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Romeo, l’ultimo esemplare conosciuto della specie Telmatobius yuracare, ha trovato finalmente la sua Giulietta.
Il destino di una specie di rana boliviana, la Telmatobius yuracare, sembrava irrimediabilmente segnato e i biologi erano ormai rassegnati ad aggiungere il suo nome a quello delle creature estinte. La specie sembrava infatti estinta in natura e l’ultimo rappresentante della specie, un maschio di nome Romeo, vive in totale solitudine in un acquario del museo di Storia naturale di Cochabamba da circa dieci anni. Questa storia ha però un lieto fine, nel corso di una recente spedizione in una foresta boliviana, condotta dalla Global wildlife conservation (Gwc) e dal museo di Storia naturale Alcide d’Orbigny, i ricercatori hanno infatti individuato cinque esemplari di questa rara specie di anfibio.
Gli esemplari rinvenuti, tre maschi e due femmine, sono stati prelevati per un programma di allevamento e tra loro potrebbe esserci una Giulietta per Romeo, che finalmente si scrollerà di dosso la triste etichetta di “rana più sola del mondo”. Oltre ad essere una bella notizia per Romeo, rappresenta una straordinaria notizia per la conservazione della specie, le rane verranno infatti allevate con l’obiettivo di farle riprodurre per poi effettuare la reintroduzione in natura.
Il nome della rana Romeo era diventato famoso circa un anno fa, quando venne pubblicato un suo profilo sul sito di appuntamenti Match. L’iniziativa, ad opera della Gwc, non mirava effettivamente a trovare una compagna a Romeo tramite il sito, quanto a raccogliere donazioni per finanziare spedizioni nella giungla boliviana in cerca di un esemplare di Telmatobius yuracare. La campagna si rivelò straordinariamente efficace e raccolse oltre 25mila dollari. “È una sensazione incredibile sapere che grazie a tutti coloro che credono nell’amore e che hanno fatto donazioni il giorno di San Valentino abbiamo trovato una partner per Romeo e che siamo in grado di stabilire un programma di allevamento per la conservazione con più di un partner”, ha dichiarato entusiasta Teresa Camacho Badani, che ha guidato la spedizione e che dirige il dipartimento di erpetologia del museo di Storia naturale Alcide d’Orbigny.
[vimeo url=”https://vimeo.com/311146845″]Video Cano Cristales[/vimeo]
Ora l’obiettivo dei ricercatori è sia riuscire a far riprodurre le rane per cercare di creare una popolazione vitale, che proteggere maggiormente l’habitat in cui sono stati rinvenuti i nuovi esemplari. “Ora inizia il vero lavoro – ha affermato Teresa Camacho Badani – sappiamo come allevare questa specie in cattività, ma ora dovremo imparare la sua riproduzione e sviluppare strategie per mitigare le minacce all’habitat della specie”.
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Un tempo queste rane dalla pelle grinzosa e dal ventre giallognolo popolavano in gran numero corsi d’acqua, fiumi e stagni della foresta nebulosa del parco nazionale Carrasco. Poi, come accaduto per molte altre specie di anfibi, il loro numero è calato drasticamente. Le principali minacce per queste fragili creature sono i cambiamenti climatici, la distruzione degli habitat, l’introduzione di specie invasive (come le trote che mangiano le uova di rana) e, naturalmente, la chitridiomicosi, malattia provocata dal fungo chitride Batrachochytrium dendrobatidis che sta decimando gli anfibi di tutto il mondo rendendoli la classe di animali più a rischio sul pianeta.
Here they are! The dream team that found @romeothefrog’s beloved Juliet in the heart of the Dromne Forest! #Match4Romeo @MuseodOrbigny pic.twitter.com/7fzvEnkq50
— Global Wildlife Conservation (@Global_Wildlife) 16 gennaio 2019
Romeo e i nuovi esemplari di Telmatobius yuracare trovati dai ricercatori simboleggiano dunque la speranza che nelle foreste della Bolivia, tra i dieci paesi al mondo con la maggior diversità di specie di anfibi ma molte delle quali a rischio estinzione, tornino a risuonare i canti delle rane in amore. “Abbiamo una reale possibilità di salvare questa specie – ha dichiarato Chris Jordan, coordinatore di Gwc in America Centrale – ripristinando un elemento unico della biodiversità delle foreste boliviane, e di ottenere importanti informazioni su come proteggere specie simili anche a grave rischio di estinzione”.
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