Callas, eterna diva in mostra a Verona

Fino al 18 settembre l’Arena Museo Opera di Verona celebra con un percorso espositivo allestito nelle sale di Palazzo Forti il 70esimo anniversario del debutto veronese del soprano lirico più celebre al mondo.

Inevitabile scomodare le categorie del mito o della leggenda quando si parla di colei che troneggia da decenni nell’immaginario collettivo mondiale come la cantante lirica per antonomasia. Talento musicale eclatante e allure da diva, Anna Maria Sofia Cecilia Kalogeropoulou, nata a New York nel 1923 da genitori greci immigrati che scelsero di semplificare il proprio cognome dapprima in Kalos e successivamente in Callas, visse il proprio debutto lirico internazionale sul palcoscenico dell’Arena di Verona, interpretando La Gioconda di Amilcare Ponchielli.

 

Dunque un legame tutt’altro che effimero, quello che la Callas intrattenne con la città scaligera, soprattutto considerando che fu ad un veronese, Giovanni Battista (detto Titta) Meneghini, industriale divenuto poi suo manager, che la giovane soprano si unì in matrimonio, trascorrendo i primi anni italiani tra Verona, Zevio e Sirmione, prima del rovente e fatale incontro con Onassis. Non stupisce pertanto che proprio l’AMO, ovvero l’Arena Museo Opera di Verona, nelle sale di Palazzo Forti abbia voluto omaggiare la Divina con un percorso espositivo che fin dal titolo, Maria Callas. The Exhibition, rivela l’ambizioso intento di offrire, per la prima volta dopo trent’anni, una panoramica accurata ed esaustiva della straordinaria avventura umana ed artistica che ha contraddistinto un’autentica icona del Novecento.

 

Nel ruolo di Tosca
Nel ruolo di Tosca

 

 

Per celebrare il 40esimo anniversario della morte (avvenuta nel 1977) e al tempo stesso i 70 anni trascorsi dal debutto veronese, si è raccolta e catalogata una quantità di cimeli, fotografie, registrazioni audio-video, gioielli e costumi di scena, lettere, documenti, ritagli di giornali d’epoca, abiti del (griffatissimo) guardaroba personale, materiali forniti dagli archivi dei teatri di mezzo mondo, ma anche estratti degli album privati, e personalmente annotati dalla Callas stessa: una “full immersion” articolata in 14 sezioni cronologico-tematiche attraverso le quali la vita della celebre soprano si dipana tra Atene, New York, Verona, Milano, Chicago, Dallas, Città del Messico e tante altre tappe internazionali, sino alla Parigi dei suoi ultimi anni.

 

Come rivela il curatore della mostra Massimiliano Capella, studioso di moda e docente all’Università di Bergamo, il progetto, di taglio squisitamente non musicologico, ma piuttosto generalista e “di costume”, si è avvalso della preziosa memoria storica della novantenne Elena Pozzan, ex-collaboratrice domestica, ovvero cuoca milanese e guardarobiera della Callas.

 

Con Pasolini nel ruolo di Medea
Con Pasolini nel ruolo di Medea

 

 

Nel suo sforzo di restituire una prospettiva “a tutto campo”, l’itinerario espositivo consente di ammirare il dipinto settecentesco della Sacra Famiglia del veronese Giambattista Cignaroli che Meneghini donò alla Callas il giorno prima del debutto all’Arena e che fu da lei conservato come una sorta di talismano portafortuna, ma un amplissimo spazio prettamente modaiolo viene dedicato ai fasti glamour della diva che, grazie ai meticolosi suggerimenti della sarta milanese Biki, divenne in breve tempo una sofisticata icona di stile avvezza all’haute couture di Dior, Lanvin e Balenciaga.

 

Una trasformazione a dir poco vistosa che la cantante esibì non prima di essere passata dall’ingombrante corporatura di 100 chili per un metro e 73 di altezza, oggetto di lazzi e derisioni, ad una silhouette di ben 35 chili più leggera (si narra grazie ad un verme solitario ingerito in una coppa di champagne su consiglio di Luchino Visconti). E a ben guardare perfino quel dimagrimento repentino e quel drastico mutamento estetico contribuiscono a svelarci qualcosa riguardo alla determinazione ferrea e passionale di Maria, modello eccelso di perfezione tecnica ed intensità interpretativa che continua tuttora ad incantarci.

 

Sui rotocalchi ai tempi della chiacchierata relazione con Onassis
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