La Cina ha ordinato alle sue miniere di aumentare la produzione di carbone

La crisi energetica sta mettendo in ginocchio il paese e dopo un periodo di proclami green da Pechino hanno rimesso il focus sulla produzione di carbone.

La Cina ha ordinato alle sue miniere di aumentare la produzione di carbone, così da far fronte alla crisi energetica in corso. Il paese sta vivendo una carenza di elettricità causata dall’impennata dei prezzi del combustibile fossile, molti villaggi stanno subendo black out quotidiani e anche l’attività industriale è in ginocchio. Il Consiglio di Stato di Pechino ha così chiesto a centinaia di miniere di aumentare la loro attività, una decisione in contrasto con le recenti promesse green del presidente Xi Jinping.

La Cina ha ordinato alle sue miniere di aumentare la produzione di carbone
La Cina ha ordinato alle sue miniere di aumentare la produzione di carbone © Kevin Frayer/Getty Images

La crisi energetica

Il problema con l’energia elettrica in questo momento riguarda tutto il mondo. In Italia sono stati annunciati incrementi stellari delle bollette per i prossimi mesi, nel Regno Unito si registra il fallimento di varie società che fornivano l’elettricità, dall’India alla Germania sono rallentate alcune attività industriali per risparmiare l’energia. Con la ripartenza del mondo a ritmi simili a quelli pre-pandemici, è tornata forte anche la domanda di combustibili fossili mentre la produzione fatica a starvi dietro. Questo ha fatto impennare il prezzo del carbone e degli altri materiali, un elemento che unito alle problematiche logistiche e dei trasporti di questi periodo si è tradotto in una crisi energetica generalizzata.

Tra i paesi più in difficoltà c’è la Cina, che più di tutte ha fatto ricorso alle sue scorte di carbone in questi mesi di ripartenza economico-industriale. Oggi ci sono centinaia di fabbriche nel nord-est del paese che hanno dovuto fermare la produzione, secondo Goldman Sachs fino al 44 per cento dell’attività industriale cinese, soprattutto quella relativa all’acciaio, all’alluminio e al cemento, è stata colpita dalla carenza di energia. Nei villaggi la situazione non è migliore, con black out quotidiani, semafori spenti e ascensori messi volontariamente fuori uso.

Di fronte a questa situazione, i principali istituti finanziari internazionale hanno gettato ombre sul futuro prossimo del colosso cinese, già messo in difficoltà dalla crisi del gigante dell’immobiliare Evergrande. Goldman Sachs ha tagliato le stime di crescita della Cina per il 2021 dall’8,2 per cento al 7,8 per cento, mentre per il 2022 prospetta un 5,5 per cento.

Le contromisure cinesi

Da Pechino non sono rimasti a guardare. Il Consiglio di Stato ha chiesto a 72 miniere di carbone situate nella regione della Mongolia Interna, la seconda area del paese in termini di produzione energetica, di aumentare la loro attività di quasi 100 milioni di tonnellate annue, un incremento superiore a un terzo dei valori attuali. Un altro centinaio di miniere della regione dello Shanxi dovranno aumentare la loro produzione di circa 55 milioni di tonnellate annue, questo mentre alcuni impianti sono fuori uso per le alluvioni.

Inoltre, i funzionari cinesi hanno prospettato la riapertura di diverse miniere al momento ferme, mentre sono state pianificate anche esenzioni fiscali per il settore. Infine, verranno riprese le importazioni di carbone dall’Australia, da tempo interrotte per questioni geopolitiche.

Quello cinese sul carbone è un dietrofront rispetto alle dichiarazioni degli ultimi mesi. Il presidente Xi Jinping si è più volte espresso in favore della transizione ecologica, impegnandosi a ridurre le emissioni legate al carbone così da far raggiungere al paese la carbon neutrality entro il 2060. In uno dei suoi recenti discorsi pubblici, ha detto che la Cina non finanzierà più impianti a carbone all’estero e che ogni investimento straniero nel campo dell’energia sarà fatto in chiave green. Ora però la Cina messa in difficoltà dalla crisi dell’elettricità torna a puntare tutto sui combustibili fossili, un tema che è probabile sarà al centro delle discussioni della imminente Cop26

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