Bob Dylan, il doppio LP che cambiò il rock

il 16 maggio del 1966 usciva Blonde On Blonde di Bob Dylan, primo album doppio della storia e tassello fondamentale della carriera del menestrello di Duluth

L’apice della creatività dylaniana degli anni ’60 raggiunge il suo picco con Blonde On Blonde (Columbia, 1966),  primo doppio LP della storia del rock. Con l’aiuto degli amici Al Kooper e Robbie Robertson (e alcuni musicisti locali), il menestrello di Duluth si trasferisce per l’occasione a Nashville dove registra, nelle pause del tour migliore della sua storia , gran parte di questo sorprendente ed eclettico capolavoro, in cui convivono passione, sarcasmo, poesia, in un caleidoscopico mix di stili diversi.

 

 

Dopo aver dato atto alla clamorosa “svolta elettrica” del precedente Highway 61 Revisited (Columbia, 1965), Bob Dylan dà sfogo a tutte le sue geniali intuizioni, dilatando ulteriormente i brani e osando addirittura occupare una facciata intera con gli undici minuti della sognante Sad Eye Lady Of The Lowlands. Sono session, quelle di Nashville, che soddisfano molto l’artista: “Il tipo di suono che più si avvicina a quello che avevo sempre avuto in mente, è quello sul disco Blonde On Blonde“, affermerà Dylan nel 1978 – un sottile e teso suono al mercurio. Metallico e rilucente. Quello è il tipo di sonorità che cerco. Non sono sempre stato in grado di ottenerla. Il più delle volte mi sono dovuto accontentare di una combinazione di chitarra, armonica e organo”.

 

Nelle quattro facciate di Blonde On Blonde c’è spazio per il vaudeville morriconiano di Rainy Day # 1 2 & 3 5, per il rock blues di Pledging My Time, per il valzer (4th Time Around) e per le celeberrime  Just Like A Woman, Visions Of Johanna e I Want You: poesia dylaniana ai massimi livelli. Epocale e altamente rappresentativa anche la copertina dell’album, una fotografia scattata da Jeffrey Schatzberg che raffigura Bob Dylan lievemente sfuocato appoggiato a un muro, con un’espressione infastidita e insofferente in viso. Uno specchio dei tempi che stavano cambiando rapidamente.

 

Roberto Vivaldelli 

Articoli correlati