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Cibo e psiche: ecco cosa fa scattare l’acquisto

A volte dipende dal gusto, altre dalla genuinità oppure ad attirarci è il prezzo. I fattori che influenzano la percezione di un alimento sono tantissimi e costruiscono la sua reputazione.

Quando facciamo la spesa, le nostre scelte di consumo seguono parametri culturali, economici, psicologici, fisiologici e ambientali. Possiamo, ad esempio, acquistare un’arancia perché sappiamo che è ricca di vitamina C, è di stagione, ci piace, siamo stati abituati a mangiarla fin da piccoli e ci è familiare. Per qualcun altro, in un Paese lontano, potrebbe invece essere collegata a fattori “negativi”, come lo scarso legame col territorio, impatto ambientale elevato a causa dell’importazione, costo eccessivo. Ad analizzare tutti questi indicatori di scelta ci ha pensato L’Università di Roma La Sapienza con uno studio che ha portato all’elaborazione della Food Reputation Map, un modello che mette a fuoco gli aspetti fondamentali che spingono all’acquisto di un alimento (o che lo scoraggiano) e che ne costruiscono la reputazione.

 

“Noi esseri umani ci nutriamo nel ventre materno ancor prima di respirare. L’alimentarsi è certamente fattore vitale, ma non scordiamo che intorno al cibo ruotano da sempre anche aspetti connessi al piacere, alla socialità, alla convivialità”, spiega il professor Marino Bonaiuto, Ordinario di Psicologia e coordinatore dello studio. “La scelta del cibo che mangiamo quotidianamente non è infatti solo una questione di gusto o di prezzo: il preferire, già al momento dell’acquisto, un alimento piuttosto che un altro dipende da una molteplicità di fattori che, più o meno inconsciamente, condizionano la nostra decisione e, di conseguenza, le nostre scelte e abitudini nutrizionali”.

 

bambino

 

Per realizzare la mappa, i ricercatori hanno raccolto e studiato le preferenze di 4.770 italiani, grazie alle quali è stato possibile stilare un elenco degli elementi che influenzano la percezione di un prodotto. Gli indicatori individuati riguardano composizione, genuinità, durata, riconoscibilità, identità territoriale, tradizionalità, familiarità, prezzo, responsabilità sociale e ambientale, tracciabilità, prossimità, sicurezza, capacità di saziare, leggerezza, peso corporeo, percezione organolettica, memoria personale, benessere psico-fisico, convivialità, appartenenza di gruppo.

 

Al fine di testarne la validità scientifica, la mappa è stata applicata per indagare gli aspetti reputazionali di tre categorie di prodotti: frutta, ortaggi, latte e derivati. Dal test si è scoperto che a influenzare la reputazione della frutta e del latte è soprattutto l’indicatore della genuinità mentre nel caso degli ortaggi è la percezione organolettica.

 

Secondo i ricercatori, la Food Reputation Map è uno strumento che potrebbe rivelarsi utile per l’imprenditoria agricola, in particolare quella compresa nella fascia generazionale under-35, che negli ultimi anni si sta riavvicinando al lavoro nei campi. La mappa può infatti essere un punto di riferimento per capire come migliorare gli aspetti che più influiscono sulla reputazione di un prodotto agricolo, in modo da aumentarne la qualità ed essere maggiormente competitivi.

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