Buon vento, Greta

“Buon vento e mare calmo” è un augurio che si fa tra velisti nel momento dei saluti. E così vogliamo augurare a Greta Thunberg il meglio dall’esperienza che ha deciso di intraprendere per sbarcare oltreoceano e continuare a lottare per il clima.

Alla fine lo fa per davvero. Greta Thunberg, la ragazza svedese che dal 20 agosto dello scorso anno sta dando anima e corpo per chiedere azione per il clima, ha deciso di esserci, di non mollare, di alzare l’asticella del buon esempio in un momento in cui va di moda alzare (e affilare) l’asticella dell’odio, della violenza verbale, dell’insulto.

Thunberg partirà a metà agosto dal Regno Unito per raggiugere gli Stati Uniti via mare – quindi non prenderà l’aereo, tra le azioni più inquinanti in assoluto che un essere umano può scegliere di fare.

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Gli Stati Uniti. Un paese chiave nella lotta contro il riscaldamento globale, un paese ondivago dove è in corso la campagna elettorale del secolo, quella che deciderà il prossimo presidente, uno dei pochi, pochissimi uomini (o, si spera, donne) che avranno la possibilità di decidere le sorti della Terra. Un paese – per la precisione New York – dove il 23 settembre si terrà il Climate action summit delle Nazioni Unite. Momenti fondamentali per il nostro pianeta.

Dopodiché andrà a Santiago, in Cile, perché la prossima conferenza sul clima, la Cop 25, non prevede ritardi, non ammette errori. Il tempo rimasto a disposizione per tagliare le emissioni di gas serra e fermare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, come auspicato dalla comunità scientifica, è racchiuso in una manciata di mesi. Già entro la fine del 2020 sarà chiaro se il piano messo in campo dalla comunità internazionale sarà sufficiente. Oppure no.

Del resto, come ricordato dalla stessa Thunberg, questa sfida è priva di sfumature: il mondo si salva. Oppure no.

Le ondate di calore, gli uragani, la desertificazione, l’innalzamento del livello dei mari, gli incendi, lo scioglimento di ghiacci e ghiacciai o si contengono in quantità e intensità. Oppure no.

Quest’estate è in corso, eppure non si contano i record di temperatura oltre i 40 gradi stabiliti in decine di città di tutto il mondo, dall’America del Nord all’India, passando per l’Europa. Per Parigi. Quella del famoso accordo.

Non si contano le vittime e i danni causati dalle inondazioni. Una è persino avvenuta non per precipitazioni anomale, ma per il collasso di un ghiacciaio. È successo a Zermatt, una cittadina svizzera a 1.600 metri di altitudine, alle pendici del monte Cervino (4.478 metri).


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Alle parole – tante – pronunciate in questi dodici mesi, bisogna far seguire i fatti. E Thunberg c’è. Anzi, fa. Perché lei non è una politica, tantomeno una politicante. Greta è una ragazza, che diventerà donna, che crede in ciò che fa e sa cosa bisogna fare semplicemente perché ascolta. Ascolta chi ha competenze e studia, grazie alla grinta e all’umiltà tipiche della sua età. Grazie alla sua semplice arte oratoria ha messo in campo un “esercito” di giovani che ha deciso di sfidare il potere e lo status quo per garantirsi e garantire un futuro a tutti.

E ora vuole portare questa sua capacità di attrazione positiva oltreoceano, laddove si gioca gran parte della partita per il clima, tra Stati Uniti e Brasile. Trump e Bolsonaro – un uomo che sta portando l’Amazzonia sull’orlo del collasso – non possono comportarsi come se gli ettari di terreno e di territorio che controllano fossero proprietà privata. Per il potere che hanno, dovrebbero agire come se ogni azione guardasse non solo ai cittadini di oggi, ma soprattutto a quelli di domani. Agli americani e ai brasiliani che verranno, che ancora non sono stati concepiti, che non sono nemmeno nei pensieri dei genitori.

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Greta Thunberg in visita al Parlamento francese © Lionel Bonaventure/Afp/Getty Images

Per tutto questo, ti auguro, ti auguriamo buon vento, Greta. E sappi che quando arriverai, dopo il tuo lungo viaggio, troverai un nuovo “esercito” ad accoglierti, mentre noi, da questa parte dell’oceano, continueremo a seguire e raccontare le tue gesta. Perché sono le gesta che chiunque abbia a cuore la Terra vorrebbe compiere. Perché il clima si salva insieme. Oppure no.

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