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Il nuovo presidente del Cile, José Antonio Kast, ha immediatamente sospeso decine di norme per la protezione di clima, natura e ambiente.
Il nuovo governo del Cile, sostenuto da una coalizione ultra-conservatrice, ha deciso di fare tabula rasa delle politiche climatiche e ambientali del precedente esecutivo. Il presidente della nazione sudamericana José Antonio Kast – che è anche a capo del Partito Repubblicano, collocato all’estrema destra nel panorama politico cileno e predominante nella stessa coalizione di maggioranza – lo aveva d’altra parte promesso. Così, una delle prime decisioni assunte è stata la sospensione dell’entrata in vigore di 43 decreti firmati dal suo predecessore, il progressista Gabriel Boric.
Le normative in questione riguardano in particolare le politiche volte a limitare le emissioni di gas ad effetto serra delle centrali termoelettriche, così come la creazione di una serie di parchi nazionali o ancora la protezione di specie a rischio di estinzione come la rana di Darwin, originaria proprio del Cile e dell’Argentina meridionali. Si tratta di decreti che erano stati firmati tra il 2023 e il 2026 e che erano però ancora sub iudice, poiché al vaglio della Corte dei conti.
“Puntiamo a elaborare la migliore politica pubblica possibile al fine di puntare al pieno impiego, rispettando al contempo l’ambiente”, ha assicurato il nuovo presidente, che è appena entrato nell’esercizio delle sue funzioni. Da parte sua, il ministero dell’Ambiente di Santiago ha cercato di gettare acqua sul fuoco, parlando di “pratica abituale al momento dell’avvio di una nuova amministrazione” e assicurando che si tratta semplicemente di “garantire che questi strumenti rispondano alle norme tecniche e regolamentari in vigore”.
Kast ha quindi aggiunto: “Comprendo che possano sorgere delle preoccupazioni, ma i cittadini hanno bisogno di crescita, di protezione dell’ambiente e di un sussulto nel mercato del lavoro. Questa scelta va in tale direzione”.
Il nuovo capo di Stato e di governo cileno (nella nazione sudamericana si tratta di una figura monocratica, simile a quella del presidente degli Stati Uniti) è stato eletto nello scorso mese di dicembre. Secondo numerose fonti, anche ispanofone, si tratta del leader “più a destra dai tempi della dittatura”.
Lo stesso Kast, nel 2021 destò scalpore e indignazione in Cile dichiarando: “Se Augusto Pinochet fosse vivo, voterebbe per me”. Alle elezioni presidenziali, il leader del Partito Repubblicano ha ottenuto il 58,16 per cento delle preferenze, superando la rivale Jeannette Jara – ex ministra del Lavoro, considerata una comunista moderata – che si presentava alla guida di una vasta coalizione di sinistra e che si è fermata al 41,84 per cento.
Durante la campagna elettorale aveva anticipato le scelte su ambiente e clima, così come la volontà di lottare contro la criminalità e di espellere i circa 340mila migranti non regolari presenti attualmente in Cile, la maggior parte dei quali è di cittadinanza venezuelana.
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