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Più di un milione di pezzi venduti in pochi mesi, che aumenteranno nei prossimi mesi. Ma gli operatori del riciclo non sono stati presi in considerazione per la raccolta e ora si rischia il blocco.
L’economia circolare ci salverà, zero discariche entro fine decennio, aumento della raccolta dei rifiuti. È questo il mantra che viene decantato da mesi in varie occasioni ufficiali e non. Ma la verità è che è bastato l’incentivo denominato “bonus tv” per far inceppare la raccolta dei Raee (Rifiuti elettrici ed elettronici) nel nostro paese, almeno per quel che riguarda il ritiro dei vecchi televisori. Poco più di un milione di dispositivi infatti giacciono ora presso operatori e rivenditori (complice il regolamento “uno contro uno”). La causa? L’aumento improvviso di vendite di nuovi televisori dovute alla dismissione della codifica Mpeg-2 da parte degli operatori televisivi a favore dell’Hd (alta definizione), ovvero dell’Mpeg-4.
“Come era prevedibile, in vista del passaggio al nuovo standard del digitale terrestre molti cittadini hanno deciso di sfruttare l’incentivo statale per cambiare il proprio televisore, conferendo ai negozianti il vecchio al momento dell’acquisto del nuovo”, spiega Giorgio Arienti direttore generale Erion Weee. “La conseguenza è stata – a partire da ottobre 2021 – un incremento delle tonnellate di Raee del raggruppamento R3 gestite vicino al 100 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.
Dal 20 ottobre infatti alcuni canali, tra cui 9 programmi Rai e 6 programmi Mediaset sono infatti passati a questo formato, visibili dal canale 501 in su. Per andare incontro ai cittadini, il governo aveva già erogato (al 1mo ottobre) 1.215.420 di euro, di cui 1.032.649 per l’acquisto di nuove Tv (bonus rottamazione) e 182.771 per l’acquisto di un decoder (bonus tv).
Chi si trovava in casa dunque un televisore indicativamente acquistato nel 2010, ha dovuto affrontare l’impossibilità di seguire la normale programmazione e quindi scegliere tra l’acquisto di un decoder o di una nuova Tv.
“In tre mesi abbiamo avuto la vendita di circa un milione di pezzi e quindi di Tv ritirate e, considerando che ritiriamo circa 3-4 milioni di pezzi l’anno, ci siamo trovati con delle problematiche sulla capacità di stoccaggio”, spiega Giuseppe Piardi presidente di Assorae. “Come al solito nessuno prende in considerazione il problema del recupero”. In poche parole, nonostante si sapesse da anni dello swicth off, nulla si è fatto per aumentare le capacità di stoccaggio e di lavorazione dei rifiuti elettrici ed elettronici, in questo caso schermi piatti ed Lcd. “Contestiamo che il problema ci sia cascato addosso e nessuno ci abbia chiesto se eravamo già preparati”, continua Piardi. Infatti per aumentare la capacità di stoccaggio dei rifiuti è necessaria un’autorizzazione in deroga all’attuale legge. Ma nessuno pare averci pensato.
“Siamo sconcertati da come è stata gestita la faccenda. Quando si sa che si venderanno 2 milioni di televisori in più in un anno, ci si deve preparare a recuperare questi 2 milioni”, sottolinea Davide Rossi, direttore generale di Aires, associazione che riunisce le principali aziende e gruppi distributivi specializzati di elettrodomestici ed elettronica di consumo. In pratica i primi interessati dalla formula “uno contro uno”.
In pratica gli esercenti, siano grandi o piccoli negozi, sono formalmente obbligati a gestire dei luoghi di raggruppamento (ldr) dove stoccare i rifiuti, secondo determinate regole, che poi saranno gestiti dai consorzi di recupero. Ldr che però hanno dei limiti fisici di stoccaggio, che in questo caso sono già ampiamente sopra la soglia limite di legge. “Come Aires abbiamo mandato una lettera al Centro coordinamento Raee”, continua Rossi. “Li riterremo responsabili dei danni non solo di immagine, quando dovremo affrontare i controlli: ci hanno esposto a rischi amministrativi e penali”.
Insomma il solito “pasticciaccio brutto” all’italiana. Secondo i dati presentati nel Rapporto gestione Raee 2020, lo scorso anno sono stati raccolti e trattati 478.817 tonnellate, incrementando di un +3,2 per cento rispetto al 2019 i rifiuti avviati a trattamento, e attestandosi al 36,8 per cento rispetto all’immesso al consumo. Ben lontani dagli obiettivi europei del 65 per cento. Quindi mentre i numeri della raccolta sono ancora bassi, si è aggiunto un ulteriore problema di gestione dei rifiuti.
“Il raddoppio delle tonnellate da gestire e la variazione del mix ha fatto crescere del 50% i pezzi di Crt (Tv a tubo catodico) da trattare, mentre i pezzi di Fpd (diplay piatti) sono aumentati del 300 per cento”, conferma Arienti. “È questo vertiginoso aumento del numero di pezzi di Flat panel display da trattare che sta generando problemi lungo tutta la filiera: gli impianti di trattamento di questo tipo di Tv (che eseguono uno smontaggio sostanzialmente manuale) non riescono a far fronte a un incremento neppure passando (come è accaduto) a lavorare su tre turni”.
Chi doveva intervenire? A fine ottobre il Centro di coordinamento, al quale avevano aderito le varie sigle coinvolte, hanno inoltrato una richiesta scritta al ministero della Transizione ecologica spiegando le criticità e che “i centri di raccolta e i luoghi di raggruppamento della distribuzione potrebbero contribuire all’organizzazione di un
servizio più efficiente se fosse permessa loro una deroga temporanea ai quantitativi massimi di Raee presenti presso i luoghi di raccolta”.
Per adeguare tutta la filiera, comunque sempre in deficit di impianti, sarebbero necessari almeno sei mesi, secondo quanto riferisce Piardi. Ma nel frattempo il picco di vendite e quindi dismissioni potrebbe essere già passato, con conseguenze più o meno ipotizzabili. “Abbiamo chiesto la modifica, ma nessuno ci ha risposto”.
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