Brand name stories. Storia dei marchi

Lupetti, 2005

Ogni marchio è presentato come un piccolo romanzo.
C’è la sua storia, che a volte affonda le radici nel
pionierismo di un’impresa artigiana, a volte invece nelle ricerche
di scienziati e semiologi.
Ci sono i suoi suoni, analizzati con minuziosi appunti fonetici e
notazioni linguistiche.
Ci sono i colori, le forme, i segnali che ha lanciato nel corso
della storia industriale del nostro Paese, del mondo occidentale,
ai cittadini del mondo.
Ci sono le lettere e la parole, che diventano talmente forti da
sostituirsi ai nomi comuni originali, tanto che oggi diciamo
“passami un kleenex” o “metti lo scotch”…
C’è l’evoluzione del marchio, che rispecchia naturalmente i
gusti e la sensibilità dei compratori, in tutte le
epoche.

Segue ogni capitolo un’ottima documentazione fotografica (date
un’occhiata alla fotogallery), frutto di una ricerca iconografica
stabiliante. Sfogliando le pagine, ritroviamo campagne
pubblicitarie della nostra infanzia, prodotti, spot, fotogrammi
comparati del film della società.

Si tratta di marchi, e perciò, qualcuno potrebbe arguire,
di cose superficiali.

Ciò che sorprende, nel libro, è proprio invece la
profondità dell’indagine, degli aspetti esplorati, nascosti
nelle pieghe della storia, nelle pagine dei registri, nei risvolti
delle intuizioni di grandi industriali e di piccoli inventori –
alcuni dei quali non avrebbero mai immaginato di veder proiettati,
magari un secolo dopo, il loro nome, il loro marchio, la loro
idea… in tutto il mondo.

Ah, “Apple” si chiama così perché la “mela”
è una cosa semplice, facile, connessa anche con la
tentazione, ed è simbolo di una celebre intuizione: il primo
logo raffigurava Newton seduto sotto il famoso melo mente riflette
sulla gravità. E la mela è morsicata perché in
inglese morso si dice “bite”, omofono di “byte”…

Perché andare in libreria?
Perché le storie di successo insegnano sempre qualcosa.
Specialmente se sono raccontate bene.

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