Censis: italiani arrabbiati e incattiviti, in preda al “sovranismo psichico”

Secondo il rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese, gli italiani dopo anni di rancore dovuto alla crisi stanno sfogando la cattiveria verso il diverso, visto con paura. Poco ottimismo per il futuro.

Gli italiani sono preda, in questa fase storica e sociale, di una sorta di sovranismo psichico, in cui tanti anni di rancore accumulato è infine sfociato in cattiveria. Lo dice senza mezzi termini il rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese, secondo cui la delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. A contribuire al disagio degli italiani hanno concorso tanti fattori: una crisi economica che perdura ormai da oltre un decennio, un senso di distacco per le politiche nazionali e comunitarie, l’allargarsi delle disuguaglianze e non ultimo una paura per lo straniero. Tutte cose che, secondo il Censis, hanno fatto sì che gli italiani si siano resi disponibili

“a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto. E non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche. È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l’altrove vincesse sull’attuale. È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive. L’Italia è ormai il Paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23 per cento, contro una media Ue del 30 per cento, il 43 per cento in Danimarca, il 41 per cento in Svezia, il 33 per cento in Germania. La quasi totalità delle persone con un basso titolo di studio e di quelle a basso reddito (parliamo rispettivamente del 96 per cento e dell’89 per cento di loro) sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita.

I pregiudizi verso la diversità

Più della metà degli italiani, il 56,3 per cento, dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente: la maggioranza è convinta che nessuno ne difende interessi e identità, che debbano pensarci da soli. La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7 per cento degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4 per cento persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52 per cento è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57 per cento tra le persone con redditi bassi. Sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi. Rispetto al futuro, il 35,6 per cento degli italiani è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura, il 31,3 per cento è incerto e solo il 33,1 per cento è ottimista.

Il 63 per cento degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52 percento) e poco meno della metà anche da quelli comunitari (rispetto al 29 per cento medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71 per cento di chi ha più di 55 anni e il 78 per cento dei disoccupati. Il 58 per cento degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63 per cento che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37 per cento sottolinea il loro impatto favorevole sull’economia. Per il 75 per cento l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità. Cosa attendersi per il futuro? Il 59,3 per cento degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

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