I cambiamenti climatici causano la fame, 10 passi per cambiare le cose

Oxfam risponde così al nuovo rapporto dell’Ipcc che evidenzia come il riscaldamento globale può diminuire la produttività agricola e causare crisi alimentari.

I cambiamenti climatici hanno un impatto sulla produzione alimentare mondiale e ostacolano la lotta contro la fame. Secondo Oxfam, la confederazione di organizzazioni non governative, l’attuale sistema alimentare non è preparato per affrontare la sfida.

 

In Giappone i governi di tutto il mondo si sono dati appuntamento per analizzare il nuovo rapporto dell’Ipcc, che sarà pubblicato il 31 marzo, da cui emerge che il riscaldamento globale avrà un impatto sulla disponibilità di cibo ben più grave del previsto.

 

Nel frattempo Oxfam, attraverso lo studio “Un clima che affama: come impedire che i cambiamenti climatici facciano deragliare la lotta alla fame”, elenca i dieci punti da seguire per contrastare la fame e il cambiamento climatico, evidenziando l’inadeguatezza dei governi nelle aree prese in esame.

 

1) Finanza internazionale per l’adattamento voto: 1/10. I paesi ricchi si erano impegnati ad aiutare quelli poveri a finanziare progetti di adattamento ai cambiamenti climatici, ma fino ad oggi solo il 2 per cento della cifra necessaria è stato messo a disposizione.

 

2) Assicurazione sui raccolti voto: 1/10. Solo l’1 per cento degli agricoltori dei paesi poveri ha assicurato i propri raccolti. Sarà difficile per loro sopravvivere in caso di perdita del raccolto a causa degli shock climatici. Negli Stati Uniti il 91 per cento degli agricoltori ha un’assicurazione di questo tipo.

 

3) Irrigazione voto: 1/10. In California viene irrigato l’80 per cento della terra coltivabile. In Niger, Burkina Faso e Ciad, colpiti duramente da siccità cicliche, l’irrigazione riguarda meno dell’1 per cento dei terreni.

 

4) Ricerca e sviluppo in agricoltura voto: 2/10. La diversità dei semi è diminuita del 75 per cento negli ultimi 100 anni, riducendo la varietà delle colture più resistenti ai cambiamenti climatici. I paesi poveri spendono 1/6 di quanto spendono quelli ricchi in ricerca e sviluppo in materie agricole.

 

5) Previdenza sociale voto: 3/10. In caso di mancanza di cibo o aumento di prezzi alimentari, solo il 20 per cento della popolazione mondiale ha accesso a programmi di welfare adeguati, come mense scolastiche gratuite e assegni familiari.

 

6) Previsioni meteo voto: 3/10. Le informazioni dalle stazioni meteo aiutano gli agricoltori a salvare il proprio raccolto. In California esiste una stazione ogni 2.000 chilometri quadrati, in Ciad una ogni 80.000.

 

7) Discriminazione di genere voto: 5/10. Nei paesi in via di sviluppo le donne rappresentano il 43 per cento della forza lavoro in agricoltura, ma solo in rari casi sono proprietarie della terra e non hanno quindi la possibilità di adottare metodi di coltivazione più adatti a contrastare i cambiamenti climatici.

 

8) Riserve alimentari voto: 5/10. Le riserve di grano mondiali sono ai minimi storici. Se i fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili distruggeranno i raccolti in paesi produttori chiave, i prezzi del cibo potrebbero aumentare vertiginosamente, causando gravi crisi alimentari.

 

9) Investimenti in agricoltura voto: 7/10. Solo 4 dei 20 paesi africani presi in esame da Oxfam hanno dichiarato di voler impegnare il 10 per cento del loro budget nazionale in agricoltura.

 

10) Aiuti umanitari voto: 6/10. I cambiamenti climatici determineranno crisi alimentari sempre più gravi, ma gli aiuti umanitari già non riescono a tenere il passo con la domanda. La differenza tra l’aiuto necessario e l’aiuto a disposizione è triplicato dal 2001.

 

«La fame non è inevitabile – ha dichiarato Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – se i governi agissero sui cambiamenti climatici, si potrebbe sradicare questa piaga nel prossimo decennio. Per finanziare l’adattamento climatico, per esempio, non servono grandissime risorse, ai paesi più poveri servono circa 100 miliardi di dollari all’anno – che è appena il 5 per cento del patrimonio delle 100 persone più ricche del mondo».

Articoli correlati