il #Blackouttuesday: tutte le pubblicazioni musicali, i video e le pubblicità sono state sospese per dare pieno risalto alle questioni razziali.

E per commemorare le vittime, sempre il 2 giugno, è stato lanciato #TheShowMustBePaused. L’hashtag è stato creato da Jamila Thomas e Brianna Agyemang, donne di colore e responsabili marketing del colosso discografico Atlantic Records, con l’appello alle grandi label a prendere una posizione: “È obbligo di queste entità proteggere e potenziare le comunità nere che le hanno rese sproporzionatamente ricche in modi misurabili e trasparenti”, hanno dichiarato. “È un giorno per prendersi una pausa e per fare un’onesta riflessione riguardo alle azioni che, collettivamente, dobbiamo mettere in atto per supportare la comunità nera”.

I due hashtag sono stati rilanciati da milioni di account social di artisti, addetti ai lavori e label musicali: Live Nation, Sony, Columbia Records, Capitol Records, Warner Records e TikTok; ma anche Paul McCartney, Patti Smith, Elton John, Lana Del Rey, Billie Eilish, Robbie Williams, Radiohead, Eminem, Ariana Grande e tantissimi altri.

Artisti del mondo della musica uniti per i diritti civili

Tantissimi gli artisti del mondo della musica a livello internazionale che si sono esposti e hanno condiviso le proprie dichiarazioni in rete, sui social network e dal vivo, prendendo posizione contro le violenze.

Bruce Springsteen ha toccato l’argomento delle continue persecuzioni dei neri, dedicando al tema un’intera puntata della sua trasmissione radiofonica Bruce Springsteen – From His Home to Yours. Il Boss ha aperto lo show con la canzone 41 Shots (American Skin), scritta per la morte di Amadou Diallo, ucciso dalla polizia di New York: “Questa canzone è lunga quasi 8 minuti. Lo stesso tempo che c’è voluto perché George Floyd morisse con un ginocchio di un poliziotto di Minneapolis infilato nel suo collo”, ha detto.

Ha continuato proponendo una playlist di brani come This Is America di Childish Gambino, Burnin’ and Lootin di Bob Marley & The Wailers, Who Will Survive in America? di Kanye West e Political World, Blind Willie McTell e Murder Most Foul di Bob Dylan, per concludere con le parole del discorso di Martin Luther King del 1963.

Non ci può essere una pace duratura senza la giustizia dovuta a tutti gli americani, senza distinzioni di razza, colore o religione. Abbiamo bisogno di cambiamenti sistemici nelle nostre forze dell’ordine e nella volontà politica della nostra nazione per riuscire a portare avanti quel genere di cambiamenti che riporteranno in vita gli ideali del Movimento per i diritti civili.

Bruce Springsteen

Neil Young ha scelto il web e i suoi canali social per condividere una performance di Southern Man, brano dedicato al razzismo degli Stati Uniti del sud e scritto nel 1970, attualizzandolo con una didascalia che sottolinea come il razzismo non sia solo un problema del sud, ma degli Stati Uniti in generale, ancora oggi a distanza di cinquant’anni dall’uscita della canzone: “Questo sono io, un vecchio uomo che canta la sua canzone vecchia di 50 anni che era stata scritta dopo innumerevoli anni di razzismo negli Stati Uniti. E guardaci oggi! Va avanti da troppo tempo”.

Su Instagram, Beyoncé ha chiesto giustizia per George Floyd e ha esortato i suoi fan a firmare la petizione che lei stessa ha lanciato per chiedere giustizia per Breonna Taylor, operatrice di ambulanza afroamericana uccisa dalla polizia nel suo appartamento, a Louisville, Kentucky, il 13 marzo scorso. La battaglia per l’uguaglianza, dice: “È tutt’altro che finita”.

Sabato scorso, inoltre, Beyoncé ha rilasciato una potente dichiarazione durante la cerimonia di laurea virtuale su YouTube Dear Class of 2020: “Grazie per aver usato la vostra voce collettiva e fatto sapere al mondo che le vite nere contano. Le uccisioni di George Floyd, Ahmaud Arbery, Breonna Taylor e tanti altri ci hanno lasciato tutti a pezzi. Hanno lasciato l’ intero Paese alla ricerca di risposte (…) Il vero cambiamento è iniziato con voi, questa nuova generazione di liceali e laureati che celebriamo oggi”, ha detto, non dimenticando, però, di toccare un altro degli argomenti che le stanno più a cuore, ossia il sessismo imperante nell’industria musicale.

Tyler, the Creator, Jasper e A$AP Rocky hanno postato contenuti per sensibilizzare e approfondimenti sul tema del razzismo, così come Big Sean, che ha caricato un video di tre minuti sulla sua IGTV: confrontandoli con il corpo umano, il rapper ha spiegato come gli Stati Uniti abbiano un enorme squarcio sul petto e come gli organi marciscano al suo interno: “Possiamo truccarci, metterci sopra del correttore e fare finta che non faccia male, ma fa male e lo stiamo vivendo in tempo reale”. 

Taylor Swift ha promesso con un tweet al presidente Donald Trump che verrà “cacciato via dalle elezioni”, mentre il rapper LL Cool J ha dedicato due minuti e mezzo di freestyle a George Floyd e altri afroamericani che morti per mano della polizia, tra cui Eric Garner, Trayvon Martin, Amadou Diallo, Tamir Rice, Sandra Bland e Breonna Taylor. Il pezzo si chiude con il verso “Black lives matter forever”.

 

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Da chi ha preso parte attiva alle proteste sul web, a chi si è unito alle proteste di strada all’interno delle proprie comunità locali: il rapper Killer Mike dei The Jewels, figlio e parente di diversi agenti di polizia, ha tenuto un discorso molto toccante durante la conferenza stampa del sindaco di Atlanta, incominciato con il racconto di come i primi agenti di polizia afroamericani ad Atlanta dovessero sottostare al volere degli agenti bianchi che proibivano ai neri di vestirsi nei loro stessi spogliatoi. In lacrime, Killer Mike ha continuato dicendo: “Sono stanco di vedere morire uomini neri (…) la protesta è votare”.

Anche Madonna, oltre a pubblicare sui social, ha partecipato di persona al corteo a sostegno del movimento Black lives matter di Londra, nonostante le stampelle a causa di problemi a un ginocchio.

Ancora una volta, la morte di un uomo di colore per mano di un poliziotto ha portato allo scoperto uno dei problemi che gli Stati Uniti ormai da troppo tempo cercano di nascondere: un sistema di giustizia iniquo, che arresta un cittadino ogni tre secondi e per cui gli afroamericani vengono incarcerati con un tasso cinque volte superiore a quello dei bianchi. E il mondo della musica sta facendo la sua parte per portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza di un pieno riconoscimento dei diritti civili dei neri, negli Stati Uniti e nel mondo.

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