La vita in Catalogna durante la peggiore siccità della storia

Mai le precipitazioni sono state così scarse in Catalogna. Dichiarato lo stato d’emergenza e ipotizzate soluzioni estreme per garantire acqua ai cittadini.

  • La Catalogna, in Spagna, sta vivendo la peggiore siccità da quando i dati vengono registrati con regolarità.
  • Le autorità hanno dichiarato lo stato d’emergenza, con numerose riserve ai minimi storici.
  • Il rischio è che la situazione possa aggravarsi ulteriormente nel prossimo futuro.
  • Il governo di Madrid e l’amministrazione locale hanno disposto il trasferimento di acqua con navi-cisterna dalla provincia di Valencia.

Un messaggio è stato diffuso ovunque in Catalogna negli ultimi mesi: “Non scende più acqua dal cielo”. Radio, televisioni, giornali lo hanno ripetuto all’ossessione ai cittadini della regione della Spagna meridionale, cercando di convincerli ad adottare estrema cautela nel consumo di risorse idriche. Ma non è bastato neppure questo, di fronte alla peggiore siccità mai registrata da oltre un secolo. Così, l’amministrazione locale ha dovuto dichiarare lo stato d’emergenza e imporre restrizioni all’uso dell’acqua anche nella città di Barcellona.

Una delle riserve d'acqua ai minimi storici in Catalogna
Una delle riserve d’acqua ai minimi storici in Catalogna © Lorena Sopena Lopez/Anadolu via Getty Images

Divieti e tetto ai consumi in oltre duecento comuni

A complicare le cose, rispetto alla mancanza di precipitazioni, sono state le temperature estreme registrate alla fine di gennaio, con più di 30 gradi centigradi raggiunti in una serie di località. Per questo, gli agricoltori saranno costretti a raddoppiare gli sforzi: non più un calo del 40 per cento del consumo di acqua, ma dell’80 per cento. Mentre all’industria è stato chiesto di ridurlo di un quarto.

Ma non saranno risparmiati neppure i circa sei milioni di abitanti della regione. Per ora non sono infatti previsti stop all’erogazione, ma la pressione nei rubinetti è stata diminuita, e un tetto massimo ai consumi – pari a 200 litri per persona al giorno – è stato imposto agli abitanti di 202 Comuni particolarmente colpiti dalla siccità. È stato inoltre imposto il divieto di riempire le piscine o di lavare le automobili. E si possono innaffiare piante e giardini pubblici soltanto con acqua non potabile.

Greenpeace Spagna chiede misure ancor più rigide in Catalogna

Misure straordinarie che potrebbero essere inasprite ulteriormente qualora la situazione non dovesse migliorare. Si parla già di impedire ogni tipo di annaffiatura, o di chiudere le docce nelle palestre. D’altra parte, le precipitazioni in Catalogna non sono mai state così basse da quando vengono registrati i dati, ovvero dal 1916. Di conseguenza, il livello delle riserve di acqua è inferiore al 16 per cento.

Per questo le associazioni ambientaliste chiedono un giro di vite ben più importante: Julio Barea, di Greenpeace Spagna, ha dichiarato alla televisione spagnola Rtve che “le limitazioni dovrebbero essere molto più dure”, per evitare tagli all’erogazione per la città di Barcellona, che “rappresenterebbero una tragedia”.

A Sau riemerge un antico mulino sommerso da decenni

Ma in alcuni casi le riserve sono addirittura scese al di sotto del 5 per cento, come nel caso di Sau: mai si era arrivati così in basso da quando l’infrastruttura entrò in funzione, sessanta anni fa, secondo quanto indicato dal quotidiano El Nacional. “È la peggiore crisi da oltre un secolo”, ha confermato Pere Aragonès, presidente del governo regionale catalano.

Una situazione talmente grave da aver perfino riportato in superficie un vecchio villaggio nella zona: le rovine di un comune situato proprio nella riserva di Sau è riemerso. Gli abitanti della zona hanno potuto rivedere dopo decenni la chiesa di San Romà de Sau, edificio del XI secolo. Così come un antico mulino.

L'antico mulino riemerso in Catalogna a causa della siccità
L’antico mulino riemerso in Catalogna a causa della siccità © Josep Lago/ Afp

Gli agricoltori coltivano meno, i campeggi preoccupati per l’estate

“Stiamo diminuendo gli ettari coltivati per adattarci – ha spiegato al quotidiano francese La Croix un agricoltore del sindacato Unió de Pagesos -. Usiamo già molta acqua trattata: ora sta alla comunità di fare sacrifici”. Ma anche il settore turistico teme: Miquel Gotanegra, presidente della federazione dei campeggi della Catalogna, non vuole sentir parlare di piscine vuote: “Non c’è discussione, in ogni caso per l’estate saranno riempite. Stiamo cercando delle alternative, e se non sarà possibile usare acqua dolce, faremo con quella salata. Servono solo degli accorgimenti tecnici per farlo”.

I miracoli, invece, sono complicati da immaginare. Per ora, si immagina di far arrivare acqua in Catalogna attraverso delle navi-cisterna, riempite presso una fabbrica di desalinizzazione dell’acqua di mare situata nella regione di Valencia. Lunedì 5 febbraio è stato siglato un accordo tra il governo di Madrid – e in particolare la ministra della Transizione ecologica Teresa Ribera – e la Generalitat de Catalunya (l’amministrazione locale) per far fronte ai costi dell’operazione: l’esecutivo centrale pagherà la desalinizzazione, quello catalano il trasporto.

La Catalogna aspetta navi-cisterna di acqua proveniente da Valencia

Inoltre, si è trovato un accordo per la costruzione di due nuovi siti, a Blanes e a Cubelles, secondo quanto riportato da El Pais. Ma il costo per le due opere sarà gigantesco: servirà mezzo miliardo di euro, che verrà pescato dal programma europeo Next Generation Eu.

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